martedì 19 luglio 2022

Annuncio: a partire dal 1 settembre questo blog si sposterà in dbassi.it

A partire dall'inizio del prossimo mese di settembre questo blog si sposterà nel sito dbassi.it (attualmente in fase di allestimento) dove, accanto al blog dedicato alla pandemia, troverà posto un nuovo blog dedicato al riscaldamento globale. Saranno ovviamente 2 blog distinti anche perché i 2 temi - pur rappresentando emergenze di questo nostro tempo - non hanno una connessione diretta.

Ambedue i blog cercheranno di affrontare temi complessi (nel senso fisico del termine) dando molta enfasi ai dati sperimentali. Ci saranno anche riferimenti ai principali argomenti che vengono affrontati a livello di dibattito scientifico, con la segnalazione di studi e pubblicazioni di particolare interesse.

Fino alla fine di agosto il nuovo blog sarà nella fase di allestimento iniziale ed i 2 siti si affiancheranno. Poi, dal 1 settembre in poi, dbassi48.blogspot.com non sarà più aggiornato e tutti i nuovi articoli appariranno solo in dbassi.it.

Il nuovo blog, oltre alla possibilità di lasciare commenti pubblici, conterrà anche una sezione per inviare messaggi privati da non pubblicare. Ringrazio fin da ora i lettori che vorranno utilizzare questa nuova sezione per mandarmi segnalazioni su nuovi argomenti da discutere, errori di carattere tipografico o suggerimenti su modifiche da apportare ai testi pubblicati per renderli più chiari.

martedì 12 luglio 2022

Dobbiamo proteggerci di più oppure è meglio lasciar correre il virus? Chi ha ragione?

In queste calde giornate di luglio imperversa la polemica tra “esperti” di opposte fazioni che si confrontano sulle migliori strategie da adottare per gestire al meglio l’ennesima ondata pandemica. Molto grossolanamente, ci sono due scuole di pensiero:
  1. C'è chi sostiene che l’attuale alto livello dei contagi sia il frutto del comportamento troppo disinvolto di molti che hanno abbandonato qualsiasi precauzione e non rispettano più nessuna delle regole che possono aiutarci a contenere la circolazione virale. L’attuale alta circolazione virale comporterà un aumento della pressione sulle strutture ospedaliere con grave danno per tutta la comunità, anche per chi non si ammala di Covid-19.
  2. La visione alternativa ritiene che l’alta circolazione virale registrata durante le ultime settimane non sia un grosso problema e che le misure restrittive ancora in vigore (ad esempio, la quarantena per i positivi) vadano ulteriormente allentate. In altre parole, rimarranno a casa solo coloro che stanno veramente male, esattamente come succede per la maggior parte delle altre malattie. Tutti gli altri potranno circolare liberamente. I contagi registrati in questo periodo contribuiranno ad alzare le difese immunitarie della popolazione, funzionando più o meno come la somministrazione di massa di una dose aggiuntiva di vaccino. Questo migliorerà le difese della popolazione in previsione della probabile ondata pandemica attesa per il prossimo autunno.
Di fronte a posizioni così divergenti sorge spontanea la domanda: chi ha ragione? In realtà, nessuna delle posizioni è basata su modelli scientifici rigorosi. Ad oggi non abbiamo strumenti adeguati per prevedere il futuro a medio-lungo termine della pandemia che – lo ricordo – è un fenomeno “complesso” (nel senso fisico del termine) e, in quanto tale, dipende – in modo non lineare – da una molteplicità di fattori.

Ci sono tuttavia alcuni punti fermi che ormai dovremmo avere imparato e che possono essere utili per capire quale potrebbe essere il nostro futuro rapporto con la Covid-19. Vediamone alcuni:
  • Le vaccinazioni ed i precedenti contagi hanno “allenato” il nostro sistema immunitario rispetto agli attacchi del virus SARS-CoV-2, che - a differenza di quanto accadeva all'inizio della pandemia - non è più un virus sconosciuto per la maggior parte della popolazione. Questo fatto, assieme al miglioramento (ancorché non definitivo) delle cure mediche, ha ridotto fortemente l’incidenza percentuale dei casi più gravi e dei decessi.
  • C’è chi sostiene che le varianti virali attualmente in circolazione siano più contagiose, ma molto meno aggressive rispetto al virus originale di Wuhan. La questione della aggressività del virus potrebbe essere oggetto di ampie discussioni perché non è facile fare una misura oggettiva di tale parametro. Ciò che noi vediamo è la percentuale di contagiati che sviluppano forme gravi della malattia e questa percentuale – come ricordato precedentemente - è decisamente più bassa rispetto alle fasi iniziali della pandemia. Tuttavia non sappiamo se tale differenza sia da ascrivere integralmente ad una minore aggressività del virus oppure se ci sia un contributo legato all’aumento delle difese immunitarie della popolazione. 
  •  Il problema delle (poche) persone fragili che hanno rifiutato il vaccino si è drasticamente ridotto perché - purtroppo - una parte significativa di loro è già morta (ricordo che, a parità di condizioni generali di salute, la probabilità di decesso dei non vaccinati è decisamente superiore rispetto ai vaccinati). I più fortunati sono guariti dalla Covid-19 ed in questo modo hanno acquisito un certo grado di protezione, almeno rispetto ai contagi più gravi. 
  • Nella popolazione generale le difese immunitarie acquisite grazie alle vaccinazioni o a precedenti contagi danno una protezione di brevissimo periodo (1-2 mesi) rispetto alla possibilità di contrarre un nuovo contagio. Parliamo naturalmente di un contagio anche lieve. Se osserviamo solo i contagi più gravi (quelli che comportano un ricovero ospedaliero e, in taluni casi, anche un decesso) la protezione offerta dalle vaccinazioni o dalle precedenti infezioni è più duratura (4-6 mesi e forse più). Al momento, non è chiaro se il calo osservato nel livello di protezione per i casi più gravi sia dovuto esclusivamente al naturale calo di anticorpi, oppure se ci sia anche un effetto legato alle rapide mutazioni del virus dominante.
  • A livello individuale, tutto dipende dallo stato del sistema immunitario. Ci sono persone che hanno un sistema immunitario più debole (a causa dell’età o della presenza di altre malattie) e sono a più elevato pericolo di gravi complicanze. Anche se sono state regolarmente vaccinate, queste persone non acquisiscono un livello sufficiente di protezione e, poiché non possono vivere sotto una “campana di vetro", se il virus circola molto, è più probabile che si ammalino e finiscano in ospedale.
  • Non esistono semplici misure di laboratorio atte a valutare il grado di funzionamento del sistema immunitario di un singolo individuo ed – in particolare – il tipo di risposta che è in grado di fornire in caso di contagio con SARS-CoV-2. Per tutte le persone statisticamente a rischio (anziani o giovani con particolari patologie) è comunque importante fare tutti i richiami vaccinali consigliati. In caso di contagio, devono chiedere al loro medico di famiglia di essere valutate per il trattamento precoce con farmaci antivirali. È di fondamentale importanza che tali farmaci siano somministrati al più presto possibile, prima che insorgano eventuali complicanze.
  • Al momento, il ceppo virale dominante è costituito da Omicron BA.4 e BA.5. Non è detto che durante il prossimo autunno questo sarà ancora il virus in circolazione. È probabile che appaiano nuovi ceppi virali e questo limita l’efficacia dei vaccini che non possono essere rapidamente aggiornati rispetto ai nuovi ceppi virali dominanti. La protezione indotta da un contagio estivo con BA.4 o BA.5 potrebbe rivelarsi irrilevante, almeno per quanto riguarda la protezione rispetto a qualsiasi tipo di contagio, anche non grave.
  • Per quanto riguarda i ricoveri ospedalieri, dovremmo distinguere tra coloro che sono ricoverati a causa delle complicanze generate dalla Covid-19 e le altre persone – generalmente asintomatiche o paucisintomatiche – che vanno in ospedale a causa di altre patologie e vengono scoperte positive durante i controlli fatti al momento del ricovero. Queste persone rappresentano un problema dal punto di vista organizzativo perché non possono essere tenute a contatto con i pazienti non Covid, ma la presenza del virus non rappresenta, in generale, un motivo di aggravamento delle loro condizioni di salute. Quando il virus circola molto, la frazione dei positivi trovati al momento del ricovero cresce, ma non ci sono numeri ufficiali che ci permettano di valutare quale sia la percentuale dei pazienti Covid che rientrano in tale categoria. Una stima molta grossolana ci dice che, attualmente, circa la metà dei pazienti Covid potrebbe rientrare nella categoria dai "positivi a loro insaputa", ma senza dati ufficiali è difficile valutare quale sia l’effettivo impatto della pandemia sull’occupazione degli ospedali.
Sulla base delle precedenti argomentazioni ritengo di potere affermare che, in un mondo ideale, potremmo lasciare il virus libero di circolare tra la popolazione, a patto di riuscire a proteggere adeguatamente anziani e fragili. Sono loro che rischiano la vita e che riempiono le corsie degli ospedali di pazienti Covid ad alto rischio.

A mio avviso, ci sono ampi margini di miglioramento, soprattutto per quanto riguarda il trattamento precoce con i farmaci antivirali. Poi molto dipende anche dal comportamento dei singoli individui e dalle scelte che ciascuno di noi riterrà di fare.

venerdì 8 luglio 2022

Aggiornamento sulla pandemia: tutti gli indicatori sono in netto peggioramento

I dati delle ultime 2 settimane hanno definitivamente confermato che la agognata "tregua estiva" è stata solo un miraggio. Attualmente tutti gli indicatori pandemici mostrano un netto peggioramento

C'è ancora chi se la prende con "quei lavativi seriali, positivi al test COVID19, che non lavorano per settimane, sebbene asintomatici", ma si tratta - a mio avviso - solo di un maldestro tentativo di distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica dal vero problema: gli ospedali italiani si stanno nuovamente riempiendo di pazienti Covid, sia nei reparti ordinari che in rianimazione

Abbiamo ricominciato a discutere del fatto che - a causa della vasta circolazione virale - molti dei pazienti Covid sono stati ricoverati per altri motivi e solo al momento dell'entrata in ospedale sono stati trovati positivi. Qualche fonte giornalistica sostiene che circa la metà dei pazienti Covid ricoverati nei reparti ordinari appartenga a questa categoria di malati. 

Va comunque ricordato che i pazienti che - oltre ad altre patologie - sono affetti anche da Covid, pur in assenza di sintomi non possono essere mescolati con i pazienti non Covid e questo incomincia a generare grossi problemi organizzativi negli ospedali italiani, già alle prese con la corsa per recuperare i forti arretrati e le assenze del personale dovute al periodo estivo.

Per coloro che sono ricoverati in rianimazione il discorso si fa ancora più complicato. Tra l'altro sono tutti pazienti in condizioni severe e quindi particolarmente sensibili alle complicanze che il contagio Covid può generare.

Insomma, non siamo arrivati al momento dell'allarme rosso, ma la situazione, specialmente in alcune realtà regionali, potrebbe diventare piuttosto critica entro la fine di luglio.

Vediamo ora i dati, partendo da quello che - a mio avviso - è più significativo perché è più difficilmente manipolabile. Mi riferisco, in particolare, ai nuovi ricoveri nei reparti Covid di terapia intensiva, normalizzati rispetto ad un campione di 100 mila abitanti:

Nuovi ricoveri settimanali nei reparti Covid di terapia intensiva degli ospedali italiani. L'ellisse rossa indica la forte salita che è stata registrata nel corso dell'ultimo mese

Risulta abbastanza chiaro che il dato dei nuovi ricoveri in terapia intensiva è in forte salita. L'andamento ricorda quello registrato nello scorso mese di novembre (anche se c'è ancora speranza che la crescita venga bloccata prima che raggiunga i valori di fine 2021). Non è un caso se, oltre a sollecitare le persone ultra 80enni a fare la quarta dose, le Autorità sanitarie stiano valutando la possibilità di estendere il richiamo a tutti coloro che hanno più di 60 anni.

Anche i dati sul numero assoluto di persone ricoverate mostra una forte tendenza alla crescita. Ricordo però che questo dato può essere facilmente "abbellito" trasferendo una parte dei pazienti Covid non critici presso cliniche private e facendoli di fatto sparire dalle statistiche ufficiali. Ricordo inoltre che è prassi comune sottoporre a tampone con grande frequenza i pazienti Covid in modo da farli uscire dalle statistiche appena tornano negativi, anche se devono ancora restare in ospedale per curare le conseguenze della malattia. Per questi motivi il numero complessivo dei pazienti Covid ricoverati negli ospedali italiani è un indicatore molto meno preciso rispetto al numero dei nuovi ricoveri nei reparti Covid di terapia intensiva.

La variazione percentuale registrata nel corso di una settimana del numero di posti letto occupati nei reparti Covid degli ospedali italiani mostra - nel corso delle ultime 2 settimane - una forte crescita, del tutto analoga (in termini percentuali, lo ricordo) rispetto a quella che era stata osservata tra la fine del 2021 e l'inizio dell'anno corrente.

Variazione percentuale, stimata su base settimanale, del numero di posti letto occupati nei reparti Covid (somma di tutti i reparti) degli ospedali italiani

Il dato sul numero dei contagi è ancora meno affidabile del dato relativo ai posti letto occupati. Attualmente molti positivi usano il cosiddetto "tampone fai-da-te" e si guardano bene dal denunciare la loro positività. Così evitano la quarantena e possono godersi l'estate e le agognate vacanze senza alcun intoppo. Secondo alcune fonti giornalistiche il numero dei positivi attuali sarebbe pari a circa 3 volte il numero dei positivi "ufficiali" (ad oggi circa 1,25 milioni). Si tratta di stime che potremmo definire "spannometriche", difficilmente verificabili. 

Numero di contagi giornalieri in Italia. I valori sono mediati su base settimanale

Vi mostro infine il dato sui decessi che - come ben sappiamo - riflette l'andamento dei contagi con un certo ritardo temporale (tipicamente 2-3 settimane). Anche in questo caso si nota una risalita:

Decessi Covid settimanali normalizzati rispetto ad un campione di 100 mila abitanti

Prima di concludere vorrei tornare al tema dei "positivi in libera circolazione". Non sappiamo quanti siano, ma il loro numero è  certamente altissimo e non si tratta sempre di "ignari asintomatici". Non credo neppure che siano molti gli stakanovisti che non si rassegnano a rinunciare al lavoro, a costo di contagiare i colleghi.

Questo fenomeno, accanto alla sostanziale abolizione dell'uso delle mascherine e di qualsiasi altra precauzione atta a contrastare il contagio, ha certamente favorito l'aumento della circolazione virale. 

Questi atteggiamenti sono senz'altro favoriti dal "mantra" che sentiamo ripetere dalle Autorità politiche  e dai diversi mezzi di informazione secondo cui la pandemia sarebbe ormai una storia del passato. Comprensibilmente le persone sono stanche, preoccupate dalla guerra e dalle criticità di natura economica e vorrebbe vivere "come se SARS-CoV-2 non ci fosse più". Purtroppo il virus è vivo e vegeto e le nuove sub-varianti di Omicron (BA.4 e BA.5) sono anche particolarmente contagiose.

Quello che sta succedendo oggi potrebbe essere solo un piccolo anticipo di quanto potrebbe succedere durante il prossimo inverno. Il grande caldo del mese di giugno ha favorito lo spostamento di molte attività dal chiuso all'aperto. Anche la chiusura delle Scuole ha contribuito a ridurre le occasioni di contagio. Quando, in inverno, ci ritroveremo tutti in luoghi chiusi e affollati rischieremo di precipitare in una situazione sanitaria veramente critica. 

Questo discorso non vuole assolutamente dire che nel nostro futuro ci possano essere provvedimenti di stampo "cinese" con rigidi lockdown, tamponi di massa e severi limiti agli spostamenti delle persone. Possiamo continuare a "convivere con il virus", ma dovremo fare di più per proteggere i più fragili. 

In questo momento si discute molto di un richiamo autunnale da fare con una versione aggiornata del vaccino. In realtà i vaccini che saranno disponibili in autunno saranno probabilmente aggiornati a Omicron BA.1 (la versione che circolava all'inizio di quest'anno) e non dovrebbero essere particolarmente efficaci (almeno per quanto riguarda la protezione da qualsiasi forma di contagio) con il virus attuale (Omicron BA.4 e BA.5). Tra l'altro - da oggi fino a dicembre - c'è tutto il tempo affinché Omicron BA.4 e BA.5 siano sostituiti da altri ceppi virali. 

In altre parole, la corsa tra il vaccino e le mutazioni virali è una corsa in cui il virus ha le più alte probabilità di vittoria. 

Un discorso diverso riguarda la protezione che il vaccino garantisce rispetto ai contagi più gravi. Oggi ancora non sappiamo se un richiamo fatto con un vaccino aggiornato ad Omicron BA.1 offra una protezione contro i contagi più gravi più alta rispetto al vaccino "tradizionale" (quello usato fino ad oggi che è stato sviluppato usando il ceppo originale di Wuhan). Non ci sono ancora dati affidabili e gli esperti hanno fin qui manifestato opinioni diverse. Nei prossimi mesi la questione sarà probabilmente chiarita.

In attesa di capire quale sia la migliore strategia da adottare a livello vaccinale, c'è qualcosa che potremmo già fare e che - purtroppo - spesso non viene fatto a causa delle lentezze delle burocrazie sanitarie. Mi riferisco, in particolare, alla somministrazione precoce a tutti i soggetti positivi a rischio (anziani o persone affette da particolari patologie) dei costosi antivirali che il Governo italiano ha acquistato e che possono ridurre sensibilmente l'insorgenza di gravi complicanze, tali da comportare un ricovero ospedaliero o addirittura il decesso.

A causa dei ritardi e dello scarso coordinamento tra ospedali e medici di famiglia rischiamo che molti pazienti si aggravino mentre i farmaci che avrebbero potuto salvarli rimangono inutilizzati nei magazzini.

venerdì 24 giugno 2022

Aggiornamento sulla pandemia: un picco estivo, tanto per non perdere l'abitudine

Malgrado l'arrivo della buona stagione (con la conseguente riduzione delle attività svolte in luoghi chiusi), l'allentamento delle norme di prevenzione del contagio, associato con la diffusione di Omicron 5 e con il calo della protezione garantita dai vaccini (il grosso delle ultime vaccinazioni risale a più di 6 mesi fa), hanno prodotto una nuova forte crescita dei contagi e dei ricoveri. 

Nulla di grave - almeno per il momento - anche se la crescita dell'occupazione dei posti letto dei reparti Covid inizia a destare qualche preoccupazione. Crescono anche i ricoveri in terapia intensiva, smentendo coloro che sostengono che il "virus è molto meno aggressivo rispetto a prima". In realtà i vaccini - anche se forniscono una protezione limitata nel tempo rispetto al contagio - hanno considerevolmente ridotto l'incidenza dei casi più gravi. 

Ai vaccini si affianca l'utilizzo dei farmaci antivirali che - se usati correttamente - riescono comunque a ridurre il numero dei ricoveri ospedalieri. Il quadro che emerge è - lo ripeto - non critico, ma genera qualche preoccupazione soprattutto alla luce di quanto potrà succedere a partire dal prossimo autunno quando non potremo più contare sull'effetto di mitigazione del contagio collegato alla stagione estiva.

Vediamo ora i dati, ricordando che i contagi sono probabilmente abbondantemente sottostimati (molti positivi con sintomi deboli evitano di fare il tampone - o fanno il tampone fai-da-te, ma non comunicano la loro positività - per paura di rimanere bloccati a casa).

Nuovi contagi giornalieri in Italia (il dato è mediato su base settimanale)

Variazione percentuale del numero di posti letto occupati nei reparti Covid degli ospedali italiani (somma di tutti i reparti). Nel corso dell'ultima settimana l'incremento è stato particolarmente significativo.

Nuovi ricoveri settimanali nei reparti Covid di terapia intensiva (il dato è normalizzato rispetto ad un campione di 100 mila abitanti)

L'unico indicatore che - almeno fino ad oggi - non mostra un incremento significativo è quello legato ai decessi. Per capire se questa tendenza sia reale oppure se ci troviamo di fronte al consueto ritardo temporale tra contagi e decessi bisognerà aspettare ancora 2 o 3 settimane:

Decessi Covid registrati nel corso della settimana (il dato è normalizzato rispetto ad un campione di 100mila abitanti)
 

Notiamo infine che il dato dei decessi continua a mantenersi su un livello circa doppio rispetto a quello dei ricoveri in terapia intensiva. Questo dipende dal fatto che molti decessi riguardano persone molto avanti negli anni che - a causa delle loro condizioni generali di salute - non potevano essere ricoverate in terapia intensiva.


venerdì 27 maggio 2022

Aggiornamento sulla pandemia: ci stiamo avviando verso la "tregua estiva"?

I dati del mese di maggio mostrano un deciso miglioramento di tutti gli indicatori. Calano i contagi, così come i ricoveri in ospedale e finalmente si vede anche un calo dei decessi. La situazione non è molto differente rispetto a quanto fu osservato nella tarda primavera dei 2 anni precedenti: l'arrivo della stagione estiva porta ad una progressiva attenuazione dell'ondata pandemica. Ovviamente tutti speriamo che durante il prossimo mese di ottobre non si ripresenti una situazione analoga a quelle che abbiamo visto nel 2020 e 2021 con un nuovo inasprimento del carico sanitario provocato dalla Covid-19. 

Al momento non sappiamo ancora quali saranno i ceppi virali che potrebbero circolare nel prossimo autunno e non sappiamo se prima dell'inverno sarà possibile fare un richiamo vaccinale con prodotti ottimizzati per i nuovi ceppi virali.  

In questi giorni c'è chi annuncia nuove gravi ondate pandemiche entro la fine del 2022 e chi ipotizza che il virus abbia ormai perso il grosso della sua virulenza e che la pandemia si sia finalmente avviata verso un irreversibile declino. Ambedue queste ipotesi sono - almeno per il momento - prive di un solido riscontro scientifico. Godiamoci quindi le vacanze estive in attesa di capire cosa succederà nel prossimo autunno.

Qui di seguito riporto i grafici con i principali indicatori statistici.

Nuovi contagi giornalieri (i valori sono mediati su base settimanale)

Variazione percentuale del numero dei posti letto occupati nei reparti Covid degli ospedali italiani. La variazione è calcolata rispetto alla settimana precedente. Durante il mese di maggio è stato osservata una forte riduzione del numero dei ricoverati

Nuovi ricoveri settimanali nei reparti Covid di terapia intensiva. Il dato è normalizzato rispetto ad un campione di 100 mila abitanti

Decessi Covid settimanali normalizzati rispetto ad un campione di 100 mila abitanti. Dopo un lungo periodo di stallo, nel corso delle ultime 3 settimane è stato osservato un calo dei decessi. Siamo comunque ancora leggermente sopra ad 1 decesso settimanale per ogni 100 mila abitanti (corrispondente a circa 600 decessi settimanali in Italia)

sabato 21 maggio 2022

Segnalazione: Convegno su "Le vie del Falso". Dal 26 al 28 maggio a Trento.

Vi segnalo il convegno che si terrà presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell'Università di Trento, dal 26 al 28 maggio 2022. Il convegno avrà per titolo "Le via del Falso. Storia, letteratura, arte". 

Sabato 28 maggio, dalle ore 10.15 alle 12, ci sarà una tavola rotonda a cui parteciperò anch'io dedicata a "Il falso nella comunicazione pubblica". Il mio intervento sarà dedicato al falso nell'ambito della comunicazione scientifica, con numerosi esempi legati alla pandemia.

L'ingresso è libero e aperto a tutte le persone interessate. In ottemperanza alle norme vigenti è necessaria la prenotazione. La locandina del convegno è disponibile qui.

lunedì 2 maggio 2022

Occhio al Sudafrica!

Chi si illude che la pandemia sia ormai in fase di esaurimento dovrebbe dare un occhio al lontano Sudafrica alle prese con la fine del periodo estivo ed una significativa ricrescita dei contagi. Attualmente la circolazione virale in Sudafrica è ancora nettamente inferiore rispetto a quella italiana, ma quello che preoccupa è l'andamento dei contagi che mostra la caratteristica forma corrispondente all'inizio di una nuova ondata pandemica:

Nuovi contagi giornalieri in Sudafrica normalizzati rispetto ad un campione di 1 milione di abitanti. Tratto da Our World in Data

Durante lo scorso mese di novembre il Sudafrica aveva evidenziato la presenza della nuova variante Omicron BA.1 che si è successivamente diffusa a livello mondiale. Dopo un forte picco di contagi osservato all'inizio del mese di dicembre, il Sudafrica aveva osservato un rapido calo della circolazione virale dovuto sia all’immunità acquisita dai numerosi contagiati, sia all'arrivo della stagione estiva australe. Il nuovo picco di cui si vede la crescita iniziale, coincide con il ritorno della stagione autunnale e con la diffusione di nuove varianti della famiglia Omicron classificate come BA.4 e BA.5. 

Chi alla fine del 2021 aveva contratto la variante BA.1 ha una protezione pressoché nulla rispetto alle varianti BA.4 e BA.5, soprattutto se non è stato vaccinato. C'è quindi il rischio che il virus si diffonda con una nuova importante ondata.

La situazione del Sudafrica ci fa capire quali siano i rischi di una ripresa della pandemia, in presenza di un virus che continua a mutare producendo sempre nuove varianti. La stagione estiva che abbiamo davanti a noi porterà ad un significativo rallentamento della circolazione virale (esattamente come accadde nei 2 anni precedenti), ma il quadro pandemico del prossimo autunno potrebbe essere complicato.

Nel frattempo la Provincia Autonoma di Trento ha smesso di aggiornare il suo sito relativo alla pandemia perché l'emergenza è ormai superata!