mercoledì 27 gennaio 2021

Tamponi fatti e persone sottoposte a tampone

Tra la grande quantità di numeri disponibili, c'è n'è uno su cui forse varrebbe la pena di fare più attenzione. Mi riferisco, in particolare, al numero di persone sottoposte a tampone, numero che può essere molto diverso rispetto al numero di tamponi fatti.

Per iniziare la discussione partirei dai dati degli ultimi 7 giorni (21-27 gennaio) basandomi su quanto comunicato dalla Protezione Civile Nazionale. Tutti i valori sono normalizzati rispetto ad un campione di 100.000 abitanti e sono mostrati nella tabella seguente:


Nuove persone sottoposte a tampone Tamponi molecolari Tamponi rapidi antigenici Totale tamponi fatti
Nuovi positivi di cui solo con antigenico % di positivi solo antigenici
Italia 760 1.320 1.073 2.393 121 12 9,8%
Trentino 327 2.109 1.125 3.234 173 121 69,9%
Alto Adige 667 2.475 5.007 7.482 525 284 54,2%

Notiamo subito che nel caso del Trentino e dell'Alto Adige la percentuale di tamponi fatti a nuove persone è stato piuttosto ridotto. Per il Trentino solo 327 persone a fronte di 3.234 tamponi (parliamo sempre di dati riferiti ad un campione di 100.000 persone), corrispondenti a poco più del 10% dei tamponi. Per l'Alto Adige la percentuale scende al 9% mentre a livello nazionale è pari a circa il 32%.  Il rapporto dipende da vari fattori:

  1. Ogni malato deve fare almeno due tamponi e quindi ci aspettiamo che la percentuale debba essere senz'altro inferiore rispetto al 50%.
  2. Essendo passato quasi un anno dall'inizio della pandemia, ormai sono molte le persone che hanno già fatto almeno un tampone e che, in caso di nuovo esame, non vanno ad incrementare le statistiche. Ormai il 27,6% degli italiani ha fatto almeno un tampone. La percentuale sale di poco in Trentino (29,7%). Il dato dell'Alto Adige (33,3%) sembra non tener conto dello screening di massa fatto a novembre. Man mano che passano i mesi, il parametro relativo alle nuove persone sottoposte a tampone perde progressivamente di significato. Bisognerebbe definire un nuovo parametro: ad esempio "persone che non abbiano già fatto un tampone nel semestre precedente".
  3. L'esecuzione di screening periodici su determinate categorie di lavoratori (ospedali, RSA) abbassa la percentuale di tamponi somministrati a nuove persone.

Osservando il rapporto tra positivi e nuove persone sottoposte a tampone passiamo dal 78% dell'Alto Adige al 53% del Trentino. Il dato nazionale è pari a circa il 16%. L'origine di questa forte differenza non è chiara. A prima vista sembra che ci possa essere una correlazione con l'utilizzo intensivo dei tamponi rapidi antigenici, ma francamente non saprei trovare le ragioni di un eventuale collegamento.

Sia il Trentino che l'Alto Adige si distinguono a livello nazionale per l'alta percentuale di positivi identificati solo con il tampone rapido antigenico. Tale percentuale è quasi il 70% per il Trentino, circa il 54% per l'Alto Adige e scende al 10% circa a livello nazionale. Qui c'è da dire che Regioni come il Veneto che hanno fatto largo uso di tamponi rapidi antigenici hanno fin qui confermato la grande maggioranza dei positivi antigenici con il tampone molecolare, anche dopo che la circolare ministeriale dello scorso 8 gennaio aveva identificato una ampia casistica dove il tampone antigenico poteva essere utilizzato per identificare i positivi senza ulteriori indagini. Solo oggi il Veneto ha segnalato un esiguo numero di casi identificati solamente con il tampone rapido, numero che fino a ieri era pari a 0. 

Un altro dato interessante riguarda la percentuale di tamponi rapidi antigenici che identificano persone positive: parliamo del 10,8% per il Trentino e del 5,7% dell'Alto Adige. Il dato nazionale è trascurabile, ma poco significativo a causa delle diverse procedure adottate a livello nazionale. Il dato del Trentino è particolarmente significativo perché il tampone antigenico è ormai utilizzato come prima scelta per identificare i nuovi positivi. Il dato dell'Alto Adige potrebbe risentire dei grandi numeri di tamponi utilizzati per eseguire screening di massa in alcune città altoatesine, operazione sulla cui efficacia ho già avuto modo di esprimere i miei dubbi. 

In conclusione, i numeri che sentiamo ogni giorno relativi al rapporto tra nuovi positivi e tamponi vanno considerati con grande cautela. Quando la percentuale di tamponi positivi cresce oltre il 10% è ragionevole considerare che si abbia a che fare con una elevata circolazione del virus. Tuttavia, quando si calcola il rapporto, è importante scegliere il giusto denominatore.

Ecco il grafico completo dei contagi della seconda ondata pandemica in Trentino

Grazie al sapiente e pervicace lavoro di indagine giornalistica svolto da l'Adige e da Il Dolomiti sappiamo finalmente quanti sono stati i contagi reali del Trentino nel corso della seconda ondata pandemica. Ho provato a confrontare questi dati con quelli che la provincia Autonoma di Trento ha dichiarato alla Protezione Civile Nazionale ed all'Istituto Superiore di Sanità.

Il dato relativo ai contagi veri l'ho tratto dalla foto di un grafico mostrata da Il Dolomiti. Non potendo disporre di un file con i dati numerici ho ricavato i valori direttamente dal grafico. Non posso quindi escludere che ci siano dei piccoli errori, tali comunque da non stravolgere il significato del mio ragionamento. Se APSS ed il suo direttore volessero fare delle precisazioni, sarò ben lieto di pubblicarle.

Ho verificato la consistenza dei dati, utilizzando l'informazione sui contagi di novembre pubblicata ieri da l'Adige.

Per quanto riguarda i dati dei contagi comunicati alla Protezione Civile Nazionale ho semplicemente preso i dati del loro archivio. I dati comunicati all'Istituto Superiore Nazionale non sono disponibili pubblicamente in forma integrale, ma una sintesi viene pubblicata nei loro rapporti settimanali. In particolare, ho fatto riferimento al dato  relativo alle "diagnosi degli ultimi 7 giorni" che appaiono nelle tabelle ISS relative alla prevalenza.

Vi faccio notare che i dati pubblicati da Il Dolomiti (provenienti - suppongo - dall'interno di APSS Trento) sono riferiti genericamente al numero della settimana. Non mi è chiaro se la settimana sia riferita ai 7 giorni compresi dal lunedì fino a domenica, così come viene fatto dall'Istituto Superiore di Sanità. Nelle mie stime ho assunto che la settimana 43 fosse quella corrispondente ai giorni 19 - 25 ottobre 2020, la stessa considerata nel rapporto settimanale numero 24 dell'Istituto Superiore di Sanità. L'eventuale sfasamento di qualche giorno non avrebbe un effetto significativo sul confronto dei dati.

L'ultima settimana considerata nel grafico è quella corrispondente ai giorni 11-17 gennaio 2021 (Rapporto ISS numero 36). Questa è stata una settimana di passaggio perché a partire dal 15 gennaio sono stati pubblicati i dati relativi sia ai tamponi molecolari che a quelli antigenici.

La linea verde indica i contagi comunicati dalla Provioncia Autonoma di Trento alla Protezione Civile Nazionale (PCN); la linea blu indica i contagi comunicati dalla Provincia Autonoma di Trento all'Istituto Superiore di Sanità (ISS). L'andamento generale dei contagi veri (linea rossa) è coerente con l'unico dato fin qui noto, ovvero il numero delle persone attualmente positive residenti nel Comune di Trento
 
Una semplice occhiata al grafico ci fa capire l'ampiezza del fenomeno. In ottobre, quando i contagi incominciavano a salire a ritmo accelerato, il Trentino inizia a fare ampio uso dei tamponi antigenici (senza sollecita conferma molecolare) ed i dati trasferiti alla Protezione Civile Nazionale  e all'Istituto Superiore di Sanità fanno apparire una situazione decisamente meno grave rispetto a quella reale.
 
Se allora fossero state prontamente applicate tutte le necessarie restrizioni, si sarebbero potute salvare molte vite umane e avremmo evitato di saturare le nostre strutture ospedaliere. Qualcuno prima o poi calcolerà - lo spero - sia i danni sanitari che quelli finanziari provocati da questa scelta.

Notate che fino alla settimana 51 le due linee verdi e blu sono abbastanza vicine. In pratica sia alla Protezione Civile Nazionale che all'ISS venivano mandati gli stessi numeri, sia pure molto inferiori rispetto al numero dei contagi veri. Dalla settimana 52 (14 - 20 dicembre 2020) in poi le curve blu e verdi incominciano a separarsi. La curva verde si avvicina progressivamente a quella rossa, cosa non sorprendente perché dal 15 gennaio in poi le due curve coincideranno, mentre quella blu rimane incredibilmente piatta per circa un mese. Così il Trentino si preparava a diventare "la prima zona  bianca d'Italia".

Questi sono i numeri. Giudicate voi se possiamo fidarci di chi sostiene di essersi sempre comportato con rigore, rispettando la lettera e lo spirito delle norme.



Lettera aperta al dott. Benetollo: non ci fidiamo più!

Il direttore generale di APSS Trento, dott. Pier Paolo Benetollo in un articolo apparso oggi sull'Adige parla del trasferimento in atto di pazienti Covid non gravi, dagli ospedali pubblici ad alcune cliniche private. Aggiunge ancora "Ovviamente, non bisognerebbe nemmeno sottolinearlo ancora: i 250 pazienti Covid di questi giorni sono il totale di quelli nei sette ospedali del territorio e del privato accreditato".

Caro dott. Benetollo, siamo sospettosi perché lei, i suo colleghi ed i vostri capi politici ci avete nascosto la verità sullo stato reale della pandemia per quasi tre mesi. 

Ci sono voluti i miei interventi e quelli di tanti altri cittadini per costringervi ad ammettere quello che era effettivamente successo. Se a novembre fosse stata detta tutta la verità, il Trentino avrebbe dovuto assumere misure di contenimento del virus che avrebbero potuto salvare molte vite umane ed evitato tante sofferenze. Senza contare i danni economici per i bilanci pubblici che questa scelta ha provocato.

Se vuole evitare che i cittadini siano sospettosi c'è solo una cosa da fare: dire tutta la verità, senza furbizie e censure e mandare a Roma tutti i dati della pandemia, senza ritardi.

Tanto per cominciare, mi permetto di suggerire alcune semplici azioni da fare subito a partire da un immediato cambiamento nel formato dei comunicati stampa che ogni sera vengono distribuiti. Risponda, in particolare, alle seguenti domande:

  1. Per quanto riguarda i ricoveri, specifichi - per ogni ospedale pubblico o privato - il numero attuale delle persone ricoverate nei reparti Covid, indicando le nuove entrate e le dimissioni avvenute nel corso del giorno.
  2. Ci dica esattamente quanti sono gli attualmente positivi, specificando la loro distribuzione per classi di età e dicendo quanti di loro sono ospiti di RSA.
  3. Ci dica quante sono le persone complessivamente messe in quarantena e quale è la percentuale di persone messe in quarantena che risulta ufficialmente tra coloro che sono attualmente positivi.
  4. Ci dica quale è il tempo medio intercorso tra la positività ai tamponi rapidi antigenici e la verifica fatta con il tampone molecolare (ovviamente solo per coloro per i quali tale verifica è richiesta sulla base della circolare ministeriale dello scorso 8 gennaio).
  5. Ci dica quanti sono stati i decessi avvenuti tra gli ospiti delle RSA e come sono distribuiti tra le diverse strutture. Ci informi anche sui decessi complessivi avvenuti nelle singole RSA, includendo anche quelli che non sono stati classificati come Covid.
  6. Si preoccupi di mandare tutti i dati, anche quelli fin qui nascosti, a FBK che gestisce il sito covid19trentino.fbk.eu. I dati che oggi il sito pubblica sono da "zona bianca", ma solo perché i dati forniti da APSS Trento sono sfacciatamente incompleti (anche quelli relativi agli ultimi giorni). Si tratta di una dimenticanza oppure è la nuova strategia che intendete adottare per far diventare il Trentino "la prima zona bianca d'Italia?"

P. S. Ho mandato copia di questa lettera anche al Responsabile dell'Ufficio Trasparenza dell'Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari, sperando che almeno da parte sua ci arrivi una risposta

martedì 26 gennaio 2021

Arrivano gli anticorpi monoclonali, purché il virus non muti troppo in fretta!

L'azienda farmaceutica Eli Lilly ha annunciato i risultati di fase 3 dei suoi anticorpi monoclonali specificamente sviluppati per la cura della Covid-19. 

Il farmaco era già noto al grande pubblico perché era stato somministrato all'ex-presidente Trump quando si ammalò di Covid. Gli studi di fase 3 hanno coinvolto poco più di 1.000 pazienti nella fase iniziale della malattia (nessuno aveva ancora avuto bisogno di ricevere ossigeno supplementare), tutti caratterizzati da un alto rischio di ospedalizzazione e di sviluppare gravi complicanze. 

Secondo il comunicato dell'Azienda produttrice il trattamento con anticorpi monoclonali (in realtà una miscela di due anticorpi) avrebbe ridotto del 70% la probabilità di sviluppare gravi complicanze. Nessuno dei pazienti che avevano ricevuto gli anticorpi Eli Lilly è deceduto, mentre sono stati registrati 10 decessi nel gruppo di pazienti che avevano ricevuto il placebo.

Si tratta di uno studio ancora dimensionalmente limitato, ma i risultati sono certamente interessanti. Altri farmaci simili sono attualmente in fase avanzata di sviluppo e dovrebbero diventare disponibili entro qualche mese.

Si possono fare le seguenti considerazioni:

  1. Gli anticorpi prodotti da Eli Lilly potrebbero essere il primo farmaco ad essere approvato specificamente per il trattamento della Covid-19.
  2. La somministrazione del farmaco Eli Lilly avviene per via endovenosa con tempi standard di somministrazione pari a circa un'ora. Attualmente il produttore sta studiando approcci nuovi, tali da ridurre il tempo di somministrazione a circa un quarto d'ora.
  3. Uno dei due anticorpi di cui è costituito il farmaco ha dimostrato anche una certa capacità di prevenire il contagio. In altre parole, nei pazienti che non siano ancora virologicamente positivi si comporta come una specie di "vaccino a breve termine", anche se l'effetto svanisce nel giro di alcune settimane.
  4. Il farmaco non funziona con pazienti che si trovino già in condizioni gravi, tali da richiedere l'ospedalizzazione (esclusi fin dall'inizio dalla sperimentazione di fase 3).
  5. La possibile comparsa di nuove varianti virali potrebbe rendere inefficaci questi farmaci. Eli Lilly ha sviluppato il suo prodotto partendo dagli anticorpi naturali presenti nei pazienti guariti dalla Covid-19 durante la fase iniziale della pandemia. Non è detto che l'efficacia degli anticorpi sia la stessa anche sulle nuove varianti virali. Si tratta di un problema analogo a quello che si ha per il funzionamento dei vaccini. Mancano ancora informazioni abbastanza dettagliate per poter trarre conclusioni affidabili.
  6. I farmaci basati su anticorpi monoclonali sono caratterizzati da alti costi di produzione. Questo potrebbe essere un elemento che frenerà il loro utilizzo, ma non è detto che, grazie alle economie di scala, non si possa arrivare ad una sensibile riduzione dei prezzi.

Un po' di ripasso sui numeri del Trentino

 Quante morti e quante sofferenze avremmo potuto evitare se, a novembre, invece di nascondere la reale portata della circolazione virale, avessimo adottato le misure necessarie per mitigare i danni prodotti dalla pandemia?

 

Oggi abbiamo saputo, sia pure in modo informale, che durante lo scorso mese di novembre la Provincia Autonoma di Trento ha sottratto oltre 13.000 contagi dalle statistiche ufficiali. Il numero è abbastanza vicino alle stime grossolane che avevo fatto in questo blog. 

Per due mesi ci hanno raccontato che "gli ospedali si erano riempiti perché i trentini ultra settantenni erano un po' troppo scapestrati e invece di starsene a casa, andavano in giro e si contagiavano". Una bugia, purtroppo una delle tante. Gli anziani si ammalavano perché il virus circolava a livelli altissimi, tripli rispetto a quelli ufficiali. E se anche se ne stavano chiusi in casa, il virus prima o poi arrivava, portato inconsapevolmente da familiari o badanti.

Dal 3 dicembre in poi, la Provincia Autonoma di Trento costretta da precise disposizioni nazionali ha incominicato a rendere noti i dati completi dei contagi durante le sue conferenze stampa serali. Peccato che abbia sfacciatamente continuato a non fare i tamponi molecolari di conferma così come era prescritto dalla normativa nazionale fino allo scorso 8 gennaio. Addirittura, giocando sapientemente sui ritardi, durante l'ultimo mese ha mantenuto il livello dei nuovi contagi settimanali comunicati all'Istituto Superiore di Sanità su livelli incredibilmente bassi.

Stupisce che il Ministero della Salute e l'Istituto Superiore di Sanità non abbiano esercitato i necessari controlli sui dati inviati dal Trentino. Eppure sapevano, ma hanno fatto finta di niente. Perché? Questo ce lo domandiamo in molti.

Per rinfrescare la memoria a chi gioca sulle parole, continua a negare l'evidenza e si trastulla con la favoletta della zona gialla/quasi bianca, riporto qui di seguito il grafico relativo ai contagi settimanali del Trentino così come risultano dalle diverse fonti. La linea nera corrisponde ai dati inviati dal Trentino all'Istituto Superiore di Sanità, quelli sulla base dei quali è stato assegnato il livello di rischio del Trentino:

PCN = Protezione Civile Nazionale; ISS = Istituto Superiore di Sanità. Dal 15 gennaio in poi il dato PCN coincide con tutti i nuovi casi segnalati quotidianamente dai comunicati stampa della Provincia

Che sia il caso di fornire un abaco anche al Presidente pro-tempore del Trentino?


Trentino: è il momento del whistleblower

Il termine whistleblower (tradotto letteralmente fischiatore o fischiatrice) è un termine di gergo che si riferisce alla possibilità per i dipendenti di una Amministrazione pubblica di rivelare notizie di particolare rilievo per la comunità, relative a comportamenti illeciti, pericolosi o anche semplicemente eticamente scorretti che l'Amministrazione stessa abbia tenuto volutamente nascoste.

Il tutto sotto garanzia di anonimato e senza temere eventuali rappresaglie da parte della dirigenza amministrativa o politica. La legge Severino ha introdotto una specifica normativa che si applica in tutta Italia fin dal 2012. Immagino che anche la Provincia Autonoma di Trento e l'Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari si siano adeguate alle disposizioni nazionali.

Il mio è un appello rivolto a tutti coloro che, dentro alla Provincia, APSS od altre organizzazioni pubbliche, siano a conoscenza delle verità e vogliano aiutare i cittadini a fare piena luce su quanto accaduto. In particolare, bisognerebbe dare una risposta alle seguenti domande:

  1. Chi ha ideato le diverse pratiche elusive che la Provincia di Trento ha fin qui attuato per sfuggire ai controlli del Ministero della Salute riguardo all'andamento dell'epidemia?
  2. Si è trattato di una scelta imposta dalla dirigenza politica oppure è stata una scelta autonoma dei vertici tecnici? 
Chi conosce la verità parli. Solo così potremo ristabilire il rapporto di fiducia dei cittadini nei confronti delle Istituzioni che è essenziale per combattere efficacemente la pandemia.

Alto Adige: un approccio "a corrente alternata" alla pandemia

La Provincia Autonoma di Bolzano ha affrontato la pandemia mostrando - a mio parere - scarsa lungimiranza ed un approccio che alterna l'imposizione di vincoli severi a momenti di sconcertante laisser faire. 

A partire dall'inizio del 2021 l'Alto Adige ha registrato, analogamente al resto d'Italia, una risalita dei contagi. Tuttavia, a differenza di quanto è successo a livello nazionale, non c'è ancora segno di un nuovo rallentamento dei casi. Questo andamento è confermato dal dato dei ricoveri e dei decessi che mostrano una chiara tendenza alla crescita.

Andamento dei contagi in Alto Adige dalla prima settimana di dicembre in poi. L’Alto Adige ha dichiarato di aver sempre sottoposto i positivi antigenici a conferma con il tampone molecolare entro i tempi canonici (2-3 giorni), ma non ha mai comunicato il dato relativo ai tamponi molecolari che confermavano i tamponi antigenici. La linea blu scuro rappresenta i dati dei contagi comunicati alla Protezione Civile Civile nazionale. La linea azzurra tratteggiata rappresenta la somma dei positivi molecolari e dei positivi antigenici comunicati fino al 14 gennaio da Bolzano. Non sapendo quanti siano stati i molecolari di conferma, possiamo solo dire che la linea tratteggiata rappresenta una sovrastima dei contagi totali.

Finito da due settimane in "zona rossa", l'Alto Adige ha ignorato gli ordini di chiusura imposta da Roma, ma oggi - di fronte all'andamento sempre più preoccupante dei contagi - ha deciso di chiudere bar e ristoranti, sia pure a partire solo dalla prossima domenica. Sembra più che altro una sorta di ordine differito, da cancellare se nel frattempo i contagi dovessero mostrare una inversione di rotta.

Tra gli altri provvedimenti annunciati a Bolzano si segnala la raccomandazione di usare solo mascherine FFP2 quando si frequentano spazi pubblici chiusi ed uno screening di massa che riguarderà le Scuole.

Le norme sulla mascherina seguono pedissequamente quanto fatto nei giorni scorsi in Baviera ed in Austria. Non è una cattiva idea, ma a mio avviso non sarà la mossa risolutiva.

Quanto agli screening di massa su popolazioni asintomatiche fatte con i tamponi rapidi, ho già avuto modo di scrivere dimostrando la forte incidenza che possono avere i falsi positivi legati alla limitata selettività dei tamponi utilizzati. Questo punto è stato ribadito nella circolare ministeriale dello scorso 8 gennaio dove si aggiornano le norme relative al'utilizzo dei tamponi rapidi antigenici. A suo tempo l'assessore competente mi scrisse che "la verifica della selettività dei tamponi rapidi non era compresa tra gli scopi della loro azione". Un modo forbito per dire che il problema forse c'era, ma che a Bolzano preferivano ignorarlo.

Se gli screening di massa svolti fino ad oggi in Alto Adige avessero effettivamente consentito di interrompere la catena dei contagi, avremmo visto un risultato apprezzabile in termini di riduzione dei contagi, ma non mi pare che ci sia stata una qualche evidenza di tale effetto.