giovedì 2 dicembre 2021

Segnalazione: dal Sud Africa arriva la prima pubblicazione sulla variante Omicron

Arriva dal Sud Africa la prima pubblicazione, ancora sotto forma di pre-print non sottoposto a referee,  dedicata alla diffusione della nuova variante Omicron. Il lavoro analizza la probabilità di nuovo contagio a seguito della esposizione alla variante Omicron, per chi aveva già contratto la Covid-19 nei mesi precedenti, quando circolavano le precedenti varianti.

I risultati sembrano dimostrare che la probabilità di reinfezione con la variante Omicron sia significativamente superiore rispetto a quella osservata con le precedenti varianti Beta e Delta. Questo sembra indicare che la variante Omicron abbia una sostanziale capacità di sfuggire l'immunità acquisita tramite un precedente contagio. Parliamo ovviamente del numero complessivo dei casi riscontrati e non della loro gravità.

Il lavoro non dice nulla sulla capacità della variante Omicron di infettare le persone vaccinate (una esigua minoranza della popolazione sud-africana), soprattutto per quanto riguarda i contagi che comportano le complicanze più gravi. Il tema è ancora aperto e - probabilmente - ci vorranno ancora alcune settimane prima di poter ottenere informazioni caratterizzate da un ragionevole margine di affidabilità.

Segnalazione: forse scoperta l'origine delle rare forme di trombosi che si verificano con i vaccini ad adenovirus vettore

La rare forme di trombosi che sono state scoperte, come effetto collaterale, nella somministrazione dei vaccini Covid sviluppati da AstraZeneca e Johnson & Johnson hanno avuto una ampia eco nel dibattito che ha accompagnato la campagna vaccinale. Da una parte, l'individuazione di questi rari effetti avversi - più frequenti nelle giovani donne - ha dimostrato la capacità di sorvegliare gli effetti indesiderati dei vaccini in quella che è stata - a tutti gli effetti - la campagna vaccinale più massiccia in tutta la storia dell'Umanità. Dall'altra, questi eventi sono stati benzina sul fuoco per le proteste no-vax, sempre attente a sottolineare i possibili limiti dei vaccini, dimenticando i milioni di vite umane che la vaccinazione anti-Covid ha consentito di salvare.

La ricerca è andata comunque avanti e ieri un gruppo di ricerca anglo-americano ha pubblicato un articolo nel quale si propone una possibile spiegazione per l'origine delle rare forme di trombosi indotte dalla somministrazione del vaccino. Secondo quanto sostenuto dai ricercatori, il responsabile di tali effetti sarebbe lo stesso adenovirus che viene utilizzato come vettore virale. In particolare, ci sarebbe una certa tendenza dell'adenovirus a formare aggregati stabili con la proteina PF4 (Platelet Factor 4) che - sotto determinate circostanze - potrebbero indurre il processo che porta alle trombosi. I risultati sono stati ottenuti tramite sofisticate tecniche di simulazione al computer e sono stati confermati sperimentalmente tramite analisi di risonanza plasmonica di superficie.

I risultati pubblicati ieri non descrivono in dettaglio tutta la sequenza dei processi che portano alle rare forme di trombosi, ma solo l'evento iniziale, quello che che è comunque determinante per l'innesco del processo. Poiché l'evento è legato alle caratteristiche dell'adenovirus (sono stati studiati 3 diversi tipi di adenovirus utilizzati in diverse composizioni dei vaccini a vettore virale), non sembra facile trovare una strada per eliminare questi eventi avversi alla radice. 

Tuttavia, il fatto che sia stato individuato un processo che potrebbe essere determinante per produrre le rare trombosi, apre le porte ad ulteriori studi e ad un eventuale miglioramento degli attuali vaccini. Senza contare che, nel frattempo, sono stati definiti meglio i protocolli da utilizzare per individuare e trattare precocemente i pazienti affetti da tali rare forme di trombosi (che si possono verificare - lo ricordo - anche in caso di somministrazione di eparina), contribuendo a ridurre drasticamente i rischi per chi si vaccina.

Fenomenologia dei no-vax

Quando parliamo di no-vax, spesso dimentichiamo che non si tratta di un movimento omogeneo, ma che abbiamo a che fare con una vera e propria galassia che raccoglie, al suo interno, posizioni molto variegate. Non è facile descrivere tali posizioni anche perché talvolta esse si intersecano tra loro, dando luogo ad una infinità di sfaccettature. 
 
Sarebbe riduttivo pensare ai no-vax solo come una sorta di reazione fisiologica innescata dalla pandemia e sostenuta da minus habens che non sono in grado di comprendere l’importanza dei vaccini per la tutela della Salute pubblica. Il fenomeno è senz’altro più complesso e – a parer mio – ha una valenza che va ben aldilà della pandemia. Senza alcuna pretesa di completezza, provo ad elencare alcuni punti che – a mio avviso – sono rilevanti sia per approfondire le ragioni del fenomeno che per migliorare i metodi per contrastarlo.

Partiamo dalla domanda fondamentale: “Chi sono i no-vax e quali sono le motivazioni che li spingono ad agire?”. Credo che si possano individuare – almeno grossolanamente – 8 categorie di no-vax, ciascuna caratterizzata da peculiarità ben precise:
  1. L’uomo “forte” che crede all’approccio darwiniano alla pandemia. C’è un fil rouge che collega queste posizioni con chi, all’inizio della pandemia, affermava che “tanto muoiono solo i vecchi” oppure che la Covid-19 è solo una “banale influenza”. Chi crede nell’idea dell’uomo “forte” non si scompone certamente se la pandemia si porterà via un po’ di individui “fragili”. Non è un caso se, spesso, i movimenti no-vax sono egemonizzati da gruppi di estrema destra. In fondo costoro sono i discendenti politici di chi – un secolo fa – proclamava che – per migliorare la razza - le guerre svolgessero un ruolo fondamentale nella selezione degli individui. Pazienza, se nel 2020 la pandemia ha provocato una riduzione dell’aspettativa di vita in Italia pari a quasi 2 anni. Almeno il bilancio dell’INPS ne ha tratto giovamento.
  2. Gli “Unti del Signore” che non temono il contagio. Talvolta le posizioni no-vax hanno molto successo in ambienti religiosi che tendono a vedere la pandemia come qualcosa che ci arriva direttamente “dal Cielo” e a cui non dobbiamo opporci. Sarà il nostro Dio – eventualmente – a proteggerci dal contagio o dagli esiti più infausti della malattia. Molti esponenti no-vax italiani fanno largo sfoggio di simboli religiosi che espongono platealmente quando arringano le folle (vi ricordano qualcuno?). Posizioni analoghe le troviamo, ad esempio, in Israele dove le comunità di ebrei ultra-ortodossi hanno esercitato una forte azione di contrasto alla campagna vaccinale. Anche nei Paesi dell’Europa dell’Est, caratterizzati da una bassa adesione alla campagna vaccinale e da una forte incidenza di ricoveri e decessi, un ruolo fondamentale è stato esercitato dalle gerarchie più conservatrici della Chiesa ortodossa.
  3. Gli adoratori della Natura che cercano sempre e comunque soluzioni “alternative”. Spesso costoro sono i cultori di un panteismo naturalistico che propugna un radicale “ritorno alla Natura”, con conseguente rifiuto di tutto quanto viene visto come artificiale, cure mediche comprese. Qui il discorso si fa delicato perché credo che l’idea di una maggiore rispetto nei confronti dell’Ambiente e dell’equilibrio naturale delle cose sia un valore ampiamente condiviso, soprattutto tra le giovani generazioni. Partendo da qui, non è detto che si debba “buttare via il bambino con l’acqua sporca” rigettando in-toto la medicina moderna per tornare a pratiche più o meno stregonesche. Gli adoratori della Natura sono convinti di possedere – grazie alle loro pratiche naturaliste – un sistema immunitario particolarmente forte, che li mette al riparo dai contagi più gravi. Concordo sul fatto che una alimentazione sana e ben equilibrata aiuti a migliorare il funzionamento del sistema immunitario, ma talvolta non è sufficiente per ottenere un livello di protezione adeguato. Soprattutto quando abbiamo a che fare con persone anziane e/o affette da altre patologie.
  4. Quelli che “le cure ci sono, ma ve le vogliono nascondere perché bisogna far guadagnare i produttori dei vaccini. Qui troviamo specialmente i no-vaxdi sinistra”, quelli che vedono le imprese come il male del mondo. Per carità, le grandi società che producono farmaci non fanno certamente beneficenza e vedono nel profitto il loro obiettivo di fondo. Per questo è fondamentale che gli Stati finanzino adeguatamente la ricerca libera nelle Università e nei Centri di ricerca pubblici  e che le Autorità sanitarie internazionali vigilino sull’operato dei produttori e soprattutto sulle sperimentazioni che vengono condotte prima dell’autorizzazione di nuovi farmaci. Questo vale per tutti, inclusi i farmaci “alternativi” che talvolta vengono proposti per la cura della Covid-19. L’efficacia di un farmaco non può essere accreditata sulla base di una aneddotica limitata, senza che venga condotta una vera e propria sperimentazione in “doppio cieco”. Nella fase iniziale della pandemia, abbiamo sentito spesso annunci che riguardavano i risultati più o meno “miracolosi” di diversi tipi di farmaci. Purtroppo nessuno di questi annunci ha superato la verifica della sperimentazione in doppio cieco (quando né i medici, né i pazienti sanno se viene somministrato il farmaco da sperimentare o un placebo). Trovare cure efficaci per la Covid-19 è un obiettivo di importanza fondamentale su cui sono impegnati centinaia di laboratori di ricerca a livello mondiale. Le cure – quando ci saranno e sarà dimostrata la loro efficacia – non sono una alternativa ai vaccini, ma un loro importante complemento. Mi sembra un po’ difficile arrivare a tale risultato senza il contributo fondamentale delle aziende farmaceutiche mondiali. Chi volesse avere una visione della pandemia “di sinistra” forse farebbe meglio a sostenere la diffusione di vaccini e farmaci (quando ci saranno, speriamo a breve) in tutto il Mondo, anche nei Paesi a basso reddito. 
  5. Quelli che "la Covid-19 non esiste". Si tratta di una vasta platea di persone caratterizzate da un atteggiamento sostanzialmente antiscientifico, pronte a negare l'evidenza anche di fronte alle prove più schiaccianti. In genere, questi atteggiamenti si combinano con una buona dose di complottismo che viene sistematicamente invocato per spiegare tutte le evidenti contraddizioni delle loro posizioni. In fondo, se la Covid-19 non esiste, perché preoccuparsi?
  6. I no-vax per opportunismo. Non si tratta di veri e propri no-vax, ma di persone che sfruttano i no-vax per il loro tornaconto. Andiamo da taluni esponenti politici in perenne campagna elettorale, fino a coloro che hanno avviato, nei siti web e nelle piazze no-vax, un redditizio marketing che propone di tutto, da libri e giornali fino alle pozioni “magiche” per la cura delle malattia. In fondo quello no-vax è un “mercato” di dimensioni abbastanza significative e non è sorprendente che i furbetti di turno provino ad approfittarsene. Come diceva la mia nonna: “Ogni giorno nasce un cucco e beato chi se lo cucca!” 
  7. Gli intellettuali no-vax dall'ego debordante. Sono pochi, ma sono molto presenti nelle televisioni e negli altri mezzi di informazione. Hanno colto la palla al balzo, sfruttando l'opportunità di mettersi in mostra grazie alle rumorose manifestazioni no-vax (altrimenti, chi se li filava?). Del virus gliene importa poco o nulla e sono intimamente convinti che la loro superiorità intellettuale li ponga al riparo da qualsiasi forma di contagio. Servirebbe un bravo psicologo, ma temo che ormai questi intellettuali non siano più recuperabili.
  8. I confusi. C’è infine una categoria – secondo me piuttosto numerosa – che comprende persone facilmente influenzabili che si sono fatte abbindolare dai “cattivi maestri” che abbondano in rete. Si tratta di persone che non si fidano della comunicazione “ufficiale” e sono molto sensibili al “passa parola”. Sono anche le persone più facilmente recuperabili perché il loro atteggiamento non è dovuto a preconcetti radicati, ma è il frutto di una infatuazione che può essere passeggera.
Esaurita la lista (probabilmente incompleta) dei diversi tipi di no-vax, vediamo quali sono gli argomenti principali della loro propaganda. Alcuni dei temi a loro cari li abbiamo già visti sopra, quando abbiamo descritto le caratteristiche delle diverse “tribù”. Ma ce ne sono altri che sentiamo ogni giorno nei dibattiti televisivi e ritroviamo – amplificati – in numerosi siti internet. Provo ad elencare quelli che – secondo me – sono i più rilevanti.
  1. I morti non vaccinati sono più o meno uguali ai morti che avevano fatto il vaccino, quindi i vaccini non funzionano”. Su questo argomento ho scritto un post ieri sera, dopo aver sentito su La7 un noto “virosofo” (filosofo che si è specializzato in virologia su internet) sproloquiare a proposito del numero dei decessi Covid. Vi rimando a quel post per la discussione di merito.
  2. I vaccini ad mRNA sono sperimentali e non sono mai stati provati prima del 2020”. Questo è un argomento teso ad instillare il dubbio e gioca sul fatto che i vaccini Covid basati sulla tecnica ad mRNA (Pfizer-BioNTech e Moderna) rappresentano la prima applicazione su larga scala di questa nuova metodologia. Chi dice questo, ignora (o forse preferisce non dire) che la tecnica ad mRNA non è una novità, ma è oggetto di sperimentazione da più di 20 anni, inizialmente per lo sviluppo di vaccini oncologici. Per una breve storia dei vaccini ad mRNA vi rimando ad un articolo uscito recentemente su Nature. Non è vero che la somministrazione di candidati vaccini basati sulla tecnica ad mRNA sia iniziata solo nel 2020: ad esempio, il primo test clinico di un vaccino ad mRNA contro l'influenza risale al 2015. Ovviamente, lo specifico prodotto sviluppato per il SARS-CoV-2 non poteva essere sperimentato prima del 2020, semplicemente perché, prima di allora, il virus non era ancora stato scoperto. Questo non vuol dire - lo ribadisco - che la tecnica ad mRNA fosse sconosciuta prima della pandemia e che, soprattutto nel corso degli ultimi 15 anni, non siano state fatte estese sperimentazioni coinvolgendo volontari sani, per conoscere i limiti di funzionamento di questo nuovo tipo di vaccini.
  3. "I vaccini ad mRNA alterano il DNA delle persone vaccinate".  Questa è la versione soft dell'affermazione fatta da alcuni secondo cui "assieme al vaccino vi impiantano un microchip". Sono ambedue delle colossali fake news. L’mRNA non raggiunge mai il nucleo delle cellule del vaccinato (dove è localizzato il DNA). L’mRNA si ferma esternamente al nucleo, dove innesca il processo di produzione della proteina spike. L’mRNA che non viene utilizzato viene eliminato dall’organismo della persona vaccinata nel corso di alcuni giorni. E le cellule della persona vaccinata, una volta esaurito il processo innescato dal vaccino, smettono di produrre proteine spike
  4. "I vaccini ad mRNA non sono veri vaccini". Una volta che la proteina spike viene prodotta e liberata dalla cellula raggiunta dall’mRNA, innesca la reazione del sistema immunitario, esattamente come avviene per qualsiasi altro tipo di vaccino. La frase corretta sarebbe “I vaccini ad mRNA non sono vaccini tradizionali, ma usano una nuova tecnica che era stata originariamente sviluppata e provata – anche su volontari umani – soprattutto per altri tipi di applicazioni”. Senza questo lungo lavoro propedeutico, non sarebbe stato possibile disporre dei vaccini Covid ad mRNA in così poco tempo.
  5. I vaccini servono a poco perché tanto il virus evolve e dopo un po’ perdono di efficacia”. Questa è – a mio avviso – la più “tafazziana” delle affermazioni no-vax. Sappiamo che i virus producono continuamente nuove varianti e questo è il motivo per cui in alcuni casi (ad esempio, l’Aids) non disponiamo ancora di un vaccino efficace. Durante lo scorso mese di ottobre, in Italia, abbiamo contato circa 1.000 decessi attribuiti alla Covid-19. Senza vaccini sarebbero stati almeno 5.000. L’efficacia dei vaccini non è mai (per nessun vaccino) pari al 100% e tende a calare con lo scorrere del tempo, sia per motivi intrinseci che per la comparsa di nuovi ceppi virali. Rimane il fatto che la campagna vaccinale italiana – pur con tutti i suoi limiti – ha salvato almeno 4.000 vite umane nel solo mese di ottobre 2021. Solo il più ottuso preconcetto no-vax può portare a definire questo risultato come “marginale”. Ovviamente c’è ancora molto da fare, sia per sviluppare i vaccini di seconda generazione che dovrebbero essere meno sensibili alle mutazioni che appaiono nei nuovi ceppi virali, sia per trovare finalmente dei farmaci efficaci e facili da somministrare che possano ridurre ulteriormente ricoveri e decessi. Ma da qui ad affermare che gli attuali vaccini “servono a poco” c’è un abisso. Andrebbe invece ribadito che - al momento - i vaccini sono l'arma più efficace che abbiamo per contrastare la pandemia.
Chiudo qui, sperando di non avervi annoiato troppo. La battaglia per uscire dalla pandemia e dall’emergenza economica sarà ancora lunga e andrà affrontata senza ambiguità e con trasparenza. I no-vax, indipendentemente dalla tribù di appartenenza, sono i migliori alleati del virus e rendono tutto più difficile. Dovremmo cercarli – uno ad uno – e cercare di convincerli. Molti di loro sono irriducibili, oppure si convincono solo dopo che finiscono in terapia intensiva (un approccio troppo oneroso – da molti punti di vista – per essere applicato su larga scala). Comunque non bisogna perdere la fiducia, perché ogni no-vax rinsavito rappresenta un piccolo passo verso la fine della pandemia.

mercoledì 1 dicembre 2021

Chi muore di Covid-19?

Il tema è stato oggetto di accesi dibattiti fin dall'inizio della pandemia. Allora qualcuno sosteneva che la Covid-19 provocasse il decesso solo delle persone anziane e molto malate che sarebbero comunque morte, di lì a poco, a causa di altre patologie. Purtroppo, la triste contabilità dei decessi che ha caratterizzato tutto il 2020 ha mostrato una realtà molto più cruda di quanto si potesse pensare all'inizio della pandemia. 

Con l'avvento dei vaccini la situazione è nettamente migliorata, anche se l'arrivo di nuove varianti ha provocato nuove impennate della pandemia. Oggi, in un momento di piena risalita dei contagi legati alla variante Delta ed in attesa di capire cosa succederà con la nuova variante Omicron, stiamo assistendo ad un calo dell'efficacia dei vaccini fatti all'inizio del 2021, controbilanciata dalla somministrazione su vasta scala della terza dose vaccinale.

Malgrado il problema della durata temporale dell'efficacia vaccinale e la comparsa di varianti molto più contagiose rispetto a quelle che circolavano nel 2020, il livello attuale dei decessi - pur essendo ancora alto - è decisamente inferiore rispetto ai livelli di un anno fa. 

Il fatto che ci siano ancora dei decessi e che una parte di tali eventi avvengano tra le persone vaccinate è diventato uno dei punti di forza della propaganda no-vax. Anche questa sera, durante un dibattito televisivo, ho sentito un noto "virosofo" citare numeri a vanvera per sostenere le sue tesi.

Per vedere come stanno effettivamente le cose, può essere utile partire dagli ultimi dati pubblicati dall'Istituto Superiore di Sanità che riguardano i decessi Covid avvenuti durante lo scorso mese di ottobre. Complessivamente sono stati registrati 1.020 decessi, di cui 449 hanno riguardato persone non vaccinate. Per capire l'impatto della Covid-19 sulla mortalità generale, ricordo che il numero medio di decessi registrato in Italia durante il mese di ottobre (prima della Covid-19) era dell'ordine di 60.000 eventi.

Il fatto che il numero di morti "vaccinati" fosse sostanzialmente uguale a quello dei "non vaccinati" è stato ripetuto molte volte dal noto "virosofo" come "prova regina" del suo scetticismo nei confronti dei vaccini. Tuttavia, il solo dato dei decessi non si comprende se non è accompagnato da altre informazioni. Nel caso dei dati ISS, la platea dei non vaccinati era costituita da circa 7,5 milioni di persone, di cui solo 1,5 milioni sopra i 60 anni (20% del totale). Ricordo che la letalità del virus cresce sistematicamente con l'aumento dell'età e diventa particolarmente significativa solo sopra i 60 anni.

Gli altri decessi (571) si sono verificati tra i 46,3 milioni di persone che avevano ricevuto almeno una dose vaccinale. Qui la presenza di persone con almeno 60 anni di età è decisamente più elevata rispetto alle persone non vaccinate: 16,5 milioni pari al 35% dei vaccinati.

Riassumendo, se normalizziamo il dato dei decessi rispetto alle dimensioni del campione - senza fare nessuna analisi di dettaglio sulla distribuzione d'età e delle dosi vaccinali - otteniamo 6 decessi mensili per ogni 100 mila non vaccinati, contro 1,2 decessi mensili per ogni 100 mila persone che avevano ricevuto almeno una dose vaccinale. 
 
Quindi è concettualmente sbagliato affermare - come ha fatto il "virosofo" - che il numero dei decessi è più o meno lo stesso per vaccinati e non vaccinati, perché il numero dei decessi va parametrizzato rispetto al numero di persone che condividevano lo stesso stato vaccinale. Se fosse meno fazioso, anche il noto "virosofo" potrebbe capire che, se tutti fossero vaccinati, i pochi decessi che ancora ci sarebbero  corrisponderebbero solo a persone vaccinate. 
 
Oggi la domanda che anche lui dovrebbe porsi è: "quanti sarebbero stati i decessi attuali senza il vaccino?". La risposta è "molti di più". Vediamo quanti.

L'analisi fornisce risultati più significativi se - invece di usare i dati aggregati - consideriamo la distribuzione dei casi per classi d'età. Ad esempio, se consideriamo solo le persone con almeno 60 anni, i numeri diventano 393 decessi su circa 1,5 milioni di non vaccinati contro 552 decessi su 16,5 milioni di persone che avevano ricevuto almeno una dose vaccinale. L'incidenza è quindi 26 decessi mensili per ogni 100 mila non vaccinati contro 3,3 decessi mensili per ogni 100 mila persone che avevano ricevuto almeno una dose di vaccino.

Il dato sulle persone 60+ vaccinate andrebbe ulteriormente disaggregato in  base al numero di dosi ricevute ed al tempo trascorso dopo la somministrazione. Si vede, ad esempio, che l'incidenza dei decessi per coloro che hanno almeno 60 anni e sono stati completamente vaccinati da meno di 6 mesi, scende a 2,7 decessi mensili per ogni 100 mila persone, mentre sale a 6,7 decessi mensili per ogni 100 mila persone completamente vaccinate da più di 6 mesi (quest'ultimo risultato è influenzato anche dal fatto che a gennaio si vaccinavano prioritariamente gli anziani più fragili e per loro il semestre di durata della vaccinazione è scaduto prima). Il dato relativo a coloro che avevano già ricevuto al terza dose è ancora troppo piccolo per poter ricavare stime statisticamente affidabili.

In conclusione, senza vaccini i 571 decessi registrati tra coloro che avevano ricevuto almeno una dose vaccinale sarebbero diventati circa 4.500. Il che significa che - senza vaccini - durante lo scorso mese di ottobre avremmo registrato almeno 5.000 decessi. Ho scritto almeno perché nella mia analisi non ho tenuto conto dell'effetto dei vaccini rispetto al contenimento dei contagi. 
 
Grazie ai vaccini abbiamo salvato circa 4.000 vite umane nel solo mese di ottobre. Scusate se è poco!

Perché la Scuola non è un "luogo sicuro"

Cambiano i Ministri, ma a viale Trastevere (sede del Ministero dell'istruzione) la litania è sempre la stessa: "le Scuole sono un luogo sicuro. I contagi - eventualmente - avvengono sui mezzi di trasporto oppure la colpa è delle ASL che non fanno un numero sufficiente di tamponi". 

La pantomima della circolare ministeriale che ieri reintroduceva la didattica a distanza dopo un solo caso di contagio, ritirata dopo poche ore, ci fa capire il livello di confusione che regna tra i vertici del sistema scolastico nazionale. La situazione non è migliore nel Trentino, orgogliosamente autonomo, sempre pronto a rivendicare le sue competenze in ambito scolastico, ma incapace di trasformarle in azioni concrete.

I dati sui contagi, suddivisi per classi d'età, comunicati settimanalmente dall'Istituto Superiore di Sanità mostrano - senza ombra di dubbio - la forte diffusione dei contagi tra i giovani in età scolastica:

Incidenza dei contagi per classe d'età secondo l'ultima rilevazione rilasciata dall'Istituto Superiore di Sanità

C'è una evidente incidenza delle vaccinazioni, con la classe d'età 20-29 anni largamente vaccinata, che presenta una incidenza che è pari a meno della metà rispetto alle generazioni più giovani. Eppure si tratta di ragazzi e ragazze che hanno una intensa vita sociale e che non se ne stanno certamente chiusi in casa come gli anziani, per paura di esporsi al virus. Quindi - quando si discute se vaccinare bambini e ragazzi - un elemento importante di discussione dovrebbe essere anche il ruolo dei vaccini per proteggere dai contagi ed evitare la DAD.

Il picco dei contagi si osserva tra 0 e 9 anni. Si tratta di bambini tutti non vaccinati. La classe d'età 10 - 19 ha un livello di vaccinazione mediamente ancora basso, almeno per coloro che sono minorenni. Comunque un certo grado di protezione indotto dai vaccini si vede anche per loro.

Chi sostiene che i mezzi di trasporto e non la Scuola siano i principali luoghi di contagio dei più giovani, dovrebbe osservare l'incidenza dei contagi tra i giovanissimi (0 - 9 anni) che certamente usano i mezzi di trasporto pubblico molto meno rispetto ai giovani di età compresa tra 10 e 19 anni.

Che i contagi avvengano nel chiuso delle aule scolastiche ce lo dice la fisica dei fluidi, perché ormai sappiamo che la circolazione virale avviene principalmente sotto forma di aerosol che si genera anche solo parlando. Non c'è bisogno di tossire per diffondere il virus: basta parlare, magari ad alta voce. A volte, anche dotare gli insegnanti di un semplice microfono può aiutare a ridurre i contagi.

La cosa che mi lascia stupefatto è che nessuno - neppure nel piccolo Trentino - si sia posto il problema di migliorare la qualità dell'aria delle aule scolastiche. Non si tratta di interventi particolarmente onerosi e - tra l'altro - non sono neppure soldi buttati al vento come quelli spesi per i banchi a rotelle. Infatti qualsiasi miglioramento dell'aria delle aule scolastiche rappresenta un investimento anche per il futuro perché servirà per garantire un ambiente di studio e di lavoro più salubre, anche quando l'emergenza Covid sarà dimenticata. Basterebbe fare pochi interventi mirati:

  1. Innanzitutto, bisogna monitorare il livello del ricambio d'aria, per evitare che docenti e studenti vivano in ambienti dove non c'è una sufficiente ventilazione. A tal fine basta installare dei semplici rivelatori di anidride carbonica: quando il livello sale oltre una certa soglia vuol dire che l’aria ristagna.
  2. Poiché il ricambio dell'aria basato sulla semplice apertura delle finestre non è una misura praticabile in Trentino, soprattutto durante la stagione invernale, bisogna installare degli impianti di ricambio e/o sanificazione dell'aria, con eventuale recupero dell'energia in modo da evitare che le aule scolastiche diventino un "colabrodo" dal punto di vista energetico. Le tecnologie ci sono e dopo due anni di pandemia non ci possono venire a dire che non hanno avuto abbastanza tempo per sviluppare i progetti.
  3. Finché le misure di ricambio d'aria non sono sufficienti, bisogna rendere obbligatorio l'uso delle mascherine FFP2, che vanno indossate nel modo corretto e cambiate con le necessaria frequenza. Meglio indossare una mascherina scomoda che chiudere le classi a causa dei contagi.

In alternativa, possiamo continuare a fare gli struzzi, chiudendo la Scuola in presenza solo quando i contagi dilagano. A me non sembra una idea intelligente!

Covid-19: siamo pronti a battere il tabù dell'obbligo vaccinale?

La prima è stata l'Austria che ha introdotto l'obbligo della vaccinazione anti-Covid su tutto il territorio nazionale, a partire dal prossimo 1 febbraio. Dopo aver a lungo tollerato diffusi comportamenti no-vax, il Governo austriaco si è trovato davanti ad una situazione sanitaria molto critica ed ha reagito con decisioni "forti". Sia pure in modo sperimentale, l'Austria ha già iniziato la vaccinazione dei bambini di età compresa tra 5 ed 11 anni e sta cercando di riportare alla ragione quella ampia parte dell'opinione pubblica ancora contraria ai vaccini. Anche la Grecia ha imposto l'obbligo vaccinale, ma solo sopra i 60 anni di età.

Durante gli ultimi giorni, sia in Germania che in Israele ci sono state prese di posizione a favore dell’introduzione dell'obbligo vaccinale. Anche la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen ha affrontato il tema aprendo, di fatto, il dibattito sull’obbligatorietà vaccinale a livello europeo.

Si tratta - per il momento - di posizioni espresse a titolo personale, sia pure da personaggi molto autorevoli. La Germania, così come gran parte dei Paesi di lingua tedesca, si trova a fare i conti con una agguerrita presenza di no-vax che stanno fortemente rallentando il progresso della campagna vaccinale.

Il caso di Israele è ancora più complicato perché gli oppositori al vaccino (circa 700 mila persone) si trovano principalmente in due frange "estreme" della popolazione: le comunità ebraiche ultra-ortodosse ed i cittadini israeliani di origine araba. Le ragioni dell'opposizione al vaccino sono molto diverse tra loro. Nel caso degli ebrei ultra-ortodossi abbiamo a che fare con pregiudizi di carattere religioso, mentre i cittadini israeliani di origine araba temono che il vaccino sia un subdolo strumento ideato da Israele per annientarli. E arriviamo così al paradosso di Israele, primo Paese al Mondo ad attivare una efficace campagna vaccinale, che si ritrova oggi con un tasso di popolazione vaccinata decisamente inferiore rispetto a numerosi altri Paesi.

Introdurre l'obbligo vaccinale non sarà una passeggiata per nessuno perché - se di vero obbligo si tratta - i Governi devono essere pronti ad applicare sanzioni severe per chi non lo rispetta.

Cavarsela con una multa - anche salata - non sarebbe la soluzione più equa perché discriminerebbe i no-vax poveri rispetto a quelli benestanti. L'approccio greco, che prevedere di spalmare la multa in rate mensili da 100 Euro, non sembra rispondere pienamente a questa obiezione. Forse sarebbe più equo prevedere una multa minima per tutti, pagabile a rate come in Grecia, a cui sommare un importo extra, calcolato in base al patrimonio (così staniamo anche un po' di evasori fiscali). Tutti soldi che potrebbero andare a finanziare la Sanità pubblica, senza contare che - in Italia - la minaccia di far pagare le tasse agli evasori è forse la forma più efficace di pressione per convincere molti ni-vax a farsi vaccinare.

Intanto l'ondata associata alla variante Delta cresce e siamo in attesa di capire cosa succederà con la prossima variante Omicron. Se ci fate caso - più o meno ogni 6 mesi - l'Europa è interessata dalla diffusione di un nuovo ceppo virale. A parte la variante Alpha, nata nelle campagne del Kent più o meno un anno fa, le altre varianti sono nate in Paesi a basso tasso di vaccinazione e da lì si sono propagate (nel caso della Omicron dobbiamo ancora aspettare almeno un paio di settimane prima di esserne certi). 

Quindi, ben venga l'obbligo vaccinale nei Paesi europei, ma se non forniremo abbastanza vaccini alle parti più povere del Mondo, rischiamo di alimentare una sorta di tragica giostra virale, con nuovi ceppi che nasceranno qua e là, ma poi si propagheranno ovunque. 

La pandemia è un fenomeno globale e può essere messa sotto controllo solo agendo da un punto di vista globale. Sbaglia chi si illude di potersi salvare da solo.

Il faticoso cammino dell'antivirale Molnupiravir verso l'approvazione FDA

L'antivirale Molnupiravir (prodotto da Merck) è stato oggetto di una lunga discussione da parte dello speciale Comitato della FDA incaricato di esprimere un parere sul suo utilizzo per il trattamento precoce di alcune forme di Covid-19. Secondo indiscrezioni di stampa, dopo una lunga e vivace discussione, il Comitato - a maggioranza - ha espresso parere favorevole all’autorizzazione per usi emergenziali, con le seguenti limitazioni:

  1. Viene fortemente sconsigliato l'utilizzo del farmaco per donne in stato (anche solo sospetto) di gravidanza perché alcune prove di laboratorio fatte su cavie animali hanno dimostrato che il farmaco - somministrato in dosi massicce - può produrre malformazioni ai feti.
  2. L'autorizzazione del farmaco è stata proposta solo per i non vaccinati, perché la sperimentazione di fase 3  fatta da Merck non prevedeva la partecipazione di volontari vaccinati.
Questi limiti si vanno ad aggiungere ai risultati non proprio esaltanti legati alla valutazione di efficacia del Molnupiravir che - secondo la ditta produttrice - ridurrebbe la probabilità di ricovero o di decesso in pazienti ad alto rischio del 30% (contro il 50% annunciato inizialmente). 
 
Ancora  non sappiamo nulla sull'efficacia del farmaco per pazienti contagiati dalla variante Omicron. Gli antivirali come Molnupiravir agiscono durante il momento della riproduzione del virus all'interno delle cellule infettate e dovrebbero essere poco sensibili alle mutazioni della proteina spike (che è determinante solo per favorire l’ingresso del virus all'interno della cellula).
 
Il limite d'uso per i pazienti non vaccinati (che sono comunque quelli più ad alto rischio di gravi complicanze) si giustifica, in questo momento, con la carenza di dati relativi ai pazienti vaccinati. Non è escluso che questo limite possa essere rimosso in futuro, quando le informazioni disponibili saranno più complete.

La proposta del comitato dovrebbe essere approvata dalla FDA nei prossimi giorni e così il Molnupiravir potrebbe essere utilizzato anche negli Stati uniti (ricordo che è già autorizzato per uso emergenziale in Gran Bretagna). 
 
Sulla base dalle informazioni disponibili, non sembra che il Molnupiravir sia destinato a diventare "l'arma letale" contro il virus, ma - almeno in determinati casi - potrebbe aiutare a ridurre gli impatti sanitari più pesanti della pandemia.