domenica 28 febbraio 2021

Qualche dato sul prossimo rapporto settimanale ISS (numero 42)

Il prossimo 5 marzo uscirà il rapporto settimanale numero 42 dell'Istituto Superiore di Sanità. Il rapporto farà riferimento ai contagi avvenuti nella settimana che si conclude oggi, 28 febbraio. Ecco alcuni dati del Trentino e dell'Alto Adige che appariranno nel rapporto.

Indicatore 3.1: contagi segnalati alla Protezione Civile Nazionale nel corso delle ultime due settimane (tra parentesi il dato della scorsa settimana):

Trentino: 3727 (3074) +21,2%
Alto Adige: 5332 (7108) -25,0%

Indicatore 3.4: Contagi registrati nella settimana in corso (tra parentesi il dato della scorsa settimana). I valori segnalati a ISS potrebbero essere lievemente differenti:

Trentino: 2076 (1651) +25,7%
Alto Adige: 2314 (3018) -23,3%

Qui di seguito riporto le stime per l'indice di trasferimento del contagio Rt (indicatore 3.2) stimato secondo il mio modello empirico. Il dato incluso nel prossimo rapporto ISS sarà quello del 17 febbraio, indicato in figura con il cerchio di colore arancione:


Stima empirica dell'indice Rt di Trentino e Alto Adige (punti blu). I punti rossi sono le stime rilasciate dall'ISS. Il cerchio arancione è la mia stima per l'indice che sarà pubblicato da ISS venerdì 5 marzo

Indicatore 3.8: tasso di occupazione dei posti di terapia intensiva. La soglia di allarme è pari al 30% Nel rapporto ISS verrà usato il dato aggiornato a martedì prossimo 2 marzo. Il dato mostrato qui sotto odierno (tra parentesi il dato della scorsa settimana). I valori aggiornati li potete trovare qui:

Trentino: 43% (36%) in peggioramento, sopra soglia critica
Alto Adige: 33% (33%) stabile, sopra soglia critica

Indicatore 3.9: tasso di occupazione dei posti di area non critica. La soglia di allarme è pari al 40%. Nel rapporto ISS verrà usato il dato aggiornato a martedì prossimo 2 marzo. Il dato mostrato qui è quello odierno (tra parentesi il dato della scorsa settimana):

Trentino: 32% (30%) in peggioramento, ma sotto soglia critica
Alto Adige: 40% (47%) in miglioramento, di poco sopra soglia critica

Concludo con il dato dei contagi settimanali normalizzati rispetto al numero di abitanti che ritroveremo nella tabella finale del documento di descrizione degli indicatori ISS.

In questi giorni si sta discutendo di adottare la soglia di 250 nuovi contagi settimanali per ogni 100.000 abitanti per introdurre chiusure diffuse nelle Scuole. La norma non è ancora stata adottata e non sappiamo se entrerà effettivamente in vigore. In attesa di conoscere le decisioni governative, ecco i dati:

Trentino: 385    contagi settimanali per ogni 100.000 abitanti
Alto Adige:  437    contagi settimanali per ogni 100.000 abitanti

Sulla base dei dati fino ad oggi disponibili, possiamo anticipare che giovedì 4 marzo ECDC confermerà sia per il Trentino che per l'Alto Adige la classificazione di zona al massimo livello di rischio (dark red). ECDC effettuerà le sue valutazioni martedì 2 marzo, ma i livelli dei contagi attuali sono abbondantemente sopra ai limiti stabiliti da ECDC (500 contagi nell'arco delle ultime due settimane per ogni 100.000 abitanti). In data odierna (28 febbraio) i livelli sono:

Trentino: 690    contagi nelle due ultime settimane per ogni 100.000 abitanti
Alto Adige:  1.006    contagi nelle due ultime settimane per ogni 100.000 abitanti

Fact checking: è vero che in Italia vacciniamo pochi anziani?

La stampa nazionale ha dato molto risalto ad uno studio pubblicato da ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) nel quale si sostiene che l'Italia sia il fanalino di coda nella somministrazione del vaccino anti Covid ai cittadini di ottanta e più anni. Il grafico pubblicato da ISPI è il seguente:

Percentuale della popolazione di 80 o più anni che ha già ricevuto almeno una dose vaccinale in alcuni Paesi europei. Il dato italiano è quello mostrato con la colonna arancione.  Aggiornato al 14 febbraio. Tratto da ISPI

 

Il grafico ISPI si riferisce allo scorso 14 febbraio ed è stato elaborato combinando dati ECDC, integrati dai dati nazionali di Italia e Germania. Il dato italiano (barra arancione) è molto basso. 

Nel frattempo ECDC ha aggiornato i suoi dati al 21 febbraio. I nuovi dati ECDC confermano l'esistenza di fortissime variazioni nella percentuale di vaccini somministrati in base all'età delle persone:

Distribuzione per classi d'età della popolazione che ha ricevuto almeno una dose vaccinale in alcuni Paesi europei (l'Italia non c'è perché non ha fornito i dati ad ECDC). Aggiornato al 21 febbraio 2021. Tratto da ECDC

Notiamo che alcuni Paesi di dimensioni medio-piccole come Cipro, Malta e Norvegia stanno procedendo molto speditamente e lo scorso 21 febbraio avevano somministrato almeno una dose vaccinale a più del 50% della popolazione di 80 o più anni. Il dato italiano non c'è perché, come ho scritto nella didascalia della figura, l'Italia non ha fornito a ECDC i dati relativi alla distribuzione d'età dei vaccinati. 

Se andiamo a vedere il sito italiano https://www.governo.it/it/cscovid19/report-vaccini/, oggi 28 febbraio risulta che le persone di 80 o più anni abbiano ricevuto circa 913.000 dosi su un totale di circa 4.250.000 dosi vaccinali fin qui somministrate. In percentuale, siamo a circa il 21% di tutte le dosi somministrate. Le persone di 80 o più anni che hanno ricevuto almeno una dose sono, ad oggi, 775.758

Complessivamente gli italiani di età uguale o superiore a 80 anni sono circa 4,4 milioni. La percentuale di persone che ha ricevuto almeno una dose vaccinale oggi risulta essere pari a poco meno del 18%. Certamente molto di più rispetto al 6% stimato da ISPI due settimane fa, ma ancora inferiore rispetto alla mediana del dato europeo che, secondo ECDC, una settimana fa era pari al 25% e, nel frattempo, probabilmente è aumentata.

Forse abbiamo usato troppe dosi vaccinali per gli "amici degli amici" o per i burocrati della Sanità. Anche questo dato ci conferma che la campagna vaccinale in Italia presenta ampi margini di miglioramento.

 


La pandemia e il PIL: il "miracolo" irlandese

In precedenti post abbiamo seguito l'andamento della pandemia in Irlanda, osservando in particolare la risposta che il Paese ha dato all'arrivo della variante inglese. Il dato aggiornato sui contagi irlandesi, confrontato con quello dell'Italia lo vedete qui sotto:

Nuovi contagi in Italia e in Irlanda a confronto

Notiamo che, durante l'ultima settimana, in Irlanda prosegue il calo innescato dal grande lockdown di inizio anno, mentre l'Italia mostra un significativo incremento che interrompe la situazione di sostanziale stallo che era stata registrata durante l'ultimo mese.

Oggi però, più che dei contagi irlandesi, vorrei segnalarvi un interessante articolo di Federico Fubini apparso su Il Corriere della Sera dal titolo: "La crescita miracolosa dell’Irlanda. Così la pandemia svela l’elusione di Big Tech e Big Pharma".

Il paradosso dell'Irlanda è quello di aver registrato una crescita del PIL anche nel 2020: più 3% in piena pandemia, malgrado i lockdown. Si tratta tuttavia di una crescita solo apparente, legata al trasferimento di utili che le sedi di varie multinazionali presenti in Irlanda hanno trasferito da altri Paesi europei per eludere il pagamento delle imposte. Denaro che, dopo una breve sosta in Irlanda per pagare le poche imposte locali, emigra verso altri paradisi fiscali, lasciando in Irlanda solo le briciole. In tempi di pandemia, molte società legate all'informatica e alla produzione di farmaci hanno aumentato i loro guadagni, ma grazie al compiacente sistema fiscale irlandese, hanno continuato a pagare pochissime tasse in Irlanda e hanno eluso quasi completamente le imposte negli altri Paesi europei. Il fatto è noto, ma la pandemia lo ha fatto emergere in maniera particolarmente significativa.


sabato 27 febbraio 2021

Segnali incoraggianti dai vaccini

Pur con tutte le note difficoltà, la campagna vaccinale procede anche in Italia e incomincia a produrre effetti ben visibili. L'Istituto Superiore di Sanità ha rilasciato un documento nel quale vengono riportati i primi dati sull'effetto delle vaccinazioni in due categorie di persone: a) gli operatori sanitari e b) gli ultra ottantenni.

Il dato relativo ai contagi degli operatori sanitari (linea gialla), confrontato con quello relativo al resto della popolazione (linea grigio scuro), è molto chiaro:

Tratto da rapporto ISS

Si nota un forte calo di contagi, pur in presenza di significative sacche di resistenza alla vaccinazione anche tra alcuni "addetti ai lavori".

Il dato relativo alle persone ultra ottantenni non è ancora così evidente anche perché la vaccinazione di queste persone è iniziata da poco. La copertura più ampia, fino ad oggi, è stata garantita solo agli ospiti delle RSA, mentre per il resto della popolazione più anziana le operazioni di vaccinazione sono attualmente in corso. Comunque, queste prime vaccinazioni sono state sufficienti per produrre un calo visibile anche nei contagi delle persone ultra ottantenni. Nella figura seguente il dato delle persone più anziane (linea gialla) è confrontato con quello del resto della popolazione di età inferiore agli 80 anni (linea blu scuro):

Tratto da rapporto ISS

La forbice, dopo il 25 gennaio, si sta allargando è questo è un buon segno per i nostri concittadini più anziani. Speriamo che, nel più breve tempo possibile, le vaccinazioni possano accelerare in modo da riuscire a mettere in sicurezza tutte le numerose altre categorie di persone fragili.



Segnalazione: una o due dosi vaccinali?

Vi segnalo una serie di articoli pubblicati dal Corriere della Sera nei quali vengono discusse le possibili strategie di somministrazione dei vaccini, anche alla luce delle potenziali criticità legate alla diffusione di nuovi ceppi virali.

Molti, anche in Italia, si stanno ponendo il problema del possibile slittamento temporale della seconda dose vaccinale, in modo da somministrare almeno una prima dose al maggior  numero possibile di persone. I risultati che provengono dalla Gran Bretagna ed anche quelli parziali provenienti da Israele (che comunque somministra di norma la seconda dose nei tempi canonici) dimostrano che la prima dose assicura una buona copertura rispetto alle forme più gravi di Covid-19. L'opzione "inglese" potrebbe essere presa in seria considerazione per ridurre la saturazione del sistema sanitario nazionale se le azioni di contenimento della circolazione del virus (zone "colorate") continuassero a non produrre risultati significativi.

Il problema, come sottolineato da molti esperti, è che il beneficio potrebbe essere solo temporaneo. Esiste il rischio di innescare la circolazione di nuovi ceppi virali che potrebbero -  a medio termine - rendere inefficace l'azione dei vaccini attualmente disponibili. In altre parole, rischieremmo solo di "comprare tempo" e di dover affrontare nel prossimo inverno una nuova massiccia ondata pandemica, avendo depotenziato la nostra arma di punta ovvero i vaccini.

Si potrebbe pensare di usare la strategia monodose per ottenere comunque un beneficio a breve termine, salvo ripensare per tempo alla formulazione dei vaccini in modo da renderli efficaci anche con i nuovi ceppi virali. In fondo è un po' quello che facciamo ogni anno con il vaccino per la normale influenza.

A questo punto, si innescano nuovi potenziali problemi, specificamente legati ad una particolare categoria di vaccini, quelli che fanno uso di adenovirus come vettori. Vaccini come AstraZeneca, il russo Sputnik V, l'italiano in fase di sviluppo Reithera e l'americano Johnson & Johnson che dovrebbe diventare disponibile tra poche settimane, usano tutti tecniche simili: si parte da un adenovirus di origine umana o animale (tipicamente scimpanzé), lo si depotenzia in modo da renderlo innocuo per la persona che viene vaccinata e lo si modifica inserendo un gene che codifica una proteina specifica di SARS-CoV-2. Il problema di tutti questi vaccini è che il virus vettore, pur essendo innocuo per gli esseri umani, viene comunque riconosciuto dal sistema immunitario che tende ad eliminarlo prima che raggiunga le cellule bersaglio e produca le proteine di SARS-CoV-2. In pratica, lo stesso sistema immunitario tende a distruggere il vaccino prima che produca il suo effetto.

Ci aspettiamo che questo problema sia maggiore in caso di somministrazione di due o più dosi vaccinali. Infatti il sistema immunitario - istruito al momento della somministrazione della prima dose - agirebbe in modo più mirato. Non a caso, il vaccino russo Sputnik, che tra tutti i vaccini basati su adenovirus sembra essere quello che ha dimostrato la migliore efficacia, utilizza due adenovirus diversi per la prima e la seconda dose. 

Dal punto di vista pratico, sarebbe meglio usare un vaccino basato su uno specifico adenovirus una sola volta, esattamente come fa Johnson & Johnson. In generale, pensare ad un uso "seriale" di vaccini basati su adenovirus non è una buona idea, a meno che - ogni volta - non si usi un adenovirus diverso (e non comunemente diffuso tra la popolazione). Insomma, una questione tecnicamente complessa.

Il problema non esiste per i vaccini basati sulla tecnologia ad mRNA, ma se i vaccini a virus vettore dovessero risultare inefficaci per un uso seriale vorrebe dire che in futuro le nostre fonti di vaccini potrebbero essere meno estese di quanto non siano oggi.


"Sui numeri non si gioca, non abbiamo mai barato!"

Come riportato dal quotidiano l'Adige, il Consigliere Savoi dichiara "Sui numeri non si gioca, non abbiamo mai barato!". Peccato che neppure lui ci dica quanti sono stati i contagi in Trentino durante lo scorso mese di novembre.



venerdì 26 febbraio 2021

Aggiornamento sulla situazione italiana del 26 febbraio 2021

Purtroppo questa settimana è stata caratterizzata da una forte crescita dei contagi che sembra aver rotto quella sorta di "fase di tregua" osservata durante l'ultimo mese e mezzo. Paradossalmente, mentre alcuni politici - di varie parti politiche - si esibivano platealmente per chiedere nuove impossibili aperture, il virus (o meglio dovremmo dire i nuovi ceppi virali ad alta contagiosità) ci ha riportato alla realtà. Ormai la risalita è evidente, anche se era partita molto prima, a lungo nascosta sotto l'apparente plateau di inizio anno.

Partiamo dai dati dei contagi che sono molto chiari:

Andamento dei nuovi contagi in Italia. Durante l'ultima settimana i contagi sono tornati sui livelli di fine 2020. Elaborato su dati della Protezione Civile Nazionale

Sulla risalita in atto dell'indice di trasferimento del contagio vi ho già riferito in recenti post. Anche il dato sulle ospedalizzazioni mostra una evidente inversione di tendenza:

Variazione percentuale della media settimanale dei ricoveri ospedalieri nei reparti Covid (somma di tutti i reparti). Elaborato su dati della Protezione Civile Nazionale

Nel frattempo si è consolidata la percentuale dei ricoverati che devono ricorrere al trattamento di terapia intensiva. Erano poco meno del 10% dei ricoverati, attualmente sono il 10,7%. Notiamo che i ricoveri in terapia intensiva avevano superato la soglia dei 2.000 casi all'inizio dello scorso mese di novembre e, da allora, non sono più scesi sotto tale livello. La curva dei ricoveri in terapia intensiva mostra, nel corso dell'ultima settimana, una chiara tendenza a crescere:

Ricoverati nei reparti Covid di terapia intensiva. Elaborato su dati della Protezione Civile Nazionale

Anche i nuovi ricoveri settimanali nei reparti Covid di terapia intensiva mostrano una preoccupante crescita, particolarmente significativa in Trentino ed in Alto Adige:

Elaborato su dati della Protezione Civile Nazionale

Concludo con il dato legato all'andamento dei contagi nelle RSA del Trentino. Analogamente a quanto si sta osservando in tutto il resto del territorio nazionale, le vaccinazioni degli ospiti delle RSA hanno prodotto un beneficio evidente:

Andamento degli attualmente positivi in Trentino da inizio d'anno ad oggi. I punti rossi si riferiscono agli ospiti delle RSA, mentre i punti blu corrispondono al resto della popolazione

Durante questi primi due mesi del 2021 si è osservato un progressivo e consistente aumento delle persone attualmente positive residenti in Trentino. Parzialmente, il fenomeno è dovuto all'emersione di numerosi positivi che sparivano dalle statistiche ufficiali fino a quando (15 gennaio) non si è incominciato a tener conto di tutti i contagi, inclusi quelli verificati con il solo tampone antigenico.

Nello stesso periodo di tempo, si è osservato un crollo degli attualmente positivi tra gli ospiti delle RSA. Notiamo che nell'ultima settimana il calo degli attualmente positivi nelle RSA sembra essersi arrestato. Ma si tratta di un numero limitato di casi (un decimo di quelli che c'erano lo scorso 1° gennaio) e potrebbero essere dovuti, almeno in parte, a pazienti immunodepressi che possono rimanere virologicamente positivi anche per lunghi periodi di tempo. Il risultato complessivo è molto confortante, soprattutto se si tiene conto dell'aumentata circolazione del virus registrata durante il mese di febbraio nel resto della popolazione.





L’indice Rt del Trentino e dell’Alto Adige a confronto

Oggi l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha reso note le sue stime per l’indice di trasmissione del contagio Rt puntuale, valutato a livello regionale, nella settimana che andava dall’8 al 14 febbraio. Il dato è stato convenzionalmente attribuito al giorno 10 febbraio. Il forte ritardo nella comunicazione delle stime deriva dal fatto che, per ridurre al minimo i problemi legati alle fluttuazioni dei tempi di esecuzione del tampone e di esecuzione dei dati, l’ISS considera solo i casi sintomatici, raggruppando i nuovi contagi in base alla data di comparsa dei sintomi.

La scelta dell’ISS è senz’altro utile per “ripulire i dati” da una serie di effetti spuri, ma comporta tempi tecnici di raccolta e di elaborazione dei dati molto lunghi. In situazioni come quella attuale, quando l’andamento dei contagi incomincia a manifestare una forte dinamica di crescita, aspettare più di due settimane per stimare il valore dell’indice Rt non ha molto senso. Il rischio è quello di prendere decisioni tardive, esattamente l’opposto di quello che bisognerebbe fare nelle fasi di recrudescenza della pandemia.

Un altro aspetto che ho già discusso in precedenti post riguarda la “vulnerabilità” dell’indice Rt stimato sulla base dei soli casi sintomatici, rispetto all’uso “malizioso” della classificazione dei casi sintomatici che le Regioni/PPAA potrebbero facilmente utilizzare per manipolare la stima. A fronte di una percentuale di circa il 50% di casi asintomatici misurata a livello nazionale, si osservano fortissime differenze a livello regionale che sollevano forti dubbi sulla consistenza dei dati di talune Regioni/PPAA.

Per cercare di capire cosa stia effettivamente accadendo, può essere utile adottare stime dell’indice Rt certamente più grossolane, ma che consentano di ridurre ritardi e manipolazioni. Tra i diversi modelli proposti, il mio modellino empirico è senz'altro quello più rozzo. L’indice di trasmissione puntuale valutato al giorno g è espresso come media settimanale secondo la formula:

Rt(g) = 1 + Media {[C(t)/C(t - 7) -1]*2/3};  con t = g - 2, …, g + 4

Per valutare la stima si parte dal rapporto dei nuovi contagi C(t) registrati al giorno t, dividendolo per i contagi registrati una settimana prima C(t - 7). Il fattore 2/3 che appare nella formula, deriva da una brutale approssimazione: ricordando che l'indice Rt esprime il numero medio di nuovi contagi che ciascun contagiato produce durante il decorso della malattia, il parametro equivale a dire che ciascun contagiato produrrà mediamente Rt nuovi contagiati dopo 2/3 di una settimana, ovvero poco meno di 5 giorni. Per una valutazione più accurata bisognerebbe considerare la distribuzione temporale della probabilità dei contagi che, ovviamente, non avvengono tutti in un sol giorno.

Potremmo chiederci se invece di considerare il rapporto C(t)/C(t – 7) non sarebbe meglio considerare direttamente quello C(t)/C(t – 5), eliminando il fattore 2/3 dalla formula. La motivazione va ricercata nelle ampie fluttuazioni con andamento settimanale che si registrano nella raccolta dei dati dei contagi. Il ben noto minimo del lunedì corrispondente allo scarso numero di tamponi che si fanno la domenica (in pratica, solo le urgenze). Calcolando il rapporto a 7 giorni si smorzano gli effetti di natura sistematica. Non a caso il mio modellino empirico tende a fornire stime meno affidabili quando ci sono festività infrasettimanali.

Vediamo ora un esempio di applicazione del mio modellino empirico a Trentino ed Alto Adige. I risultati sono riassunti nei grafici seguenti:

Confronto tra le stime ISS (punti rossi) ed il mio modellino empirico (punti blu) per il Trentino (grafico superiore) e l'Alto Adige (grafico inferiore). La mia stima per la settimana corrente è ancora preliminare ed è mostrata tra parentesi ( )

Notate che la mia stima per il 24 febbraio (punti blu compresi tra parentesi) è solo una proiezione e deve intendersi come provvisoria. Infatti la media deve ancora includere il dato dei nuovi contagi che saranno comunicati nei giorni 27 e 28 febbraio. Ovviamente domenica 28 febbraio la stima sarà definitiva, mentre la stima ISS arriverà solo il prossimo 12 marzo.

Pur con tutte le incertezze legate alla grossolanità del modello, la mia stima per la settimana corrente fotografa una situazione piuttosto critica per il Trentino, mentre per l'Alto Adige si conferma la tendenza al calo dei contagi. L'andamento è ben visibile osservando direttamente la curva dei contagi:

Confronto dei nuovi contagi in Trentino ed in Alto Adige

La situazione del Trentino ricorda quella dell'Alto Adige poco più di un mese fa. Inoltre non dobbiamo dimenticare che durante le ultime settimane il Trentino ha somministrato un numero di tamponi sensibilmente inferiore rispetto a quello dell'Alto Adige:

Tamponi settimanali per ogni 100.000 abitanti. Elaborato su dati della Protezione Civile Nazionale

Anche il dato dell'occupazione delle terapie intensive conferma che, nel corso dell'ultima settimana, il Trentino ha mostrato una preoccupante accelerazione della pandemia:


Occupazione dei posti di terapia intensiva nei reparti Covid degli ospedali  del Trentino. Nel corso degli ultimi giorni (vedi freccia rossa) si nota una significativa ripresa dei ricoveri. Tratto da covid19trentino.fbk.eu

giovedì 25 febbraio 2021

Fugatti: "Rt in leggero calo: forse schiviamo la zona rossa"

La pandemia ha generato in me molti dubbi. Ma di una cosa sono assolutamente certo: il Presidente Fugatti non ha ancora capito cosa sia l'indice Rt e quale sia il significato di questo indicatore.

Dopo averci deliziato con "l'indice Rt più basso d'Italia" grazie alla provvidenziale scomparsa dei positivi antigenici che non erano considerati nei calcoli dell'Istituto Superiore di Sanità, il Presidente ha avuto un attimo di smarrimento quando è andato a sbattere in zona arancione appena l'ISS ha incominciato a tener conto di tutti i contagi. 

Superato l'attimo, si è dato subito da fare per "leggere tra le pieghe" e per cercare di smontare le già deboli norme di contenimento della circolazione virale ricorrendo ai buoni pasto provinciali e ad altre interpretazioni ispirate al massimo laissez-faire possibile.

Eppure i dati recenti dei contagi del Trentino non sono affatto incoraggianti: 

  1. Oggi, per il secondo giorno consecutivo, abbiamo superato i contagi dell'Alto Adige, pur avendo fatto un numero di tamponi che è meno di un quarto di quelli altoatesini. 
  2. Se estendiamo il confronto a tutto il territorio nazionale, oggi abbiamo avuto più del doppio di contagi (normalizzati per numero di abitanti) rispetto alla media italiana, pur avendo fatto un numero di tamponi di poco inferiore rispetto alla media nazionale. 
  3. La cosa più preoccupante è che i dati dell'ultima settimana mostrano una forte accelerazione che si stacca nettamente rispetto alla lenta crescita a cui ci eravamo abituati durante le settimane precedenti.

Mi sarei aspettato che la Provincia mobilitasse FEM o altri laboratori per accelerare i sequenziamenti genetici e per individuare i focolai di ceppi virali ad alta contagiosità che ci sono in Trentino. Magari per istituire quelle zone "arancio scuro" che ormai sono state attivate in molte altre Regioni italiane. 

Invece tutto tace in attesa che l'ISS ci dica quale sia la stima dell'indice Rt. Peccato che la stima che sarà resa nota domani sarà quella riferita allo scorso 10 febbraio, ovvero a più di due settimane fa. Sarà quindi un dato del tutto inutile perché descriverà una situazione ormai abbondantemente superata dai fatti.

Può anche darsi che domani la stima dell'indice Rt del Trentino  scenda a qualcosa intorno a 1,1 (è senz'altro maggiore di 1, ma di poco). Ma, come detto prima, sarà un indicatore ormai irrimediabilmente datato. Quello che conta veramente sono i contagi  e durante gli ultimi giorni i contagi stanno maledettamente crescendo, così come stanno crescendo i nuovi ricoveri nei reparti di terapia intensiva (10 negli ultimi 3 giorni, esattamente come l'Alto Adige, il doppio rispetto alla media nazionale). 

Siamo arrivati anche al record assoluto di attualmente positivi (oggi ben 3.315). In realtà a novembre erano molti di più, ma allora Piazza Dante aveva adottato un metodo per nasconderne una buona parte sotto al tappeto. 

Esaurite le tattiche elusive, la Giunta provinciale sembra paralizzata, incapace di attuare adeguate azioni preventive, nell'attesa passiva che il virus faccia il suo corso. 

Con il Presidente pro-tempore che da giorni colleziona "vedremo", "l'auspicio è", "ci aggiorneremo", "quando ci faranno sapere", "se avessimo ...,  faremmo", ...

La pandemia in Italia vista "alla tedesca"

Il Sole 24 Ore presenta una mappa dell'Italia, suddivisa su base provinciale, nella quale viene messa in evidenza la forte differenza che si registra, anche all'interno delle singole regioni, nella circolazione virale:

Tratto da Il Sole 24 Ore

Questo tipo di mappa è simile a quella utilizzata da sempre in Germania, anche se i livelli di circolazione virale utilizzati per l'assegnazione dei colori non sono gli stessi:

Tratto da rapporto giornaliero RKI

Nel caso dell'Italia, è evidente l'esistenza di un'isola a forte circolazione virale costituita dalle Province di Bolzano, Trento e Brescia. C'è poi una sorta di fascia "emiliano - adriatica" che comprende le Province di Bologna, Rimini, Ancona e Pescara. Notiamo che la Provincia di Perugia, pur essendo interessata da forti criticità legate alla presenza di varianti ad alta contagiosità, non risulta tra quelle colorate in rosso. In effetti il suo dato di circolazione del virus è di poco inferiore rispetto alla soglia dei 250 nuovi casi settimanali per ogni 100.000 abitanti utilizzata da Il Sole 24 Ore per l'assegnazione del colore rosso. Se la mappa italiana fosse stata fatta utilizzando le soglie adottate in Germania, la descrizione sarebbe stata meno grossolana.

Sempre nella mappa italiana notiamo che in Calabria e nelle Isole, oltre che in Valle D'Aosta, ci sono delle zone bianche (circolazione inferiore a 50 contagi settimanali per ogni 100.000 abitanti. 

L'analisi del Sole 24 Ore ci insegna che:

  1. Soprattutto per le Regioni più grandi, le medie fatte a livello regionale possono essere troppo grossolane per descrivere l'effettivo stato della pandemia. Meglio usare una scala geografica più piccola ed individuare le zone a più alta criticità dove devono essere introdotte le misure più rigide.
  2. Qualsiasi limitazione basata sul dato della  prevalenza non può prescindere da una verifica seria sul numero di tamponi fatti, sui criteri di somministrazione dei tamponi e sul tracciamento dei contagi. La tentazione di "nascondere la polvere sotto al tappeto" è sempre in agguato e se non si scoprono (e si sanzionano severamente) i comportamenti elusivi, l'intero sistema di monitoraggio perde di significato.
  3. Le limitazioni agli spostamenti tra regioni non bastano se si consentono gli spostamenti intra-regionali anche tra territori dove c'è un'alta circolazione virale.
  4. L'attuazione di provvedimenti mirati (stile zona rossa di Codogno, per intenderci), anche su scala sub-provinciale può essere necessaria quando si verifichi la presenza di ceppi virali particolarmente pericolosi (ad esempio, variante sudafricana). Ovviamente bisogna verificare che i sequenziamenti virali vengano fatti con la necessaria frequenza e tempestività.
Concludo con una notazione di tipo semantico. Forse vi siete chiesti perché la fervida fantasia dei burocrati della Sanità italiana ha inventato le zone "arancio scuro"
 
Si tratta di un trucchetto per eludere uno dei 21 indicatori ISS. Infatti una delle domande a cui Regioni/PPAA devono rispondere è: "Avete dovuto istituire zone rosse locali per circoscrivere la circolazione del virus?".  Basta ribattezzare le "zone rosse" come "zone arancio-scuro" ed ecco che magicamente la risposta alla domanda ISS diventa un bel NO! 



mercoledì 24 febbraio 2021

Ultima stima dell'indice R nazionale

Ecco l'ultima stima dell'indice di trasferimento del contagio realizzata con il mio modellino empirico, senza pretese:

I punti rossi sono le stime rilasciate dall'Istituto Superiore di Sanità. I punti blu ed i valori numerici sono ottenuti con il mio modellino empirico

La stima empirica, aggiornata ad oggi, supera ormai quota 1, indicando una situazione di crescita dei contagi. 

Anche a livello locale le cose non vanno bene. Oggi, per la prima volta da inizio anno, i contagi del Trentino hanno superato, sia pure di poco, quelli dell'Alto Adige (che ha fatto 4 volte i tamponi del Trentino):

Si nota il forte calo dei contagi registrati in Alto Adige (linea verde)  a seguito dei provvedimenti di limitazione della circolazione adottati dalla Provincia Autonoma di Bolzano. La "zona arancione" del Trentino (linea rossa) non sembra aver prodotto effetti particolarmente significativi. La cosa non è sorprendente perché la Provincia Autonoma di Trento sembra più interessata a "leggere tra le pieghe" le norme nazionali e ad attenuarne il più possibile gli effetti (vedi i comunicati sull'accesso ai ristoranti o sugli spostamenti per gli acquisti). Le norme da "zona arancione" sono già abbastanza blande e se le interpretiamo nel modo meno rigoroso possibile, non possiamo poi lamentarci se non producono un calo dei contagi. 
 
Forse sarebbe il caso che la Giunta provinciale ci facesse sapere se intende agire o se preferisce continuare a non far nulla, lasciando che il virus giochi la sua partita indisturbato.
 
Nel frattempo, attendiamo di conoscere gli esiti dei sequenziamenti genetici fatti in Trentino e di capire se siano stati individuati focolai di particolare rilevanza, tali da spiegare l'ormai evidente crescita dei contagi.






martedì 23 febbraio 2021

Con la variante inglese cambia tutto, non solo la contagiosità

Ormai è praticamente certo che la variante inglese (identificata come variante B.1.1.7 del virus SARS-CoV-2) sta diventando la variante dominante anche in Italia. Il nuovo ceppo virale è caratterizzato da una elevata contagiosità e questo potrebbe produrre una nuova crescita dei contagi. Ma oltre a produrre maggiori contagi, il nuovo ceppo virale ha caratteristiche tali da azzerare molte delle certezze fin qui acquisite a proposito del virus SARS-CoV-2.

Uno studio recente realizzato da un gruppo di ricerca dell'Università di Harvard  ha messo in evidenza che il ceppo virale B.1.1.7 potrebbe rimanere presente nelle mucose delle persone contagiate per un tempo quasi doppio rispetto alle precedenti varianti virali. Questo estende il tempo durante il quale le persone virologicamente positive possono essere contagiose e rende obsolete le attuali norme sui tempi di quarantena. In particolare il limite di 10 giorni attualmente utilizzato per alcune categorie di persone sembra essere decisamente troppo breve. Potrebbe essere inappropriato anche il limite dei 21 giorni come massimo tempo di quarantena oltre il quale, in assenza di sintomi, si presume che non ci sia più possibilità di contagio, senza la necessità di avere un tampone negativo.

Un ultimo commento riguarda il metodo utilizzato dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS) per la stima dell'indice di trasmissione del contagio Rt. Il metodo fa uso di una funzione di distribuzione della probabilità di contagio ωs che descrive come cambia nel tempo la probabilità che una persona contagiata ne contagi un'altra. Nelle stime fatte da ISS la funzione ωs utilizzata deriva da una stima fatta sulla base dell'andamento dei contagi durante della fase iniziale della pandemia in Lombardia, un anno fa. 

Nelle prossime settimane, quando i dati dei contagi analizzati da ISS saranno essenzialmente dominati dal contributo della variante inglese, la funzione ωs dovrà essere modificata per tener conto delle caratteristiche del ceppo virale B.1.1.7.

Ha senso parlare di "sovranismo vaccinale"?

Abbandonata (almeno per il momento) la battaglia no-Euro, i sovranisti nostrani si sono velocemente riposizionati sull’idea del “sovranismo vaccinale”. L’idea sarebbe quella di predisporre, in tempi brevi, un sistema di produzione tutto italiano che assicuri al nostro Paese una fonte certa e stabile del prezioso vaccino anti-Covid. Trovo interessante anche l’inedita alleanza che si è venuta a creare tra posizioni diametralmente opposte dello schieramento politico: tra i sostenitori della produzione autoctona, ci sono anche i nemici giurati delle cosiddette Big Pharma, coloro che sostengono l’opportunità di violare i brevetti che limitano la diffusione dei farmaci, soprattutto quando questi brevetti incidono pesantemente sulla qualità della vita nelle parti più povere del mondo.

Prima di farci trascinare in discussioni di carattere ideologico, forse sarà bene cercare di capire quali siano le reali dimensioni del problema e, soprattutto, quale potrebbe essere l’approccio più razionale da seguire nel corso dei prossimi mesi.

Partirei senz’altro dal dimensionamento del problema da un punto di vista strettamente finanziario. Il mercato mondiale dei vaccini (tutti i vaccini) prima dell’era Covid era stimato intorno ai 50 miliardi di dollari (dato 2019). Per quanto riguarda il mercato specifico dei vaccini per la Covid-19 ho letto stime dell’ordine di 60 miliardi di dollari. Si tratta di un conto assolutamente “spannometrico”: calcolando di somministrare due dosi a circa 5 miliardi di persone (70% circa della attuale popolazione mondiale), al costo medio di 6 dollari a dose, si ottiene esattamente quella cifra. Lo stesso conto grossolano, applicato alla sola Italia, porta ad una stima di circa 500 milioni di Euro (più o meno quanto ha speso l'Italia per banchi a rotelle (119 milioni), mini banchi singoli (199 milioni), biciclette, anche a pedalata assistita, monopattini, hoverboard, segway (35 milioni nel 2020 e altri 100 nel 2021) oltre a 8,5 milioni per le 21 primule “sopravvissute”. Totale: 461,5 milioni).

Il costo di una dose varia moltissimo a seconda del tipo di vaccino e nel caso di un vaccino ad mRNA è circa doppio rispetto al costo medio considerato. Ma parliamo dei costi attuali, nella fase iniziale della distribuzione su ampia scala, quando i vaccini autorizzati sono ancora pochi e non c’è praticamente concorrenza. L’arrivo di nuovi produttori e le economie di scala faranno certamente scendere i prezzi nel corso dei prossimi mesi.

Possiamo quindi assumere che la stima di 60 miliardi di dollari per il mercato globale dei vaccini anti-Covid rappresenti un limite superiore difficilmente superabile. Sarebbe comunque una cifra che da sola è maggiore del mercato mondiale di tutti i vaccini nel 2019. Raddoppiare il fatturato, significa - molto brutalmente - raddoppiare gli impianti produttivi ed il numero degli addetti. Questo ci fa intuire quali siano le difficoltà da superare per produrre una quantità adeguata di vaccini.  

Non si tratta di un problema finanziario: 60 miliardi di dollari sono i danni che alcuni settori dell’economia (ad esempio il turismo) hanno subito in Paesi come Italia e Francia. La sola Italia nel corso del 2020 ha speso una cifra quasi doppia per cercare di sostenere il sistema economico messo in ginocchio dalla pandemia. Se fosse solo una questione di soldi, i problemi potrebbero essere prontamente risolti.

Anche il tema delle royalty che eventualmente dovremmo pagare per produrre i vaccini su licenza non è – di per sé – così grave. Anche senza ricorrere a forme di “esproprio”, il nostro Paese è abbastanza ricco per pagare per l’uso di specifiche licenze, sulla base di un accordo equo negoziato con le Aziende che detengono il know-how per la produzione dei vaccini. Anche perché produrre un vaccino è una operazione tecnologicamente complessa e se non c’è un adeguato trasferimento di conoscenze da parte di chi le possiede, rischieremmo di perdere un sacco di tempo prezioso prima di arrivare a mettere in piedi un efficace sistema di produzione.

Supponendo di avere il denaro e le conoscenze tecnologiche necessarie, dovremmo poi preoccuparci di avviare il sistema produttivo. E "qui casca l’asino” perché produrre un vaccino richiede attrezzature sofisticate, personale altamente specializzato e tempi tecnici ben definiti. Un vaccino è “una cosa viva” e segue delle procedure di preparazione molto severe. Chi si illudesse di saltare i tempi, rischierebbe di produrre un vaccino inefficace o contenente impurezze che potrebbero generare reazioni avverse importanti. Tra l’altro la filiera di produzione di un vaccino è solitamente così complessa da richiedere il passaggio attraverso diversi impianti produttivi, non sempre localizzati uno in prossimità dell’altro.

L’Italia parte comunque da una posizione avvantaggiata perché è già un importante produttore di vaccini, ma non possiamo neppure pensare di smettere di produrre gli altri vaccini (che ovviamente servono ancora) per riconvertire il sistema produttivo italiano nella produzione massiccia di vaccini anti-Covid.

In conclusione, ci sono le condizioni per avviare un serio programma dimensionato a livello europeo, nel cui ambito l’Italia potrebbe svolgere un ruolo molto significativo. Sfruttando il meglio delle competenze disponibili a livello europeo, si potrebbe mettere insieme una importante filiera industriale che potrebbe assicurare all’Europa una adeguata capacità produttiva e potrebbe fornire i vaccini anche ad altri Paesi meno fortunati che – dopo tante promesse a vuoto e chiacchiere fumose – vedrebbero un intervento europeo concreto ed efficace. Questo dovrebbe far felici anche i sovranisti nostrani considerato che finalmente "li aiuteremmo a casa loro".

Perché – ricordiamolo – questa è una pandemia, il processo più globale che possiamo immaginare. E dalla pandemia o usciamo tutti, oppure prima o poi la pandemia ritorna.

Qui potete trovare un interessante approfondimento sul tema della produzione dei vaccini anti-Covid.

Viaggiare Covid-free

Il Sole 24 Ore segnala l'avvio del primo volo Dubai - Los Angeles, operato da Emirates, dove tutto il personale di bordo ed il personale di assistenza a terra è stato vaccinato.

Un evento poco più che simbolico, ma comunque indicativo del fatto che la ripresa delle attività "normali"  è ormai a portata di mano.  

Gli Emirati Arabi Uniti hanno somministrato, fino ad oggi, oltre 5 milioni di dosi vaccinali ad una popolazione che supera di poco i 9 milioni di abitanti. Siamo su numeri confrontabili con quelli di Israele. Oltre il 44% dei dipendenti della compagnia aerea Emirates ha già ricevuto due dosi vaccinali. 

Una lezione interessante anche per l'Italia e per tutti quei Paesi che hanno sistemi economici fortemente dipendenti dal turismo e dagli scambi internazionali.


lunedì 22 febbraio 2021

I vaccini nel mondo reale: primi risultati

Con il progressivo avanzamento delle vaccinazioni in diversi Paesi, giorno dopo giorno, appaiono nuovi studi ed analisi sul funzionamento dei vaccini anti-Covid nel mondo reale. In pratica, una fase 4 che fornisce informazioni relative a milioni di casi anche se, rispetto alla sperimentazione di fase 3 condotta dalle Aziende produttrici, si tratta di dati molto meno accurati, soprattutto per la difficoltà di disporre dei cosiddetti “gruppi di controllo”. Infatti durante la sperimentazione di fase 3 circa la metà dei volontari viene trattata con un placebo, cosa che ovviamente non si può fare quando si somministra il vaccino alle persone.

Questi studi soffrono di un altro grosso limite: spesso è difficile conoscere in dettaglio le caratteristiche delle persone a cui è stato somministrato il vaccino. Questo rende più complicato il confronto tra studi diversi.

Israele è, come di consueto, un’importante fonte di informazioni. Uno studio, condotto su un campione di oltre 7.000 sanitari vaccinati durante lo scorso mese di gennaio, ha dimostrato un livello di protezione pari all’85% dopo la somministrazione della prima dose del vaccino Pfizer-BioNtech. Come sottolineato dagli Autori, non è detto che tutti i casi asintomatici siano stati individuati. Il livello di protezione rispetto a qualsiasi tipo di contagio (inclusi quelli che producono una forma asintomatica della Covid-19) è stato stimato al 75%, ma potrebbe essere inferiore. Si tratta comunque di un alto livello di efficacia e questo risultato – se confermato – potrebbe riaprire il dibattito sull’opportunità di somministrare una seconda dose vaccinale.

Un recente studio del Ministero della Sanità israeliano ha analizzato circa 1,7 milioni di persone che hanno ricevuto ambedue le dosi del vaccino Pfizer-BioNTech. Il vaccino ha ridotto di oltre il 95% la probabilità di contrarre la malattia. La probabilità di contrarre forme sintomatiche con tosse e febbre è ridotta del 98% e sfiora il 99% per quanto riguarda la probabilità di contrarre forme gravi che prevedano l’ospedalizzazione. Un risultato straordinario, soprattutto perché sappiamo che Israele ha già vaccinato la maggior parte della popolazione di età superiore ai 60 anni ovvero la parte più esposta alle complicanze più gravi della Covid-19.

Un primo studio sull’effetto del vaccino Pfizer-BioNTech in Gran Bretagna è stato pubblicato oggi. Una analisi fatta sul personale ospedaliero, analoga a quella fatta in Israele, riporta un livello di protezione contro l’infezione (incluse le forme asintomatiche) dopo la prima dose pari al 72%. Per le persone anziane, inclusi gli ospiti di RSA, il livello di protezione dopo la prima dose è superiore al 50%: un dato inferiore – come del resto atteso – rispetto alle persone più giovani, ma comunque rilevante. Come sottolineato dagli Autori, il dato per le persone anziane potrebbe essere sottostimato. Altre valutazioni arrivano a livelli del 60-70% di protezione per le persone più anziane, dopo una sola dose vaccinale. Le forti fluttuazioni che appaiono nel rapporto UK si spiegano tenendo conto della impossibilità, per ovvi motivi etici, di costituire adeguati gruppi di controllo (non si può somministrare un placebo a metà degli anziani vaccinati per migliorare la qualità delle statistiche).

Dalla Scozia arriva un lavoro (non ancora sottoposto a revisione) che confronta il grado di protezione offerto da una singola dose dei vaccini Pfizer-Biontech ed AstraZeneca rispetto alle forme di contagio più severo, quelle che comportano un ricovero ospedaliero. Il dato è abbastanza sorprendente perché riporta una protezione pari all’85% del vaccino Pfizer-BioNTech che sale al 94% per il vaccino AstraZeneca.

Sorge spontaneo il sospetto che ci sia qualcosa che non va. Il mistero si spiega facilmente osservando la distribuzione d’età dei due gruppi di persone considerate nell'ambito dello studio: anche in Scozia il vaccino AstraZeneca è stato somministrato preferenzialmente alle persone più giovani, mentre agli anziani è stato somministrato preferenzialmente il vaccino Pfizer-BioNTech. Questo spiega l’apparente miglior risultato del vaccino AstraZeneca. Leggendo meglio, si scopre che se si limita l’attenzione alle sole persone di età superiore agli 80 anni, il livello di protezione è simile per i due vaccini ed è pari all’81%. Si tratta comunque di un ottimo risultato perché indica che ambedue i vaccini – somministrati in singola dose – offrono un elevato livello di protezione rispetto alle forme più gravi di Covid-19, anche per le persone più anziane.

In conclusione, questi primi studi confermano l’efficacia dei vaccini anti-Covid nel “mondo reale”, anche se non sono sempre facilmente interpretabili. Ulteriori commenti li potete trovare qui.

Approvato decreto legge con le nuove norme anti-Covid

Alle ore 11.58 di oggi lunedì 22 febbraio, le agenzie di stampa ci informano che il Consiglio dei Ministri ha approvato il nuovo decreto legge sulle norme anti-Covid. In particolare, è stato prorogato fino al 27 marzo il divieto di spostamento tra regioni.

Ma la vera notizia è che il Consiglio dei Ministri è stato convocato e si è regolarmente tenuto LUNEDÌ mattina, alle ore 9.30. Chi, come me, ha un po' di esperienza dei palazzi romani è rimasto piuttosto sorpreso. Di solito, al lunedì prima delle 10 del mattino, negli uffici ministeriali ci trovavo a malapena gli uscieri.

Basta dunque con le riunioni del Consiglio dei Ministri in stile  "carbonaro", da iniziare non prima delle 10 di sera? Basta defatiganti riunioni di pre-Consiglio consumate in estenuanti trattative per trovare un punto di equilibrio tra visioni divergenti? Sarebbe troppo bello e non è affatto detto che - trascorsa la "luna di miele" - anche questo Governo non si adegui al vecchio andazzo.

Per il momento, limitiamoci a cogliere un timido segnale di speranza (non mi riferisco ovviamente al titolare pro-tempore del Ministero della Salute)

Le richieste delle Regioni/PPAA al nuovo Governo Draghi

Dopo aver passato lo scorso fine settimana in lunghe quanto inconcludenti discussioni i Presidenti di Regione/PA hanno redatto un documento, trasmesso al Presidente del Consiglio Draghi, nel quale vengono raccolte le richieste relative alla gestione della pandemia.

Mi sarei aspettato un salto di qualità, legato a quello spirito bipartisan che dovrebbe ispirare l’azione delle diverse forze politiche. Purtroppo, ancora una volta, la montagna ha partorito il topolino. A parte l’ovvia richiesta di aumentare le dosi di vaccino e le risorse finanziarie per sostenere coloro che hanno sofferto maggiormente a causa della crisi economica, il documento non dice nulla di particolarmente innovativo sul tema centrale che dovremo affrontare nei prossimi due-tre mesi: ovvero come gestire la fase di transizione che abbiamo davanti a noi, prima che la campagna vaccinale incominci a produrre i suoi benefici effetti.

Ieri sera vedevo in televisione le immagini provenienti da Israele. Il lungo lockdown è stato progressivamente allentato ed i cittadini hanno ricominciato a frequentare palestre, piscine e teatri mostrando all’entrata il loro certificato di vaccinazione. Israele ha anche attivato i suoi Servizi di sicurezza per reprimere sul nascere i tentativi di produrre falsi certificati di vaccinazione. Insomma, nulla è stato affidato al caso e, grazie ad un approccio lungimirante, Israele si appresta a tornare ad una vita “quasi” normale.

In Italia, stiamo ancora perdendo tempo a discutere dell’indice Rt
, con i Presidenti di Regione/PA che si atteggiano a “poliziotti buoni” sperando che il Presidente del Consiglio di turno faccia il “poliziotto cattivo” e gli “tolga le castagne dal fuoco”.

Leggendo il comunicato del vertici regionali, sono stato colpito dal punto 3, quello in cui si chiede una revisione dei 21 parametri. Non è la prima volta che tale richiesta viene fatta, anche se non c’è mai stata chiarezza sul sistema alternativo che i Presidenti di Regione/PA vorrebbero adottare. Nel comunicato è stato scritto: “Sulla revisione del Rt e dei relativi parametri, la Conferenza si era già espressa, anche in termini propositivi …”, a mio avviso, una fumosa espressione priva di contenuti concreti.

In realtà, non ha molto senso continuare a parlare dell’indice Rt quando contemporaneamente si spinge per adottare misure “chirurgiche” anche su base sub-regionale (come sta accedendo in Alto Adige, Lombardia, Umbria ed in tante altre Regioni). Non mi stancherò mai di ripeterlo: l’indice Rt descrive il passato (in Italia, a causa del metodo utilizzato per la sua stima, l'indice descrive ciò che accadeva due-tre settimane fa) e può essere stimato con ragionevole accuratezza solo considerando un campione abbastanza ampio di persone (uno o più milioni a seconda del livello di circolazione del virus). 

L’indice Rt è solo un modo complicato per rispondere ad una domanda semplice (i contagi salgono o scendono?), certamente utile per gli studi accademici degli epidemiologi, ma facilmente manipolabile da parte delle Regioni/PPAA che vogliano nascondere il reale stato della pandemia e assolutamente inadatto per guidare le scelte di Salute pubblica, soprattutto quando – come è avvenuto in Italia – gli si attribuisce un significato predittivo che non ha.

È possibile – se solo si volesse – costruire un insieme di indicatori più "robusti" rispetto ai 21 parametri fin qui adottati. Bisognerebbe partire dal dato dei contagi e dei ricoveri ospedalieri, associando a questi dati principali un limitato numero di “parametri di controllo” volti a verificare la consistenza dei dati forniti da Regioni/PPAA. In particolare, i parametri di controllo dovrebbero aiutarci a rispondere alle seguenti domande:

  1. Si fanno abbastanza tamponi? 
  2. I reparti non Covid degli ospedali funzionano regolarmente? 
  3. Si fa contact tracing in modo adeguato? 
  4. Si fanno abbastanza sequenziamenti virali?

E, in caso di anomalie, bisognerebbe immediatamente mandare gli ispettori ministeriali ed i NAS dei Carabinieri a verificare in loco se quanto dichiarato dalle Regioni/PPAA corrisponde al vero.

Soprattutto, basterebbe chiarire a tutti che interpretare liberamente o aggirare le norme è un grave reato penale. Ci sarà un “giudice a Berlino”, anche per i furbetti della pandemia?

domenica 21 febbraio 2021

Cosa sta succedendo in Trentino?

Oggi si conclude una settimana che potrebbe risultare particolarmente importante nella storia della seconda ondata pandemica in Trentino. Si sta delineando una situazione che potrebbe complicare non poco i mesi che abbiamo davanti a noi prima di "uscire a riveder le stelle". Mi riferisco, in particolare, alla possibile diffusione della cosiddetta "variante inglese" che, se dovesse avvenire partendo dall'attuale livello di circolazione virale (circa doppio rispetto alla media nazionale), rischierebbe di creare una forte criticità.

Se guardiamo i dati dell'ultima settimana e li confrontiamo con quelli (veri) dei mesi scorsi vediamo che, malgrado tutto, la situazione attuale è ancora decisamente migliore rispetto al picco di contagi registrato a novembre. Questo vuol dire che se ci muovessimo per tempo, potremmo evitare guai peggiori. Ma - appunto - bisognerebbe muoversi per tempo!

Andamento dei nuovi contagi settimanali in Trentino da metà settembre ad oggi. La linea rossa mostra il livello dei contagi veri (somma di antigenici e molecolari). I punti interrogativi indicano il mese di novembre quando la Giunta provinciale ha segretato i dati relativi ai contagi antigenici. Le linee verdi e blu indicano rispettivamente i contagi "ufficiali" così come risultano in base a quanto comunicato dalla Provincia Autonoma di Trento alla Protezione Civile Nazionale e all'Istituto Superiore di Sanità. Da metà gennaio in poi i tre dati coincidono.

Paradossalmente, il Trentino attualmente è anche "vittima " delle tattiche elusive attuate durante lo scorso mese di novembre. Quelle stesse tattiche che ci hanno risparmiato la zona rossa quando la circolazione del virus corrispondeva a quasi 1.000 nuovi contagi settimanali per ogni 100.000 abitanti. Oggi non possiamo più eludere i controlli confidando su una interpretazione "autonoma" delle norme per la rilevazione dei contagi e siamo saldamente in zona arancione. Inoltre, se confrontiamo i dati di oggi con quelli ufficiali della Protezione Civile Nazionale e dell'Istituto Superiore di Sanità, risulta che il Trentino attualmente si trova al massimo del picco pandemico (ufficiale) con una ulteriore tendenza a crescere.

A fronte di questa situazione cosa fanno le Autorità politiche e sanitarie del Trentino? Temo che attendano e lascino che il virus giochi la sua partita praticamente indisturbato. Ci sono molti segnali che confermano il mio timore. In particolare:

  1. Si continuano a fare pochi tamponi e in massima parte si fanno tamponi antigenici (non idonei per individuare tutti i positivi, specialmente quelli a carica virale medio-bassa che, se portatori della variante inglese, potrebbero comunque essere particolarmente contagiosi). 
  2. Il tasso di positività dei tamponi in Trentino è sistematicamente doppio rispetto alla media nazionale. Questo vuol dire che aspettiamo che le persone sintomatiche si presentino per fare il tampone, ma non verifichiamo la condizione dei contatti stretti dei nuovi positivi. Tutte le settimane gli indicatori ISS ci confermano il perdurare di questa anomalia tutta trentina.
  3. I sequenziamenti virali sono partiti in ritardo e non c'è evidenza di una accelerazione. Mancano i dati sui campioni mandati ad analizzare e sulla loro provenienza.
  4. I dati sulla diffusione dei contagi tra i giovani di età inferiore a 19 anni vengono resi pubblici nel solito modo "a spizzichi e bocconi" a cui ci hanno abituato gli inconcludenti comunicati stampa quotidiani della Provincia. La domanda: "si fanno abbastanza tamponi nelle Scuole?" attende ancora una risposta.
  5. Se fosse vera l'ipotesi della presenza di un ampio focolaio di variante inglese in Val di Fiemme bisognerebbe attivare al più presto iniziative mirate sul modello di quanto fatto in Alto Adige. Al momento non se ne vede traccia.
Insomma la vecchia ed abusata tattica di nascondere la polvere sotto il tappeto, dando eventualmente la colpa di quanto succede in Trentino ad altri (in questo caso i nostri vicini altoatesini). Poi fatalmente il conto lo pagheranno i cittadini con sofferenze, lutti e danni economici che si sarebbero potuti almeno mitigare.

venerdì 19 febbraio 2021

Aggiornamento: 1 anno di pandemia in Italia

Questo aggiornamento settimanale è "speciale" non tanto per le notizie in esso contenute, ma per il fatto che ormai è quasi passato un anno dall'inizio "ufficiale" della pandemia in Italia. Domani a Trento ci sarà un incontro per ricordare le tante sofferenze ed i lutti che la pandemia ha fin qui provocato.

Sperando che sia di buon auspicio, partiamo da un dato che vi avevo già anticipato, ma che - settimana  dopo settimana - appare sempre più convincente. Finalmente - e per la prima volta dall'inizio della pandemia - si osserva, a livello mondiale, una riduzione dei nuovi contagi. È troppo presto per cantare vittoria, ma certamente è un segnale incoraggiante, mai visto prima:

Nuovi contagi settimanali, rilevati a livello mondiale dall'inizio della pandemia fino ad oggi. Tratto da ECDC

Sappiamo che potrebbe essere solo un calo temporaneo, ma l'andamento discendente dei contagi, registrato simultaneamente nel continente Europeo ed in quello Americano, fa ben sperare. Fino alla fine del 2020 c'era sempre stato una sorta di "ping-pong virale" con ondate che colpivano i diversi continenti, senza mai vedere una riduzione del numero complessivo dei contagi. 

La tendenza osservata durante questi mesi iniziali del 2021 potrebbe non essere duratura e, come è avvenuto a livello nazionale o continentale, il calo attuale potrebbe essere seguito da una nuova ondata. Per il momento accontentiamoci del fatto che i contagi stanno complessivamente scendendo, perché se cala la circolazione del virus a livello globale, diminuisce anche la probabilità di generare nuove varianti virali.

Lasciamo la dimensione globale e guardiamo ad una dimensione assai piccola, ma non meno rilevante. Mi riferisco, in particolare, all'andamento dei contagi tra gli ospiti delle RSA del Trentino. Il dato è mostrato - su scala semi-logaritmica - nella figura sottostante, dove è confrontato con l'andamento del numero delle altre persone "attualmente positive" presenti nel territorio provinciale:

Ospiti di RSA del Trentino "attualmente positivi" (punti rossi, fonte dati APSS, Trento). Il dato è confrontato con l'andamento del numero delle altre persone "attualmente positive" presenti in Trentino (punti blu, fonte dati Protezione Civile Nazionale). Il gap tra gli ospiti delle RSA ed il resto della popolazione si sta progressivamente allargando

I dati dell'ultima settimana confermano la forte discesa dei positivi tra gli ospiti delle RSA trentine, effetto chiaramente correlato con le vaccinazioni avvenute durante il mese di gennaio 2021. Sulla bontà dei dati delle persone attualmente positive in Trentino non sono certamente in grado di "mettere la mano sul fuoco". L'uso tattico dei tamponi antigenici ha fatto sparire dalle statistiche ufficiali molti positivi e la crescita osservata da inizio gennaio in poi (punti blu) potrebbe essere, almeno in parte, fittizia. Per gli ospiti delle RSA si osserva comunque un andamento del tutto opposto, con un netto cambio di pendenza a inizio febbraio, più o meno in coincidenza con il completamento delle operazioni di vaccinazione. Mi sembra un segnale di buon auspicio per tutti gli anziani del Trentino, confidando che le operazioni di vaccinazione possano procedere sollecitamente e senza troppi intoppi burocratici.

Chiusa la sezione "buone notizie", passiamo a quelle un po' meno incoraggianti. Partiamo dall'indice di trasferimento del contagio che, a livello nazionale, anche secondo l'ultima stima ISS, ha sfiorato il valore unitario. Ecco il grafico:

I punti rossi sono le stime ISS. I punti blu (con i relativi valori numerici) sono le stime del mio modellino empirico

In pratica, le nostre zone colorate stanno mantenendo il Paese in una situazione di stallo, con una circolazione virale pressoché costante nel tempo. Siamo ostaggi del virus ed in attesa che la Natura faccia il suo corso!

Anche se i contagi non accennano a calare, continuano ad arrivare timidi segnali incoraggianti sul fronte dei ricoveri. Ho leggermente cambiato l'analisi dei ricoveri rispetto a quella presentata nelle settimane precedenti. Invece di calcolare la variazione percentuale rispetto al giorno precedente e mediare su 7 giorni, ho calcolato la variazione percentuale tra il numero medio dei ricoveri calcolato su base settimanale. 

I numeri che vedete nella figura sottostante corrispondono alla variazione percentuale dei ricoveri registrata tra una settimana e quella immediatamente precedente. Attualmente i ricoveri calano, anche se l'andamento giornaliero non è sempre monotòno. 

Il fatto che ci sia un calo dei ricoveri, a fronte di un numero di contagi pressoché stabile, è compatibile con l'osservazione che attualmente - a livello nazionale - si sta osservando una forte crescita dei contagi tra i giovani in età scolastica, mentre si osserva una riduzione della percentuale di contagi riferita alle persone più anziane (probabilmente legata anche alle vaccinazioni). Se confermato, questo dato sarebbe molto importante.

Variazione percentuale dei ricoveri (tutti i reparti Covid) misurata su base settimanale. Elaborato su dati della Protezione Civile Nazionale

Concludo con alcuni dati di interesse locale. Partirei senz'altro dall'andamento dei contagi registrati nel corso dell'ultimo mese in Trentino ed in Alto Adige:

Nuovi contagi registrati in Trentino ed in Alto Adige (fonte dati: Protezione Civile Nazionale)

Si vede già l'effetto della recente introduzione della "zona rossa" in Alto Adige che, nel corso degli ultimi giorni, ha prodotto una inversione di tendenza a livello di nuovi contagi. Per il momento, la "zona arancione" non sembra avere avuto un particolare impatto sui contagi del Trentino che continuano, sia pure lentamente, a crescere. 

Rimane per me un mistero la stima dell'indice Rt del Trentino fatta oggi dall'ISS. Poiché la stima ISS viene effettuata usando i dati sui contagi sintomatici, evidentemente c'è stata una forte crescita di tali casi che non traspare dal numero complessivo dei contagi. Avrei anche altre spiegazioni, ma ricadono nella categoria "a pensar male si fa peccato" e, almeno per il momento, preferisco tenerle per me.

Sempre come confronto tra Alto Adige e Trentino, è interessante vedere l'andamento delle nuove entrate in terapia intensiva:

Nuovi ricoveri settimanali in terapia intensiva normalizzati rispetto ad un campione di 100.000 abitanti. Fonte dati: Protezione Civile Nazionale

Il dato dei nuovi ricoveri nazionali (linea nera) è stato abbastanza stabile durante le ultime 4 settimane. Il dato del Veneto (linea azzurra) è attualmente migliore rispetto alla media nazionale. Il Trentino (linea rossa) e l'Alto Adige (linea verde) si trovano appaiati, nettamente più in alto rispetto alla media nazionale.

Concludo con una delle tante "anomalie trentine": mi riferisco, in particolare, al numero di nuovi contagi segnalati questa settimana all'ISS, per i quali non è stato possibile identificare una catena di contagio specifica. In altre parole, in Trentino abbiamo un livello di nuovi contagi pari a circa il doppio della media nazionale, ma non sappiamo dove avvengono i contagi (almeno nel 90% dei casi). 

Una pessima performance per i sistemi di tracciamento dei contagi del Trentino su cui la Provincia non si è mai degnata di fornire spiegazioni, salvo autoproclamare non dimostrate eccellenze nell'azione di contact-tracing.

Aggiornato in data 19/02/2021. Fonte dati: Istituto Superiore di Sanità