venerdì 20 novembre 2020

Aggiornamento settimanale 20 novembre: speriamo che la futura discesa sia rapida!

Eccoci al consueto aggiornamento del venerdì sera. In estrema sintesi, siamo ormai arrivati al plateau della curva dei nuovi contagi, ma non possiamo fare nessuna ipotesi su quanto veloce sarà la successiva discesa. C'è sempre il rischio che eccessive aperture in occasione del Natale inneschino una forte ripresa della circolazione del virus. La buona notizia è che, a livello nazionale, ci stiamo avvicinando al massimo dei ricoveri ospedalieri e questo dato, oltre a confermare che il massimo visto nei contagi non è fittizio, ci fa sperare che nelle prossime settimane anche i ricoveri nei reparti Covid incominceranno a diminuire. Purtroppo la curva dei decessi continua a salire rapidamente, pur avendo superato il punto di flesso. 

Un quadro che richiede ancora molta prudenza e nel quale il Trentino appare (limitatamente ai nuovi contagi) un'isola felice. Purtroppo sappiamo che il dato è falsato dalle discutibili procedure adottate a livello locale per identificare i nuovi contagiati.

Procedendo con ordine, partiamo dai decessi che - durante la settimana che si conclude oggi - sono stati complessivamente 4430. I numeri fanno meno impressione se li normalizziamo rispetto ad un campione di 100.000 abitanti:

Si nota un rallentamento della velocità di salita della curva. Prima di arrivare al massimo dovremo probabilmente aspettare ancora un paio di settimane

Di fronte a questo grande numero di vite spezzate, sento i soliti noti parlare di "morti di infarto che sarebbero stati classificati come Covid perché trovati positivi al tampone al momento dell'entrata in ospedale, pur essendo asintomatici". A me sembra un penoso tentativo di negare la realtà. Del resto chi questa estate sosteneva che "non dobbiamo più avere paura della Covid-19" qualcosa dovrà pure inventarsi per cercare di salvare la faccia. Comunque la parola "fine" a queste affermazioni la metterà come al solito l'ISTAT che già ad inizio novembre aveva notificato un anomalo aumento della mortalità in Italia in coincidenza con l'arrivo della seconda ondata pandemica.

Interessante vedere la distribuzione territoriale dei decessi che mostra forti differenze tra le diverse Regioni/PPAA:

Il dato della Valle d'Aosta è troncato perché molto fuori scala. Il Trentino è indicato con la barra di colore rosso. La barra verde indica la media nazionale.

Notiamo che il Trentino (barra di colore rosso) purtroppo si conferma nella pattuglia di testa. La situazione della Valle D'Aosta è sempre drammaticamente "fuori scala". Alto-Adige, Lombardia, Trentino e Piemonte mostrano livelli di mortalità molto elevata, con il Trentino unica zona "gialla" in un contesto di zone "rosse".

Il dato dei contagi nazionali mostra abbastanza chiaramente che è stato raggiunto il massimo:

La linea rossa tratteggiata mostra l'andamento delle prime due settimane di ottobre quando la curva dei contagi cresceva in modo esponenziale. I dati mostrano anche la caratteristica variabilità che si manifesta nel corso della settimana con il minimo relativo del lunedì
 
Sui dati dei contagi in Trentino non mostro alcun dato perché tanto sappiamo che i numeri comunicati dalla Provincia sono largamente sottostimati. Mi limito a mostrare come, almeno stando ai dati ufficiali, l'incidenza dei contagi all'interno delle RSA mostri una tendenza alla crescita che  preoccupa:
 

La stima resa nota oggi dall'ISS assegna all'indice di trasmissione del contagio (misurato a livello nazionale) il valore medio di 1,18 (CI 0,94-1,49) per le due settimane che si concludevano lo scorso 11 novembre. Il dato è mostrato nella figura qui sotto:

L'accordo tra le sofisticate (e ritardate) stime fatte dall'ISS (punti rossi) ed il mio brutale modellino (linea e punti blu) è imbarazzante (per l'ISS, naturalmente!). Colgo l'occasione per mostrare la mia prima proiezione per il prossimo 25 novembre. La stima finale potrebbe essere un po' più bassa perché i dati degli ultimi giorni mostrano una tendenza a scendere sotto il valore unitario.

Può essere interessante vedere anche quale sia la tendenza dell'occupazione dei posti letto a livello nazionale:

Derivata logaritmica del numero di posti letto occupati nei reparti Covid di tutta Italia. Il valore 0% corrisponde al raggiungimento del livello massimo di occupazione. I dati sono mediati sui 7 giorni che terminano nella data indicata in figura

Come vedete il dato odierno (media dal 14 novembre ad oggi) mostra un valore ancora positivo (di poco inferiore al 2%), ma la tendenza verso lo 0% è abbastanza netta. Questo significa che, a livello nazionale, dovremmo essere ormai vicini alla massima occupazione dei reparti Covid. Ovviamente non possiamo escludere che in talune Regioni/PPAA la crescita del numero di letti occupati sia destinata a crescere ancora per un certo tempo.

A proposito di posti letto, noto con piacere che oggi è stato messo a posto il grafico che illustra i dati provinciali relativi ai ricoveri nei reparti Covid. Evidentemente anche in Provincia leggono questo mio misero blog.

Sempre a proposito di ricoveri, ecco il grafico aggiornato sul rapporto tra ricoverati ed attualmente positivi:

Tratto da AGENAS

Un alto dirigente di APSS Trento, incalzato dai giornalisti, ha commentando questo grafico facendo notare che all'estremo sinistro della scala c'è la Campania: "volete mettere il Trentino con la Campania che è notoriamente un disastro?" Mi sembra un tentativo mal riuscito di "buttare la palla in tribuna" come facevano i terzini di una volta.  I motivi per i quali il rapporto può essere basso sono diversi. In particolare:

  1. quando una Regione/PPAA è particolarmente efficace nella ricerca dei positivi;
  2. quando la Medicina territoriale funziona bene ed è possibile assistere una quota crescente di pazienti meno gravi nelle loro abitazioni;
  3. quando il sistema sanitario regionale è saturo e non è in grado di accettare nuovi ricoveri.

Se osservate bene la figura, Campania e Veneto si trovano ambedue nella parte all'estrema sinistra del grafico (corrispondente ad un basso valore del rapporto ospedalizzati/positivi). Francamente non credo che le motivazioni che si applicano al Veneto possano valere, pari-pari, anche la Campania. 

Comunque nel caso del Trentino la motivazione è una sola: comunichiamo solo circa 1/3 dei contagi. Il numero dei contagi comunicati dal Trentino è stato artificialmente stabilizzato a partire dall'inizio del mese di novembre ed ora ci tocca sentire la Provincia che si pavoneggia perché avremmo un indice di trasmissione del contagio R pari a circa 1. Ovvio che sia così, ve lo avevo anticipato già alcuni giorni fa. Ma se avessimo fatto il tampone molecolare di conferma a tutti i casi sintomatici i numeri sarebbero stati ben diversi.

Vediamo infine il quadro europeo. In termini cromatici la mappa europea si sta facendo un pochino meno "nera". Si notano finalmente alcune zone più chiare, segno che anche la seconda ondata della pandemia si sta avviando verso la fase calante. Notate che il Trentino appare più chiaro rispetto ad Alto-Adige e Lombardia solo perché i dati considerati sono quelli ufficiali (largamente sottostimati).

Tratto da ECDC



Effetto della selettività (specificità) dei test rapidi antigenici negli screening di massa

In un post precedente abbiamo discusso il problema della sensibilità dei test rapidi antigenici ovvero della loro capacità di individuare le persone virologicamente positive e quindi potenzialmente contagiose. Qui vorrei soffermarmi su un'altra caratteristica dei test discutendo della selettività ovvero della loro capacità di distinguere il SARS-CoV-2 rispetto ad altri virus che potrebbero essere presenti nella persona sottoposta a test (spesso si usa il termine specificità, ma vuol dire la stessa cosa).

A differenza del tampone molecolare che cerca l’RNA virale (o meglio pezzi dell'RNA che sono caratteristici del SARS-CoV-2) il tampone antigenico rivela una o più proteine virali. 

 

Un'immagine pittorica del virus SARS-CoV-2  e delle sue proteine. Tratto da: Maya Peters Kostman, Innovative Genomics Institute. 

Sia il tampone molecolare che quello antigenico presentano dei limiti. Il tampone molecolare è di fatto il gold standard per la ricerca del SARS-CoV-2 e presenta una sensibilità che è di alcuni ordini di grandezza superiore rispetto al tampone antigenico. Sappiamo tuttavia che il tampone molecolare può dare numerosi "falsi positivi" perché non sempre è in grado di distinguere i virus integri (in grado di infettare) rispetto ai frammenti di RNA virale (non più in grado di infettare) che possono rimanere nelle mucose del paziente anche dopo che è tornato virologicamente negativo. Questo effetto lo abbiamo visto con una certa evidenza all'inizio della scorsa estate quando molte persone positive ai test sierologici risultavano positive anche al tampone molecolare. Si trattava, per la grande maggioranza, di persone che avevano contratto la Covid molte settimane (o addirittura mesi) prima e che venivano inutilmente costrette alla quarantena.

Anche il tampone antigenico può dare falsi positivi. La percentuale di questi falsi positivi varia a seconda del modello di tampone utilizzato e delle procedure di trattamento del campione. Su questo punto la FDA americana ha recentemente rilasciato un documento che mette in guardia dalle numerose cause che potrebbero generare falsi positivi antigenici. A seconda del modello di tampone antigenico utilizzato e supponendo che sia utilizzato "a regola d'arte" il tasso di falsi positivi potrebbe variare tra l'1 ed il 2%. 

Parliamo ovviamente di valori realistici e non delle specifiche ottimistiche che spesso troviamo sui documenti dei fornitori. Uno dei trucchi più utilizzati è quello di usare un campione di dimensione limitata. Con un po' di fortuna potete anche avere risultati migliori di quelli tipici. Ad esempio ho letto le specifiche di uno di questi test in cui si garantiva una specificità del 99,4% ovvero solo uno 0,6% di falsi positivi. Se poi leggete i dettagli vi accorgete che il dato si riferisce ad un campione di solo 181 persone, di cui 1 è evidentemente risultata falsa positiva. Ma siamo in piena distribuzione di Poisson e sono sicuro che se ripetessimo l'esperimento con altre 181 persone scelte a caso la probabilità di trovare 0, 2 o 3 falsi positivi non sarebbe così trascurabile. Non a caso la Ditta specifica il valore medio della specificità, ma non il siuo intervallo di confidenza. In altre parole, sarei stato più tranquillo se la stima della specificità fosse stata fatta su un campione di almeno 2000 persone.

L'impatto pratico dei falsi positivi antigenici dipende dal livello di prevalenza della popolazione sottoposta a test. Attualmente in Trentino la maggioranza delle persone che si sottopongono a tampone antigenico ha manifestato sintomi nei giorni immediatamente precedenti all'esecuzione del test. Questa è la procedura corretta per ottimizzare i risultati dei tamponi alla luce della loro ridotta sensibilità. Secondo dati ufficiosi, circa il 20-25% dei test antigenici fatti attualmente in Trentino risulta positivo. Capite che anche se il 2% delle persone esaminate producesse un falso positivo, oltre il 90% dei risultati positivi sarebbe comunque corretto. Il rimanente 5-10% delle persone trovate positive con un test antigenico potrebbe essere costituito da falsi positivi che verranno inutilmente tenuti in quarantena (cosa che non succederebbe se si facesse rapidamente il tampone molecolare di conferma). Considerato il numero dei tamponi antigenici che si fanno attualmente in Trentino, il costo economico-sociale dei falsi positivi non è comunque trascurabile.

Quando i test rapidi antigenici sono applicati all'intera popolazione come sta accadendo proprio in queste ore in Alto-Adige, le proporzioni cambiano. Supponendo - ottimisticamente - che i test generino una percentuale di falsi positivi pari all'1% e che 300.000 persone partecipino allo screening, avremmo una sorta di "zoccolo duro" di falsi positivi pari a 3.000 persone. Affinché lo screening produca risultati che siano minimamente significativi dovrebbe individuare un numero di positivi pari ad almeno il triplo dei falsi positivi, ovvero circa 9.000 persone, il 3% delle persone sottoposte a test. Percentuali inferiori sarebbero scarsamente significative da un punto di vista statistico.

Sono sicuro che a Bolzano questi conti li abbiano fatti molto bene e che confermeranno con tampone molecolare (così come previsto dalle norme ministeriali) tutti coloro che risulteranno positivi al test antigenico. Altrimenti ci sarà il rischio di buttare soldi ed energie in una  azione di grande impatto mediatico, ma di scarsa efficacia rispetto all'effettivo contenimento della circolazione del virus.

Chi fosse interessato ad approfondire l'argomento può consultare il rapporto ECDC pubblicato lo scorso 19 novembre

giovedì 19 novembre 2020

I nuovi grafici di AGENAS sull'occupazione dei posti letto nei reparti Covid

AGENAS è l'Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali e nel suo sito mostra un interessante rapporto sull'andamento della pandemia in Italia con particolare attenzione alla situazione delle strutture ospedaliere. Poche ore fa il sito è stato arricchito da una serie di nuovi grafici che aggiungono informazioni interessanti sull'andamento dell'occupazione dei posti letto nei reparti Covid delle diverse Regioni/PPAA.

Avevo già utilizzato il sito AGENAS nei giorni scorsi per evidenziare l'anomalia trentina relativa al rapporto tra persone ricoverate e persone (ufficialmente) virologicamente positive. Qui vi segnalo due  nuovi grafici che mostrano l'andamento temporale della percentuale di posti utilizzati nei reparti Covid ordinari e di terapia intensiva:

Percentuale di occupazione dei posti letto Covid ordinari. Tratto da AGENAS

Percentuale di occupazione dei posti letto Covid in terapia intensiva. Tratto da AGENAS

Il dato blu corrisponde al Trentino, mentre quello giallo corrisponde alla media nazionale. Poiché la percentuale è calcolata rispetto al numero di letti disponibili si osservano ogni tanto delle brusche discese legate alla messa a disposizione di un numero maggiore di letti (con conseguente chiusura di altre attività ospedaliere).

Osservando i grafici, notiamo che il dato più preoccupante per il Trentino è quello relativo ai reparti ordinari. Da circa 10 giorni si è aperta una forte divaricazione con il dato trentino molto al di sopra del dato nazionale. La piccola discesa registrata lo scorso 16 novembre è già stata in parte riassorbita. Per quanto riguarda le terapie intensive, il dato trentino è decisamente migliorato una settimana fa grazie alla messa a disposizione di nuovi posti, ma ora è già tornato sul valore della media nazionale.

Negli ultimi giorni osserviamo che il Trentino mostra una tendenza alla crescita della percentuale di posti letto Covid occupati molto più marcata della media nazionale. Siccome i posti da aggiungere non sono infiniti e, soprattutto, non basta aggiungere letti, ma bisogna dotarli di personale medico ed infermieristico qualificato, risulta evidente come sia indispensabile assumere al più presto misure serie per affrontare il problema alla radice, riducendo sensibilmente la circolazione del virus. 

Ancora una volta, nascondere i numeri veri dei nuovi contagi non serve proprio a nulla.



La PAT e i soliti pasticci con i dati

 Nota aggiunta il 20 novembre:

Noto con piacere che oggi è stato messo a posto il grafico che illustra i dati provinciali relativi ai ricoveri nei reparti Covid. Evidentemente anche in Provincia leggono questo mio misero blog.

 

 

Continuo a meravigliarmi (ma ormai dovrei essermi abituato) per i pasticci, anche banali, che la Provincia Autonoma di Trento continua a fare quando comunica i dati relativi alla pandemia. E non mi riferisco agli "originali" criteri che ogni tanto adotta per il calcolo dei nuovi contagi. La mia osservazione si riferisce alla pratica quotidiana, quando spesso si comunicano dati sbagliati. 

La mia non è l'osservazione di un pensionato che non ha di meglio da fare e perde tempo a fare le pulci alla Provincia. Quando si lavora con i dati bisogna essere precisi e soprattutto ci dovrebbe essere qualcuno responsabile per il CONTROLLO di ciò che viene pubblicato. Questo controllo evidentemente non c'è e questo mi preoccupa perché il fatto è sintomatico di una debolezza strutturale dell'intera catena di acquisizione ed analisi dei dati.

Vi mostro l'esempio del giorno, tratto dalla pagina https://covid19trentino.fbk.eu/:

La figura è stata copiata da: https://covid19trentino.fbk.eu/. Chi avesse difficoltà di lettura può vedere il grafico originale nel sito indicato (se nel frattempo non l'hanno aggiustato!)

Il grafico preso dal sito citato sopra mostra l'andamento dei ricoveri in terapia intensiva (linea rossa) e nei reparti "ad alta intensità" (linea gialla) da marzo fino ad oggi. Quando ho visto la figura mi sono sorpreso perché si vede che attualmente la linea rossa (terapie intensive, lo ripeto) è in forte crescita con un andamento del tutto analogo rispetto a quello dello scorso marzo. Poi sono andato a vedere i dati comunicati dalla Protezione Civile Nazionale e scopro che c'è un errore evidente. I dati mostrati nel grafico a primavera erano giusti, ma nel periodo autunnale è successo qualcosa e i valori delle terapie intensive sono stati scambiati con quelli delle alte intensità. Oggi ci sono 55 ricoveri in alta intensità e 39 in terapia intensiva. Che non sono pochi e preoccupano, ma sempre meglio che avere 55 ricoveri in terapia intensiva come mostrato dal grafico.

Se poi andiamo a controllare i valori riportati sulla scala verticale che indica il valore dei ricoveri è abbastanza evidente che anche la calibrazione delle ordinate è sbagliata (secondo quella scala oggi avremmo quasi 100 ricoveri in terapia intensiva!). Cosa sia successo nella costruzione del grafico non sono in grado di dirvelo, ma certamente in autunno la linea rossa dovrebbe essere più bassa della linea gialla e la scala delle ordinate dovrebbe essere ricalibrata

Mi auguro che questo post convinca la Provincia Autonoma di Trento a mettere ordine nei suoi dati. Ovviamente sistemare solo questo il grafico e continuare a fare le cose in modo pasticciato non servirebbe a molto. Speriamo che sia l'occasione per meditare sulla urgente necessità di disporre di risorse umane adeguate per il trattamento di dati tanto importanti quanto delicati come quelli della pandemia.

Sperem!



Quanto sono affidabili i tamponi rapidi antigenici?

Ieri Sky TG24 ha sollevato una forte polemica sull'efficacia dei tamponi rapidi antigenici acquistati dal super-commissario Arcuri con un investimento di ben 32 milioni di Euro. Il servizio di Sky TG24 faceva riferimento ad un articolo apparso questa estate su Journal of Clinical Virology nel quale viene analizzata la sensibilità dei test rapidi antigenici BIOCREDIT Covid-19 Ag, gli stessi acquistati da Arcuri.

I dati riportati nell'articolo confermano che la sensibilità dei tamponi rapidi antigenici è molto inferiore rispetto a quella dei tamponi molecolari. Lo sapevamo e quindi non rappresenta una  novità. Impressiona il dato complessivo: su 10 casi positivi, il test rapido antigenico BIOCREDIT ne riconosce non più di 4. Gli altri 6 sono falsi negativi. 

Ovviamente il risultato dipende criticamente dal livello di carica virale del campione analizzato. Siccome la carica virale di una persona positiva cambia abbastanza rapidamente nel tempo, il risultato di un tampone rapido antigenico è certamente più accurato quando la carica virale è vicina al valore massimo. Per un positivo sintomatico, se il tampone viene fatto entro un paio di giorni dalla comparsa dei sintomi ci sono maggiori probabilità che funzioni. Per gli asintomatici (e per i cosiddetti pre-sintomatici ovvero coloro che ancora devono manifestare i sintomi) "peschiamo un po' alla cieca" perchè non abbiamo idea di quali possano essere i giorni in cui la carica virale sia più alta.

Andamento qualitativo della carica virale di una persona virologicamente positiva. Il picco si raggiunge (per i sintomatici) più o meno al momento della comparsa dei sintomi. In generale, a causa della  limitata sensibilità, i test rapidi antigenici funzionano in modo accettabile solo quando sono somministrati nei giorni in cui la carica virale è vicina al massimo (immediatamente prima o dopo il giorno della comparsa dei sintomi). Ovviamente il valore assoluto del picco varia da paziente a paziente e questo introduce un ulteriore limite alla affidabilità dei risultati ottenuti tramite tampone antigenico. Va detto però che i pazienti con un picco di carica virale più basso sono anche quelli meno contagiosi e quindi il danno indotto a livello di circolazione del virus da questi possibili falsi negativi è presumibilmente limitato.
 

Va detto inoltre che in commercio ci sono vari tipi di tamponi rapidi antigenici e che ci possono essere grandi differenze di sensibilità a seconda del modello utilizzato. Considerato l'uso estensivo che si fa in Trentino dei tamponi antigenici rapidi, sarebbe interessante sapere quale è la marca dei test rapidi utilizzati in Provincia.


Vaccini in arrivo

Durante queste ultime settimane, si è scatenata una forsennata gara di annunci tra i produttori dei  vaccini per il virus SARS-CoV-2. Le ultime notizie provengono da AstraZeneca che ha pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet un dettagliato rapporto sull'immunità indotta dal suo vaccino in pazienti di diverse età. L'articolo originale lo potete trovare qui:

M.N. Ramasamy et al. "Safety and immunogenicity of ChAdOx1 nCoV-19 vaccine administered in a prime-boost regimen in young and old adults (COV002): a single-blind, randomised, controlled, phase 2/3 trial", The Lancet, nov.18, 2020, DOI: 10.1016/S0140-6736(20)32466-1

Questi annunci hanno alcuni elementi in comune. Il primo è che per raggiungere un elevato grado di immunità bisognerà ricevere due dosi a distanza di tempo ravvicinata (così come succede per molti altri vaccini).  Questo complica non poco la procedura per la somministrazione del vaccino, soprattutto se pensiamo ai grandi numeri di persone che dovrebbero essere raggiunte. Non si segnalano, almeno fino ad oggi, effetti collaterali preoccupanti e, almeno per il vaccino AstraZeneca disponiamo già di dati che confermano l'efficacia del vaccino anche per le persone over-70. (Nota aggiunta il 24 gennaio 2021: questa informazione relativa alla sperimentazione su soggetti anziani non è stata confermata nei mesi successivi. In particolare è emerso un problema rispetto ai dosaggi utilizzati in fase 3. Sulla base di quanto sappiamo attualmente, sembra che l'efficacia più elevata del vaccino AstraZeneca sia stata riscontrata solo su piccolo gruppo di volontari di età inferiore ai 55 anni che, nella prima vaccinazione, avevano ricevuto per errore solo metà dose. Questa sembra essere la causa principale dei ritardi intervenuti nei tempi di rilascio all'uso in Europa da parte dell'EMA).

Un elemento comune a tutti gli annunci è quello relativo all'efficacia dei vaccini ovvero alla percentuale di persone che, dopo la somministrazione del vaccino, acquisiscono un livello adeguato di anticorpi. Siamo partiti dai primi annunci che parlavano del 90% ed attualmente assistiamo ad un crescita dei livelli di efficacia annunciati che ormai sembrerebbero essere superiori al 95%. Mi permetto di suggerire una certa cautela di fronte a certi annunci perché i dati si riferiscono sempre a campioni piuttosto limitati di volontari (parliamo di alcune centinaia di casi). Comunque le percentuali annunciate sono largamente superiori rispetto al livello minimo di efficacia che è necessario per garantire che il vaccino, se somministrato su larga scala, produca una vera immunità di gregge. 

Utilizzando modelli epidemiologici elementari si può dimostrare che la frazione di popolazione F che deve essere vaccinata affinché il vaccino produca una effettiva immunità di gregge è data da:

F = (1-1/R0)/E                                                            (1)

dove E è l'efficacia del vaccino ed R0 è l'indice di diffusione del contagio misurato nella fase iniziale dell'epidemia. Per il SARS-Cov-2 si stima che il valore di R0 sia compreso tra 2,5 e 3. 

Notiamo che nel caso in cui l'efficacia del vaccino E sia inferiore rispetto a (1-1/R0) l'equazione (1) perde di significato fisico. Infatti il valore calcolato di F diventerebbe maggiore di 1, cosa non possibile considerato che F = 1 (100%) equivale a dire che tutti i cittadini siano vaccinati. In altre parole, un vaccino poco efficace non consente di raggiungere l'immunità di gregge anche se tutti fossero vaccinati.

Assumendo R0 = 3, ricaviamo che il valore minimo di E necessario per poter raggiungere l'immunità di gregge corrisponde a circa 0,77 (ovvero il 77%). I valori di E che sono stati annunciati sono tutti al di sopra di questo limite minimo e questa è una buona notizia. Ipotizzando E = 0,95 (95%) si ottiene  F = 0,7 ovvero basterebbe vaccinare il 70% della popolazione per raggiungere l'immunità di gregge.

I numeri che vi ho presentato sono basati su modelli ed ipotesi estremamente semplificati e vanno quindi "presi con le pinze". Tuttavia possiamo dire che le cose sembrano andare nella giusta direzione e, pur con gli enormi limiti legati alla complessità delle campagne di vaccinazione di massa, i vaccini che arriveranno nei prossimi mesi potrebbero mettere la parola fine a questa terribile pandemia. 

Purché tutti capiscano l'importanza di vaccinarsi e non si ripetano gli errori della scorsa estate. Se, anche grazie alla propaganda di qualche sciagurato leader politico, troppe persone si illudessero che il possibile contagio non li riguarda ed è solo un problema degli altri, rischieremmo di trasformare anche i vaccini in un'arma spuntata.

Stima dell'indice R nazionale aggiornato al 18 novembre

In attesa che domani l'Istituto Superiore di Sanità comunichi il dato ufficiale dell'indice di trasmissione del contagio R nazionale calcolato durante le due settimane che terminavano lo scorso 11 novembre, vi anticipo il risultato della stima basata sul mio brutale metodo empirico che considera i dati dei contagi senza riclassificarli in base alla data di comparsa dei sintomi. Un conticino senza alcuna pretesa che, almeno fino ad ora, sembra abbastanza in accordo con i dati ufficiali. La stima per il 18 novembre ora è completa (nei giorni precedenti avevo pubblicato delle proiezioni basate su un set di dati ancora parziale).

I punti rossi sono le stime ufficiali rilasciate fino ad oggi da ISS. La linea ed i punti blu corrispondono ad una stima basata su un modello semplificato che considera tutti i nuovi contagi, senza riclassificarli in base alla data di insorgenza dei sintomi

Notiamo che il valore è ormai prossimo alla soglia critica R = 1. In pratica questo vorrebbe dire che la curva dei nuovi contagi (ufficiali) ha raggiunto il suo massimo. 

Nessuno è in grado di dirci se questo andamento sia reale, oppure se sia stato in qualche modo "aiutato" da chi non conta tutti i contagi (neppure quelli sintomatici). Solo il dato sui ricoveri e sui decessi ci dirà da qui ad un paio di settimane se il picco della seconda ondata è stato effettivamente raggiunto.