lunedì 3 gennaio 2022

Arriva la smentita da Israele: "non stiamo cercando di raggiungere l'immunità di gregge tramite i contagi Omicron"

Durante gli ultimi giorni, la stampa internazionale ha ipotizzato che le Autorità sanitarie israeliane avessero deciso di raggiungere l'immunità di gregge grazie all'ampia diffusione dei contagi legati alla variante Omicron.

L'idea dell'immunità di gregge ci ha accompagnato fin dall'inizio della pandemia ed ha condizionato le scelte sanitarie adottate inizialmente da Paesi come la Svezia e la Gran Bretagna. L'arrivo di nuove varianti caratterizzate da indici di trasferimento del contagio Ro sempre più elevati ha progressivamente spostato verso l'alto la percentuale di persone che si dovrebbero vaccinare per arrivare all'immunità. La scoperta del calo dell'efficacia dei vaccini, in funzione del tempo passato dal momento dell'ultima somministrazione del vaccino, ha complicato ulteriormente le cose.

Con l'arrivo della contagiosissima variante Omicron, l'idea di raggiungere l'immunità di gregge grazie alle sole vaccinazioni è stata definitivamente abbandonata, ma qualcuno ha ipotizzato che l'obiettivo si potesse raggiungere con una combinazione di vaccini e contagi, soprattutto se i contagi indotti dalla variante Omicron si rivelassero davvero meno virulenti rispetto a quelli provocati dalle precedenti varianti.

Tuttavia, anche supponendo di combinare contagi e vaccini, l'immunità di gregge rischia di rimanere comunque un obiettivo irraggiungibile. In particolare, ci sono almeno 3 problemi di non facile soluzione:

  1. Non è affatto detto che la protezione acquisita dopo un contagio da variante Omicron protegga anche verso le altre varianti virali.
  2. Anche per Omicron, è ragionevole ritenere che - almeno a livello di anticorpi neutralizzanti - la protezione indotta dal contagio cali entro pochi mesi.
  3. Lasciar correre i contagi nel tentativo di raggiungere l'immunità di gregge potrebbe essere una pessima idea perché - ammesso che i contagi da Omicron siano effettivamente meno gravi - anche una piccola percentuale di casi gravi potrebbe provocare un forte aumento dei ricoveri ospedalieri.
Di fronte a queste obiezioni, le Autorità sanitarie israeliane hanno deciso di prendere ufficialmente posizione, negando di voler raggiungere l'immunità di gregge tramite una combinazione di vaccini e contagi. La priorità sarà invece quella di limitare il numero di casi gravi ricoverati in ospedale.

domenica 2 gennaio 2022

Israele approva la quarta dose sopra i 60 anni

Pochi minuti fa il Primo Ministro Naftali Bennett ha annunciato che Israele ha autorizzato la somministrazione della quarta dose vaccinale per il personale medico e per i cittadini di età superiore ai 60 anni (almeno 4 mesi dopo la terza dose). Dopo lunghe discussioni, Israele ha deciso di passare alla somministrazione della quarta dose per timore che l'ondata di contagi legati alla diffusione della variante Omicron determini un aumento dei casi gravi che richiedono un ricovero ospedaliero. 

Attualmente in Israele ci sono solo 110 persone ricoverate negli ospedali in condizioni classificate come gravi (in pratica coloro che in Italia sono ricoverati nei reparti al alta intensità ed in terapia intensiva). Il sistema ospedaliero israeliano potrebbe reggere fino ad un limite di circa 1.000 casi (più o meno simile a quello raggiunto durante la scorsa estate quando in Israele si diffuse la variante Delta). Secondo alcune stime, l'arrivo di Omicron potrebbe far salire il numero di casi gravi fino ad un livello di oltre 2.000 casi, molto al di sopra del limite che il sistema sanitario israeliano sarebbe in grado di gestire.

La decisione sulla somministrazione della quarta dose vaccinale era stata originariamente presa circa 2 settimane fa ed era motivata dal fatto che sono ormai passati 5 mesi dalla data di inizio della somministrazione della terza dose vaccinale (ricordo che i tempi della campagna vaccinale israeliana sono anticipati rispetto a quelli di tutti gli altri Paesi). Dopo il primo annuncio, la decisione era stata sospesa in attesa di verificare le notizie in arrivo da Sudafrica e Gran Bretagna sulla supposta minore pericolosità dei contagi indotti dalla variante Omicron. Evidentemente le valutazioni degli esperti israeliani non sono state particolarmente ottimistiche, oppure si è deciso di scegliere la via della massima prudenza.

Contemporaneamente Israele ha ricevuto la prima fornitura dell'antivirale Paxlovid prodotto da Pfizer. L'uso di questo antivirale costituisce un tassello importante nella strategia che sarà adottata da Israele per limitare i casi gravi.

I dati dell'ultimo Bollettino ISS

L'ultimo Bollettino emesso dall'Istituto Superiore di Sanità raccoglie e analizza i dati dei contagi fino allo scorso 26 dicembre e incomincia a mostrare l'effetto della diffusione del nuovo ceppo virale Omicron. 

Rispetto ai Bollettini delle settimane precedenti, il nuovo documento presenta una interessante analisi della probabilità di reinfezione (ovvero di contrarre un nuovo contagio anche per chi aveva già fatto la Covid-19) che è nettamente aumentata nel corso degli ultimissimi giorni, proprio a causa dell'arrivo di Omicron. Questo andamento conferma quanto già osservato in Sudafrica ed in Gran Bretagna.

I dati relativi a contagi, ricoveri e decessi sono solo parzialmente influenzati dall'arrivo di Omicron perché coprono un arco temporale di 30 giorni. Solo nel caso dei contagi, una parte dell'intervallo di tempo considerato ha visto una significativa presenza della variante Omicron. Per i ricoveri ed i decessi, i dati fanno riferimento a contagi avvenuti entro la prima metà di dicembre, quando la presenza di Omicron in Italia era ancora trascurabile.

Va segnalato inoltre che, a partire da questa settimana, l'ISS separa i dati relativi ai completamente vaccinati (senza terza dose) in 2 gruppi: coloro che avevano completato la vaccinazione meno di 120 giorni prima del dell'eventuale contagio e quelli che si erano vaccinati prima. Rispetto alle settimane precedenti cambia l'intervallo di tempo considerato (120 giorni invece di 150) per tenere conto delle nuove regole per la somministrazione della terza dose che sono state introdotte recentemente.

Per quanto riguarda lo stato vaccinale della popolazione con almeno 12 anni di età (54 milioni) - alla data dell'11 dicembre 2021 - la situazione era la seguente:

  1. 6,9 milioni di italiani con almeno 12 anni di età non erano vaccinati. Di questi, solo 1,3 milioni riguardavano persone con almeno 60 anni di età. Il gruppo più numeroso (2,9 milioni) era costituito da persone di età compresa tra 12 e 39 anni. 
  2. Le persone che avevano completato la vaccinazione da non più di 120 giorni erano 13,6 milioni, in gran parte (8,1 milioni) persone di età compresa tra 12 e 39 anni.
  3. I vaccinati da più di 120 giorni che non avevano ancora fatto la terza dose (booster) erano ben 26,3 milioni, di cui ben 10,8 milioni di età maggiore o uguale a 60 anni.
  4. La terza dose era stata somministrata a 5,7 milioni di italiani. Il gruppo più numeroso era costituito da persone con almeno 80 anni di età (2,2 milioni). Altri 2 milioni di vaccinati con terza dose avevano tra i 60 ed i 79 anni di età.
  5. C'erano infine 1,5 milioni di italiani che avevano fatto solo una dose, in maggioranza giovanissimi

Al 28 dicembre, lo stato vaccinale della popolazione italiana era quello riassunto nella seguente tabella:

Stato vaccinale della popolazione italiana al 28 dicembre 2021. Tratto da ISS

Passiamo ora ai dati relativi a contagi, ricoveri e decessi. I dati sono sempre riferiti solo ai cittadini con almeno 12 anni di età e non sono normalizzati rispetto alle dimensioni delle diverse popolazioni che condividono lo stesso stato vaccinale. I dati che vi mostro non sono disaggregati per classe d'età (informazioni più dettagliate sono disponibili nel Bollettino ISS).

Distribuzione dei contagi classificati in base allo stato vaccinale dei contagiati. I dati si riferiscono al periodo 26 novembre - 26 dicembre 2021

Distribuzione dei ricoveri nei reparti Covid ordinari classificati in base allo stato vaccinale dei ricoverati. I dati si riferiscono al periodo 12 novembre - 12 dicembre 2021

Distribuzione dei ricoveri nei reparti Covid di terapia intensiva in base allo stato vaccinale dei ricoverati. I dati si riferiscono al periodo 12 novembre - 12 dicembre 2021

Distribuzione dei decessi Covid in base allo stato vaccinale dei deceduti. I dati si riferiscono al periodo 5 novembre - 5 dicembre 2021

Complessivamente si vede che - in tutti i grafici - le "fette" più importanti sono quelle di colore nero (non vaccinati, 6,9 milioni) e rosso (vaccinati da più di 120 giorni che non hanno ancora ricevuto la terza dose, 26,3 milioni). Da notare che in tutti i grafici c'è un contributo molto ridotto da parte di coloro che avevano ricevuto la terza dose vaccinale (fetta di colore grigio) anche se costoro rappresentavano oltre il 10% dell'intera popolazione, con una forte presenza delle persone più anziane e quindi a maggiore rischio di gravi complicanze.

I dati che vengono rilasciati settimanalmente dall'ISS soffrono di alcune limitazioni ed - in particolare - possono perdere di accuratezza quando si seguono situazioni che evolvono rapidamente in funzione del tempo (come sta succedendo, in questo momento, per la somministrazione della terza dose o per la percentuale di contagi dovuti alla variante Omicron). Malgrado questo limite, ci sono alcuni punti fermi che possiamo sottolineare:

  1. Si conferma il ruolo determinante dei non vaccinati per l'occupazione delle terapie intensive. Questo è il punto più critico per la funzionalità dei nostri sistemi sanitari. I posti di terapia intensiva non si possono facilmente aumentare, a meno di non ridurre pesantemente la cura di altre gravi patologie. Se tutti si fossero vaccinati, i problemi sarebbero decisamente minori.
  2. La terza dose vaccinale sembra svolgere un ruolo importante per la protezione dai contagi più gravi. Le persone con almeno 60 anni (10,8 milioni) che non hanno ancora fatto la terza dose corrono rischi notevoli.

sabato 1 gennaio 2022

Siamo accerchiati dai contagi?

Oggi l'Italia ha superato la soglia di 1 milione di persone virologicamente positive. I contagi "spuntano come i funghi" e dobbiamo prepararci ad un ulteriore aumento, sia perché l'onda associata alla nuova variante Omicron non ha ancora esaurito la sua spinta, sia a causa degli incontri legati ai festeggiamenti di Capodanno che produrranno, tra breve, i loro effetti.

La scelta di lasciare tutto aperto ha un costo tangibile in termini di contagi e potrebbe presto presentare anche un conto salato sul fronte dei ricoveri ospedalieri. Aldilà dell'effetto "harvesting" che, entro la fine di questo mese di gennaio, dovrebbe comunque produrre un calo dei contagi, l'andamento futuro della pandemia dipenderà molto anche dai comportamenti individuali. 

Senza fare terrorismo, è bene che le persone conoscano i rischi che corrono e facciano scelte consapevoli. A questo fine, può essere utile stimare la probabilità di avere contatti con persone positive, soprattutto quando si tratta di persone che non mostrano sintomi evidenti, ma possono essere comunque contagiose.

Attualmente, il dato dei contagi del Trentino è più o meno allineato rispetto a quello nazionale, con quasi il 2% della popolazione virologicamente positiva. Il picco ufficiale dei contagi oggi lo troviamo nel piccolo Comune di Massimeno (5% della popolazione positiva). Altri 4 Comuni si trovano oltre la soglia del 3% (Caderzone Terme, Ospedaletto, Ronchi Valsugana e Pellizzano), ma si tratta di centri sotto i  1.000 abitanti e quindi il loro impatto sul dato provinciale complessivo non è particolarmente rilevante.

Sono sicuro che tutti i positivi ed i loro contatti stretti rispetteranno scrupolosamente le norme di isolamento e quarantena, ma possiamo ragionevolmente ritenere che un numero più o meno equivalente di persone potenzialmente contagiose giri "a piede libero".

Tra coloro che sono inconsapevolmente contagiosi vanno annoverati sia quelli che hanno contratto la malattia in forma lieve e la confondono con i comuni "mali di stagione", sia coloro che sono pre-sintomatici, ovvero oggi non hanno sintomi, ma li avranno nei prossimi giorni. 

I tempi di incubazione della variante Omicron sembrano essere più ridotti rispetto ai ceppi virali precedenti, ma rimane sempre un certo arco temporale in cui i contagiati diventano a loro volta contagiosi prima che appaiano i primi sintomi. Molti girano tranquilli anche perché hanno fatto un tampone rapido antigenico con esito negativo, ignorando che questi tamponi "non vedono" una fetta importante (almeno il 30%) dei positivi.

Facendo un conto molto grossolano, attualmente - in Trentino - la probabilità di incontrare una persona contagiosa può essere pari a circa il 2% (1 ogni 50 persone che incontriamo). Il che significa che, se entriamo in un locale affollato, c'è una elevata probabilità di condividere lo spazio con almeno una persona contagiosa. Questo - assieme all'alto livello di contagiosità della variante Omicron - spiega il dato elevatissimo dei contagi.

Fino a qui abbiamo considerato l'incidenza media dei contagi, senza disaggregare i dati a seconda delle fasce d'età. Se osserviamo gli ultimi dati distribuiti dall'Istituto Superiore di Sanità si nota che il recente forte aumento dei contagi ha colpito prevalentemente le persone più giovani. Si nota una fortissima differenza della prevalenza virale in base all'età delle persone contagiate. L'origine di questo fenomeno può avere diverse spiegazioni: certamente i giovani hanno avuto maggiori occasioni di contatto, specialmente in occasione dei festeggiamenti natalizi. Inoltre i giovani sono meno protetti dalla terza dose vaccinale che, fin qui, è stata prevalentemente somministrata alle persone più anziane.

Incidenza settimanale normalizzata rispetto ad un campione di 100 mila abitanti, disaggregata in base alle fasce d'età dei contagiati. Il periodo considerato va dal 20 al 26 dicembre, Si nota che l'aumento più importante si è registrato nelle fasce d'età comprese tra i 10 ed i 39 anni. L'aumento dei contagi tra gli ultra-settantenni è stato sostanzialmente trascurabile. Tratto dal bollettino ISS dello scorso 28 dicembre

Non ho dati dettagliati per il Trentino, ma immagino che l'andamento locale non sia stato molto diverso rispetto a quello nazionale. Ciò significa che, quando abbiamo a che fare con ambienti frequentati soprattutto da giovani, la presenza di una o più persone potenzialmente contagiose è quasi certa. Alla luce di questo dato, si spiega perché il Governo nazionale abbia deciso di imporre la chiusura delle discoteche che non sono certamente l'unico ambiente al chiuso frequentato da giovani, ma  - in queste condizioni - rappresentavano una vera e propria "bomba virologica".

Possiamo infine trarre alcune indicazioni di puro buonsenso:

  1. Le persone anziane e fragili dovrebbero evitare il più possibile di frequentare luoghi chiusi dove non si usa la mascherina, soprattutto se sono affollati da persone giovani.
  2. Per i nonni - come il sottoscritto - i nipoti sono una gioia del cuore, ma possono essere molto pericolosi, soprattutto se i nonni non hanno ancora fatto la terza dose vaccinale.
  3. Tutti - giovani e anziani - dovrebbero rispettare scrupolosamente le norme di protezione, soprattutto per quanto riguarda l'uso delle mascherine (molto meglio se FFP2, indossate correttamente). Eppure vediamo continuamente persone che girano con la mascherina sul mento, illuse che il contagio non le riguardi, ma sia solo un problema degli altri.
  4. Altrettanto importante è lo scrupoloso controllo dei green-pass. I non vaccinati sono - per fortuna - abbastanza pochi, ma a loro è associato un livello di rischio nettamente superiore rispetto al resto della popolazione. Quando il barista vi strizza l'occhio affermando che "lui non è un controllore", vi consiglio senz'altro di cambiare bar.

L'Olimpo dei "geni" no-vax

Dopo il dentista no-vax biellese che si era presentato alla vaccinazione esponendo un braccio finto, le cronache segnalano un altro personaggio che potrà accedere di diritto all'Olimpo dei "geni" no-vax

Si tratta di un tizio che "per evitare che il vaccino entrasse nel corpo" aveva pensato bene di posizionare due lacci emostatici sul braccio, immediatamente sopra e sotto il punto dove era stato inoculato il vaccino. Il tutto sulla base di un "consiglio medico" trovato chissà dove in rete.

Dopo 24 ore, con il braccio diventato ormai nero, è dovuto correre al pronto soccorso dove sono stati costretti ad intervenire d'urgenza per rimediare ai danni della occlusione omerale che si era generata.

Gli auguriamo ovviamente una pronta guarigione, senza alcuna grave conseguenza di lungo periodo. Ma questo episodio ci fa capire quanto distorte possano essere le credenze che circolano liberamente negli ambienti no-vax

Qualcuno potrebbe obiettare che  la cosa non sia sorprendente, considerato che molti no-vax credono addirittura che - assieme al vaccino - venga iniettato anche un fantomatico microchip che sarà successivamente attivato tramite le antenne della telefonia 5G. 

Di fronte a certe "balle spaziali" qualsiasi idea strana ci può stare. Ma pensare di "bloccare" il vaccino con dei lacci emostatici è una cosa che "non sta né in cielo, né in terra". Perché il vaccino viene iniettato nei muscoli del braccio proprio perché non deve "andare in giro per il corpo", ma deve produrre il suo effetto nella zona immediatamente vicina al punto in cui viene somministrato.

Quindi - piuttosto che usare i pericolosi lacci emostatici - sarebbe stato preferibile tentare di eludere la vaccinazione usando un braccio finto. Dobbiamo quindi rivalutare il dentista no-vax biellese perché - se non fosse stato scoperto - il suo era davvero un metodo sicuro per evitare che il vaccino "andasse in giro per il corpo".

Novembre e Dicembre in Trentino: confronto con un anno fa

Ieri ho completato la raccolta dei dati necessari per confrontare l'impatto della pandemia in Trentino durante gli ultimi 2 mesi dell'anno. Qui ora i dati sono confrontati con quelli dell'analogo periodo del 2020. Un'anticipazione di questi dati era stata presentata in un post precedente: qui troverete i dati completi ed anche un'informazione - sia pure limitata ad un solo giorno - sullo stato vaccinale delle persone che sono state ricoverate in Trentino durante l'ultimo bimestre del 2021.

Decessi Covid registrati in Trentino durante i mesi di novembre e dicembre 2020 (linea blu) e 2021 (linea rossa). Le due linee tratteggiate indicano il livello medio dei decessi giornalieri registrato nei due periodi di tempo: 8,3 nel 2020 e 0,7 nel 2021. Il rapporto tra 2020 e 2021 è stato pari a 11,5. 504 trentini morti a causa della Covid-19 negli ultimi 2 mesi del 2020, contro i 44 trentini morti nello stesso periodo del 2021: 460 vite salvate dai vaccini!

Numero di pazienti ricoverati nei reparti Covid ordinari del Trentino nel bimestre 2020 (linea blu) e nel bimestre 2021 (linea rossa). Il punto rosso si riferisce al 22 dicembre 2021 (unico giorno per il quale la Provincia ha comunicato i dati disaggregati per stato vaccinale dei pazienti) e rappresenta il numero di ricoverati che avevano ricevuto almeno una dose vaccinale. Se tutti si fossero vaccinati, l'occupazione degli ospedali nel 2021 sarebbe stata decisamente inferiore

Numero di pazienti ricoverati nei reparti Covid di terapia intensiva del Trentino nel bimestre 2020 (linea blu) e nel bimestre 2021 (linea rossa). Il punto rosso si riferisce al 22 dicembre 2021 (unico giorno per il quale la Provincia ha comunicato i dati disaggregati per stato vaccinale dei pazienti) e rappresenta il numero di ricoverati che avevano ricevuto almeno una dose vaccinale. Si nota il forte contributo dei non vaccinati (che costituiscono una esigua minoranza della popolazione) nella occupazione dei posti di terapia intensiva. Per curare loro, spesso siamo costretti a limitare la cura di altre gravi patologie

Non credo che le figure abbiano bisogno di ulteriori commenti. Qualche minus habens continua a sostenere che "i vaccini non funzionano" oppure più prudentemente si limita ad insinuare che "i loro risultati sono deludenti". Si può facilmente intuire quanto disastrosa sarebbe la situazione attuale del Trentino se tutti avessero ragionato come loro.

Aggiornamento sulla pandemia: fine d'anno col botto!

L'anno 2021 è finito facendo registrare in Italia il livello di contagi più alto dall'inizio della pandemia. Guardando quello che è già accaduto in Inghilterra c'è da temere che il livello dei contagi italiani sia destinato a raggiungere nuovi massimi assoluti durante i primi giorni di gennaio 2022.

Andamento dei contagi giornalieri registrati in Italia (linea grigia). La linea blu rappresenta il valore medio dei contagi giornalieri, stimato su base settimanale. La linea rossa tratteggiata rappresenta un modello di crescita esponenziale (ricordo che il grafico è semi-logaritmico) che ha ragionevolmente descritto l'andamento dei contagi dalla metà di ottobre fino alla metà di dicembre. Durante l'ultima settimana  del 2021 si nota la forte crescita innescata dalla diffusione della variante Omicron che ha determinato un livello di contagi largamente superiore rispetto a quello stimato sulla base dei dati delle settimane precedenti (linea rossa tratteggiata)

Come ricordato precedentemente, la dinamica dei contagi è stata completamente alterata dall'arrivo del nuovo ceppo virale Omicron. Per questa variante è stato recentemente stimato che l'indice di trasmissione basale del contagio Ro potrebbe essere uguale a 10, un valore decisamente superiore a quello del ceppo originale di Wuhan (Ro = 2,5-3) o della variante Delta (Ro = 6-7). La stima non è ancora definitiva, ma ci sono ormai pochi dubbi sulla maggiore capacità di diffusione del ceppo virale Omicron.

Se osserviamo i dati italiani, è possibile evidenziare anche il momento in cui il ceppo Omicron dovrebbe essere diventato più importante rispetto al precedente ceppo virale Delta:

Variazione percentuale del numero di contagi registrati giornalmente rispetto al dato dello stesso giorno della settimana precedente

Notiamo che fino alla metà di dicembre i contagi aumentavano mediamente del 25% rispetto alla settimana precedente. Il grafico mostra alcuni punti anomali legati alla festività infrasettimanale dello scorso 8 dicembre e al mercoledì della settimana successiva, ma complessivamente l'andamento è stato abbastanza stabile: una crescita dei contagi che era comunque esponenziale, ma con un ritmo di crescita relativamente blando. Le cose cambiano intorno al 20 dicembre, quando la percentuale di aumento rispetto alla settimana precedente incomincia a crescere. C'è una anomalia dovuta ai tamponi non fatti durante i giorni di Natale e (in parte) Santo Stefano, ma la tendenza è molto netta. I dati degli ultimi giorni sono quasi triplicati rispetto ai contagi registrati una settimana prima. 

Non ci sono dubbi sul fatto che questo forte incremento dei contagi sia dovuto alla diffusione di Omicron. La domanda ancora senza risposta è se Omicron stia diventando l'unico ceppo virale in circolazione, oppure se avremo ancora per un certo periodo di tempo una "convivenza" tra Omicron e Delta. I dati - pochi e ritardati - sulle mappature genetiche che arrivano dall'Istituto Superiore di Sanità (fermo allo scorso 20 dicembre) non ci aiutano a far luce sulla situazione.

L'altra domanda che tutti si pongono è: "dove arriveremo?". Attualmente siamo ad un livello di contagi pari a circa 1.000 nuovi casi settimanali per ogni 100 mila abitanti. Se guardiamo al livello dei contagi registrati nella cosiddetta Grande Londra e ipotizziamo che l'Italia sia destinata a seguire la stessa strada con circa 2 settimane di ritardo, potremmo ipotizzare un ulteriore raddoppio dei contagi giornalieri italiani prima di arrivare al massimo di questo picco pandemico:

Contagi giornalieri registrati nella Grande Londra (8,9 milioni di abitanti). I dati degli ultimi giorni sembrano indicare che sia stato raggiunto il massimo dell'onda pandemica, ma potrebbe essere anche un effetto distorsivo dovuto al mancato rilevamento di una parte dei contagi a causa delle festività di fine anno.  Il livello attuale dei contagi è pari a circa 2.000 contagi settimanali per ogni 100 mila abitanti.

Fin qui il dato dei contagi che preoccupa soprattutto per il grande numero di persone virologicamente positive costrette all'isolamento. Anche in Italia si incominciano a segnalare i primi casi di servizi pubblici costretti a sospendere parte dell'attività per carenza di personale. Non a caso, il Governo italiano si è affrettato a emanare nuove norme per la quarantena delle persone vaccinate con terza dose che entrano a contatto con un positivo. Tali norme sono discutibili dal punto di vista della prevenzione pandemica perché potrebbero produrre una ulteriore accelerazione della circolazione virale, ma tengono conto della necessità di non bloccare servizi essenziali, a cominciare da quello sanitario.

Passiamo all'altro aspetto che preoccupa, quello dell'impatto dei nuovi contagi sui ricoveri ospedalieri.  L'ultimo dato settimanale mostra una certa accelerazione anche nei ricoveri ospedalieri:

Variazione percentuale del numero di pazienti ricoverati nei reparti Covid degli ospedali italiani (somma di tutti i reparti) calcolata rispetto alla settimana precedente. Nel corso dell'ultima settimana, la crescita (21,3%) è stata la più alta registrata nel corso dell'ultimo trimestre

I nuovi ricoveri in terapia intensiva hanno continuato a crescere con un ritmo analogo rispetto a quello osservato durante le settimane precedenti:

Nuovi ricoveri settimanali in terapia intensiva normalizzati rispetto ad un campione di 100 mila abitanti (linea nera). La linea rossa tratteggiata rappresenta un "fit" esponenziale con un tempo di raddoppio dell'ordine di 3 settimane e mezza. Si noti che il grafico utilizza una scala semi-logaritmica

Quando parliamo di ricoveri ospedalieri, i dati di Londra ci possono aiutare a capire quali potrebbero essere i futuri scenari:

Numero di persone ricoverate nei reparti Covid degli ospedali londinesi (linea blu) e numero dei pazienti più gravi (ricoverati in terapia intensiva collegati al respiratore). Il dato dei ricoveri complessivi è fortemente cresciuto durante le ultime 2 settimane e non mostra ancora di aver raggiunto il valore di massimo assoluto. Elaborato su dati london.gov.uk

Il quadro londinese mostra un limitato impatto sul numero dei ricoveri più gravi, ma il dato complessivo dei pazienti ricoverati è più che triplicato rispetto al periodo pre-Omicron. Se una situazione analoga dovesse ripetersi anche in Italia, la situazione degli ospedali italiani diventerebbe molto critica.

Vediamo adesso quello che sta succedendo sul fronte dei nuovi ricoveri ospedalieri nel piccolo Trentino:

Nuovi ricoveri settimanali nei reparti Covid degli ospedali del Trentino, normalizzati rispetto ad un campione di 100 mila abitanti. Ricordo che il livello di 9 nuovi ricoveri settimanali per 100 mila abitanti è quello che la Germania adotta per far scattare la soglia del massimo allarme pandemico. Il Trentino è sopra tale soglia da ormai 4 settimane, anche se attualmente mostra una lieve tendenza verso il calo. Per confronto, Londra si trovava a circa 8 nuovi ricoveri settimanali per 100 mila abitanti prima dell'arrivo di Omicron ed attualmente "veleggia" verso il livello di 40 nuovi ricoveri settimanali per ogni 100 mila abitanti

Concludiamo con il dato dei decessi registrati in Italia che sono alti, ma sono rimasti abbastanza in linea con il dato della settimana precedente. Quindi - almeno per il momento - non c'è traccia di un qualche effetto collegato all'aumento dei contagi.

Andamento dei decessi giornalieri per Covid registrati in Italia (linea grigia). Il dato è normalizzato per un campione di 100 mila abitanti, rappresentato su scala semi-logaritmica. La linea rossa corrisponde alla media stimata su base settimanale