lunedì 3 gennaio 2022

Arriva la smentita da Israele: "non stiamo cercando di raggiungere l'immunità di gregge tramite i contagi Omicron"

Durante gli ultimi giorni, la stampa internazionale ha ipotizzato che le Autorità sanitarie israeliane avessero deciso di raggiungere l'immunità di gregge grazie all'ampia diffusione dei contagi legati alla variante Omicron.

L'idea dell'immunità di gregge ci ha accompagnato fin dall'inizio della pandemia ed ha condizionato le scelte sanitarie adottate inizialmente da Paesi come la Svezia e la Gran Bretagna. L'arrivo di nuove varianti caratterizzate da indici di trasferimento del contagio Ro sempre più elevati ha progressivamente spostato verso l'alto la percentuale di persone che si dovrebbero vaccinare per arrivare all'immunità. La scoperta del calo dell'efficacia dei vaccini, in funzione del tempo passato dal momento dell'ultima somministrazione del vaccino, ha complicato ulteriormente le cose.

Con l'arrivo della contagiosissima variante Omicron, l'idea di raggiungere l'immunità di gregge grazie alle sole vaccinazioni è stata definitivamente abbandonata, ma qualcuno ha ipotizzato che l'obiettivo si potesse raggiungere con una combinazione di vaccini e contagi, soprattutto se i contagi indotti dalla variante Omicron si rivelassero davvero meno virulenti rispetto a quelli provocati dalle precedenti varianti.

Tuttavia, anche supponendo di combinare contagi e vaccini, l'immunità di gregge rischia di rimanere comunque un obiettivo irraggiungibile. In particolare, ci sono almeno 3 problemi di non facile soluzione:

  1. Non è affatto detto che la protezione acquisita dopo un contagio da variante Omicron protegga anche verso le altre varianti virali.
  2. Anche per Omicron, è ragionevole ritenere che - almeno a livello di anticorpi neutralizzanti - la protezione indotta dal contagio cali entro pochi mesi.
  3. Lasciar correre i contagi nel tentativo di raggiungere l'immunità di gregge potrebbe essere una pessima idea perché - ammesso che i contagi da Omicron siano effettivamente meno gravi - anche una piccola percentuale di casi gravi potrebbe provocare un forte aumento dei ricoveri ospedalieri.
Di fronte a queste obiezioni, le Autorità sanitarie israeliane hanno deciso di prendere ufficialmente posizione, negando di voler raggiungere l'immunità di gregge tramite una combinazione di vaccini e contagi. La priorità sarà invece quella di limitare il numero di casi gravi ricoverati in ospedale.

2 commenti:

  1. Andrea Bellelli - 2 GENNAIO 2022
    Professore di Biochimica, Roma La Sapienza

    Covid, perché anche con i vaccini
    l’immunità di gregge non è raggiungibile

    Nonostante una percentuale di popolazione vaccinata tra le più alte del mondo, l’epidemia di Covid-19 prosegue in Italia e nel resto d’Europa, sebbene con una mortalità ridotta.

    Questa situazione si verifica perché i vaccini disponibili riducono o aboliscono la malattia sintomatica, o almeno le sue forme gravi, ma non impediscono il contagio: i vaccinati possono infettarsi e diventare contagiosi, anche se rimangono asintomatici.

    Uno studio italiano apparso recentemente sulla rivista EBioMedicine fa un passo avanti nella spiegazione di questo fenomeno. Gli autori hanno misurato la concentrazione degli anticorpi nel sangue e nella saliva dei vaccinati:
    - la prima è molto elevata e protegge quindi il soggetto dalla diffusione sistemica del virus,
    - la seconda è molto bassa, insufficiente ad impedire che il virus colonizzi le prime vie aeree, sito di ingresso del virus nell’organismo.

    Questo studio conferma una predizione già fatta da tempo sulla base dell’analogia con altri vaccini noti. La bocca, le vie aeree e il tratto gastro-intestinale sono importanti stazioni del sistema immunitario e quando un virus o batterio le percorre i linfociti di questi organi si attivano e sviluppano una risposta immunitaria.

    Il successivo passaggio del virus o batterio nel sangue e attraverso questo nei tessuti attiva risposte immunitarie analoghe in altre stazioni del sistema linfatico localizzate nei linfonodi, nella milza e in altri organi e tessuti.

    Se l’immunizzazione non avviene attraverso la via normale del contagio, ma mediante un vaccino costituito da un virus inattivo o parti di esso o anche solo mRNA somministrato per iniezione intramuscolare, le stazioni linfatiche della bocca, delle vie aeree e dell’intestino vengono scavalcate e non si sviluppa significativa immunità in questi organi.

    Un vaccino preparato con un virus vivo ma attenuato e somministrato per via intramuscolare (come ad esempio il vaccino per il morbillo) realizza una condizione nella quale il virus si diffonde nell’organismo attraverso il sangue causando una forma lieve della malattia e raggiunge le stazioni linfatiche delle mucose attraverso il sangue anziché al momento del suo ingresso nell’organismo.

    Il fatto che l’immunità al Covid-19 conferita dai vaccini in uso è soltanto parziale ha l’importante conseguenza (già prevista su base empirica) che l’immunità di popolazione non è raggiungibile. L’immunità di popolazione, che con oltre l’85% di vaccinati avremmo già dovuto raggiungere, è il fenomeno per cui il malato ha scarse probabilità di incontrare persone suscettibili da contagiare e l’epidemia si spegne; se il vaccinato è suscettibile al contagio (anche se non alla malattia) e diventa contagioso a sua volta, questa condizione non può essere raggiunta.

    In pratica questo significa che, qualunque misura ulteriore noi possiamo adottare, tutti siamo prima o poi destinati ad incontrare il virus, e nessuna soglia di vaccinazione inferiore al 100% è sufficiente a proteggere dal rischio di malattia grave i non vaccinati.

    Chi sperava che il vaccino degli altri spegnesse l’epidemia e lo proteggesse deve rifare i suoi calcoli.

    www.ilfattoquotidiano.it

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    1. Aldilà di questi aspetti, c'è comunque il problema delle varianti virali. Omicron è molto diverso rispetto al virus originale (su cui sono stati sviluppati gli attuali vaccini) e riesce a evadere le difese immunitarie indotte dai vaccini (solo con la terza dose c'è un grado apprezzabile di protezione).

      Il problema delle varianti rimarrà fino a a che non saranno disponibili vaccini che addestrano il sistema immunitario "mirando" a parti del virus soggette ad una bassa probabilità di mutazione.

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