venerdì 7 gennaio 2022

Aggiornamento sulla pandemia: ormai dovremmo essere vicini al massimo dell'ondata Omicron

I dati della settimana che si conclude oggi, anche se falsati dal calo di tamponi fatti ieri 6 gennaio, mostrano una ulteriore crescita dei contagi. Tuttavia sembra che ormai sia passato il momento di massima accelerazione dei contagi (variazione nel tempo della velocità di crescita). Tecnicamente possiamo dire che la curva dei contagi ha passato il punto di flesso e si avvia a raggiungere il suo massimo. Superato il massimo (evento che, salvo sorprese, dovrebbe avvenire entro la fine di questo mese  di gennaio) dovrebbe iniziare una fase di calo, non sappiamo ancora quanto rapida.

Il fatto che il Governo nazionale abbia deciso di non introdurre ulteriori restrizioni per limitare la circolazione virale (a parte alcune azioni più di immagine che di sostanza come, ad esempio, la multa pari a 2 divieti di sosta per i no-vax a maggiore rischio di gravi complicanze) lascia intendere che non ci dovremmo aspettare bruschi cambi di tendenza. In pratica, ci affideremo all'effetto "harvesting", lasciando che la pandemia si propaghi fino a raggiungere tutti i bersagli disponibili. L'unica vera azione protettiva è affidata alla scelta (non sempre possibile e consapevole) dei singoli che, nel corso delle prossime settimane, dovranno decidere che livelli di rischio vorranno assumersi, adattando a tale livello di rischio la scelta dei luoghi e delle persone da frequentare.

La riapertura delle Scuole potrebbe innescare una nuova accelerazione dei contagi, ma si tratterebbe - a mio avviso - più di una migliore rilevazione del virus che già circola, piuttosto che di una vera e propria accelerazione dei nuovi contagi. Durante le vacanze natalizie i giovani in età scolastica hanno avuto numerose occasioni di contatto (e di contagio) e forse, tornando a Scuola, qualcuno di loro farà i tamponi che non aveva fatto durante i giorni di festa.  

Rimane irrisolto (e in queste condizioni praticamente irrisolvibile) il nodo dei tamponi antigenici rapidi che riconoscono solo una parte dei casi positivi. Le cronache dei giornali sono piene di notizie relative a persone risultate falsamente negative che hanno a loro volta infettato molti dei loro contatti più stretti. Che i tamponi antigenici avessero questo problema lo si sapeva da sempre, ma si è preferito fare la politica dello struzzo, soprattutto in territori come il Trentino dove il tampone antigenico rapido è diventato lo strumento di gran lunga più utilizzato per individuare le persone virologicamente positive. I problemi sono stati aggravati dall'arrivo di Omicron che, a causa delle mutazioni avvenute anche a livello della proteina virale N, ha ridotto ulteriormente la sensibilità di molti dei tamponi rapidi disponibili commercialmente.

A questo punto non ci rimane che stringere i denti, sperando che la situazione sanitaria non degeneri.

Passiamo ora alla presentazione dei dati di questa settimana, partendo dal livello dei contagi:

Andamento dei contagi registrati in Italia rappresentato su scala semi-logaritmica. La linea grigia rappresenta il livello dei contagi rilevati quotidianamente. La linea blu rappresenta il livello medio dei contagi giornalieri, mediato su base settimanale. La linea rossa tratteggiata rappresenta un fit esponenziale che descrive la crescita dei contagi da metà ottobre fino a metà dicembre (prima della diffusione su larga scala della variante Omicron)

Come già successo la settimana scorsa, si nota il forte aumento rispetto alla crescita esponenziale che aveva caratterizzato l'andamento dei contagi durante i 2 mesi precedenti alla diffusione della variante Omicron. Il dato dei contagi dimostra con chiarezza la forte diffusione legata alla grande contagiosità della variante Omicron. Ma la domanda che tutti si pongono è: "quando arriveremo al punto di massimo di questa ondata pandemica?".

Per tentare di rispondere a questa domanda può essere utile osservare di quanto sono variati in percentuale i contagi rispetto allo stesso giorno della settimana precedente. Man mano che ci avviciniamo al punto di massimo ci aspettiamo che la variazione percentuale tenda a zero, diventando negativa quando i contagi inizieranno a scendere. Tecnicamente si tratta di calcolare quella che viene definita derivata logaritmica della curva dei contagi.

Variazione percentuale dei contagi rispetto al dato dello stesso giorno della settimana precedente.

A parte alcune singolarità dovute alle fluttuazioni nel rilevamento dei contagi che sopravvengono durante le festività infrasettimanali, si nota una tendenza abbastanza precisa: fino a metà dicembre c'è stato un aumento settimanale pressoché costante, pari a circa il 25%. 

Da metà dicembre in poi si osserva una forte accelerazione dei contagi. A fine anno è stato raggiunto quello che tecnicamente si chiama il punto di flesso dell'onda pandemica, con i contagi che erano triplicati rispetto a quelli della settimana precedente. Con il nuovo anno è iniziato un calo progressivo della variazione percentuale: i contagi aumentano ancora, ma l'aumento è percentualmente meno significativo. L'ultimo punto (7 gennaio) mostra una variazione percentuale negativa, ma si tratta solo di un artificio, legato al calo dei tamponi fatti durante il giorno dell'Epifania.

Nei prossimi giorni vedremo se la tendenza dell'ultima settimana verrà confermata. Se così fosse, il punto di massimo dei contagi sarà raggiunto nell'arco di 1-2 settimane (sperando che la riapertura delle Scuole non cambi la tendenza in atto!).

Anche se molti ripetono che l'aumento dei contagi dovuto alla variante Omicron non ha prodotto alcun problema sull'occupazione degli ospedali, l'evidenza dei dati dimostra che le cose non stanno esattamente così:

Variazione percentuale del numero di posti letto occupati nei reparti Covid degli ospedali italiani misurata rispetto alla settimana precedente. La linea tratteggiata verde rappresenta il valore medio della variazione percentuale avvenuta nelle settimane comprese tra l'inizio di novembre e Natale (16%)

Per molte settimane (da inizio novembre fino a Natale) il numero di posti letto occupati era aumentato con una percentuale pressoché costante. Si trattava di una crescita esponenziale, ma il fattore di crescita era relativamente contenuto. Nelle ultime 2 settimane è stato osservato un forte aumento dei ricoveri, ben al di sopra del livello osservato durante le settimane precedenti.

Negli ultimi giorni si sta osservando anche che il numero dei ricoveri in terapia intensiva sta aumentando meno dei ricoveri nei reparti Covid ordinari. Potrebbe essere - in parte - un effetto legato al particolare momento (quando i contagi aumentano rapidamente, bisogna attendere 1 o 2 settimane prima di vedere un effetto significativo sull'aumento dei casi più gravi), ma potrebbe essere anche la conferma di una minore gravità dei contagi indotti dalla variante Omicron.

La curva dei nuovi ricoveri in terapia intensiva mostra una crescita ancora compatibile con la tendenza registrata durante le settimane precedenti:

Nuovi ricoveri settimanali nei reparti Covid di terapia intensiva, normalizzati rispetto ad un campione di 100 mila abitanti. Il grafico utilizza una scala semi-logaritmica e la linea rossa tratteggiata rappresenta un fit esponenziale che descrive la crescita dei nuovi ricoveri  da metà ottobre fino ad oggi

Un andamento simile è stato osservato per i decessi che continuano ad aumentare, ma non hanno mostrato, almeno per il momento, una forte accelerazione simile a quella dei contagi:

Decessi Covid giornalieri (linea grigia) e loro media stimata su base settimanale (linea rossa). I dati sono normalizzati su un campione di 100 mila abitanti

Vediamo adesso alcuni dati specifici per il Trentino. Partiamo dal dato dei nuovi ricoveri ospedalieri che, nel corso dell'ultima settimana, mostra il massimo valore registrato a partire dalla scorsa primavera:

 

Nuovi ricoveri settimanali nei reparti Covid degli ospedali trentini (somma di tutti i reparti), normalizzati rispetto ad un campione di 100 mila abitanti

Un dato che preoccupa maggiormente è quello dell'occupazione dei posti letto di terapia intensiva che - in Trentino - segna il valore più alto a livello nazionale. Nel corso delle ultime 3 settimane, Il Trentino ha registrato mediamente 2 nuovi ricoveri settimanali in terapia intensiva per ogni 100 mila abitanti, un dato superiore rispetto alla media nazionale che, nello stesso periodo, è stata pari a 1,3 nuovi ricoveri settimanali per ogni 100 mila abitanti.

Come già segnalato in un post precedente, i dati del Trentino mostrano una anomalia nel rapporto tra i ricoverati in terapia intensiva ed i pazienti ricoverati negli altri reparti Covid. Ecco il dato aggiornato ad oggi:


Terapia Intensiva Altri ricoveri Somma % TI
Italia (no TN) 1475 14485 15960 9,2%
Trentino 24 106 130 18,5%

1499 14591 16090 P < 0,001

Notiamo che in Trentino la percentuale di ricoveri in terapia intensiva rispetto al numero complessivo dei ricoveri Covid è doppia rispetto alla media nazionale. Il dato è statisticamente significativo perché il p-value calcolato con il test del chi-quadro è minore di 0,001.

Riassumendo, più ricoveri in terapia intensiva rispetto alla media nazionale, mentre il dato degli altri ricoveri è più o meno allineato alla media nazionale. C'è una spiegazione per questo eccesso di ricoveri in terapia intensiva? Francamente non ho una risposta. Certamente i dati trentini non possono essere attribuiti ad una particolare presenza di no-vax (che sappiamo avere un'elevata probabilità di finire in terapia intensiva) perché i cittadini trentini sono stati tra i più solerti nell'approccio alla vaccinazione.

Vediamo infine un aggiornamento sullo stato delle RSA del Trentino che, come sappiamo, sono una sensibile sentinella dei danni che la pandemia può provocare alle persone più fragili. L'andamento dei contagi registrati tra gli ospiti delle RSA trentine è mostrato qui di seguito:

Numero di ospiti delle RSA trentine che risultano virologicamente positivi. Fonte FBK su dati PAT

Il dato sugli ospiti delle RSA trentine che risultano virologicamente positivi ha raggiunto il valore massimo degli ultimi 6 mesi, ma va analizzato alla luce della fortissima circolazione virale che caratterizza questo specifico momento. Attualmente ci sono in Trentino circa 16 mila  persone virologicamente positive e tra i circa 4.500 ospiti delle RSA c'è poco meno dello 0,3% del totale dei positivi. Quindi - almeno fino ad oggi - sembra che le RSA trentine abbiano retto bene all'urto dell'ondata pandemica generata da Omicron, anche se sono state costrette a introdurre dolorose restrizioni che limitano i contatti tra gli ospiti ed i loro congiunti.

Questa settimana vi risparmio la mappa ECDC che, per l'Italia, è (Sardegna a parte) dark red. Le mappe di qualche settimana fa,  quando - prima dell'arrivo di Omicron - l'Italia si distingueva come una delle parti d'Europa meno attaccate dalla pandemia, sono ormai un lontano ricordo.

4 commenti:

  1. «Abbiamo sempre saputo che i tamponi rapidi hanno un’alta percentuale di falsi negativi. Ma rimangono, anche con Omicron, il primo presidio nel senso che la loro specificità comunque rimane abbastanza alta, nel senso che se si è positivi al tampone rapido quasi sempre lo è al molecolare».

    A dirlo è Walter Ricciardi, professore ordinario di Igiene all’Università Cattolica e consulente del ministro della Salute Roberto Speranza. Il tampone rapido, quindi, «come prima indagine va ancora bene.

    Non va bene, invece, per il Green pass e per l’uscita dalla quarantena», conclude.

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  2. L’emergenza Covid c’è di nuovo, ma con i nuovi criteri del sistema a colori le Regioni (per adesso) non vanno in zona arancione o rossa

    Da lunedì 10 gennaio, alle dieci Regioni già in zona gialla si aggiungeranno Abruzzo, Emilia Romagna, Toscana e Valle d’Aosta. Il cambio di colore non determinerà nessun cambiamento di regole: l’obbligo di mascherina all’aperto già è in vigore in tutto il Paese.

    Inoltre, da lunedì scatta l’estensione del Super green pass che introduce in Italia un’ulteriore stretta per i non vaccinati. Insomma, da un punto di vista pratico non cambierà nulla e molto poco cambiava già prima.

    Da metà novembre però diverse Regioni – tra cui Liguria e, più volte, Lombardia ed Emilia Romagna – hanno comunicato aumenti di posti letto a disposizione di pazienti Covid in area medica, di fatto sottraendoli alle cure non legate al virus. Un sistema – permesso dalle regole sui reparti e non sulle terapie intensive – che allontana i tassi di riempimento scongiurando il “downgrade”.

    Nonostante lo scopo delle misure contenitive sia sempre stato quello di proteggere le attività ospedaliere di routine, a due anni di distanza – anche se le zone sono ormai sganciate dalle restrizioni, tranne quella rossa – continuano a essere sottratti posti letto a reparti non Covid e si rallentano visite e interventi programmati.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/01/08/lemergenza-covid-ce-di-nuovo-ma-con-i-nuovi-criteri-del-sistema-a-colori-le-regioni-per-adesso-non-vanno-in-zona-arancione-o-rossa/6448146/

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  3. Effetto feste: in 20 giorni sette volte più contagi. Tra 5-11 anni vaccinazione solo per il 14%. Da oggi in vigore la stretta contro i no vax

    di Alessandra Ziniti - 10 GENNAIO 2022

    L’eredità delle vacanze: contagi aumentati da 30 mila a 200 mila al giorno. E dopo le nuove misure, che entrano in vigore oggi, corsa alla prima dose. Non decolla la campagna vaccinale per i bimbi, e appena 766 hanno completato il ciclo.

    Due (2) milioni di positivi isolati a casa, gli ospedali costretti a riconvertire reparti per i malati di Covid, le terapie intensive in affanno, Asl, laboratori di analisi e farmacie sommersi dai tamponi, la scuola che reclama la Dad.

    E, unico dato positivo, la campagna vaccinale che riprende quota con lo zoccolo duro dei No Vax che comincia ad erodersi per effetto delle nuove restrizioni decise dal governo e dall'obbligo vaccinale per gli over 50...

    https://www.repubblica.it/cronaca/2022/01/10/news/

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  4. Il fisico Battiston: "Ragionevolmente ci si aspetta che dopo un aumento significativo dei contagi si raggiunga un picco e poi il numero degli stessi cominci a calare.

    Ma attenzione, perchè la quantità che ci viene presentata tutti i giorni non rappresenta il totale degli infetti in atto sul territorio ma ci fornisce informazioni solo su nuovi infetti aggiuntivi, cioè che si aggiungono al totale.

    Quello che a noi interessa, il famoso picco, si verifica non quando i nuovi infetti aggiuntivi hanno raggiunto il massimo e cominciano ad essere di meno ma continuano a contribuire a far crescere il numero totale, ma è quando quest'ultimo decresce, cioè quando i nuovi infetti aggiuntivi sono compensati da nuovi guariti quotidiani e la somma è tale che li fa decrescere. Purtroppo da questa situazione siamo molto lontani. Sono calcoli molto incerti".

    https://www.fanpage.it/attualita/omicron-in-italia-il-fisico-battiston-lontani-dal-picco-e-situazione-in-peggioramento-in-8-regioni/

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