giovedì 21 ottobre 2021

A Mosca parte il lockdown selettivo per gli anziani "improduttivi" (e non vaccinati)

In Italia ci aveva già pensato il presidente della Liguria Toti, ma - di fronte alle proteste dei baby boomers (e alle critiche di chi gli spiegava che gli anziani hanno comunque un numero limitato di contatti con le altre persone, ma non possono vivere in una "bolla" senza interagire con i più giovani) - l'idea di chiudere in casa gli ultrasessantenni "improduttivi" non aveva fatto molta strada. 

Adesso ci riprovano a Mosca dove - di fronte all'impressionante ondata di contagi e di decessi - è stato deciso di imporre il lockdown a tutti i cittadini ultrasessantenni non vaccinati. Saranno esentati solo coloro che svolgono una attività lavorativa. Gli "improduttivi" dovranno scegliere tra la vaccinazione o gli "arresti domiciliari". Da lunedì prossimo e fino al 25 febbraio, potranno uscire di casa solo per i tempi strettamente necessari per fare la spesa e "prendere una boccata d'aria".

Conoscendo abbastanza bene come vanno le cose in Russia, dubito che i cittadini moscoviti prenderanno molto sul serio questo provvedimento. Temo che succederà qualcosa di simile all'uso delle mascherine che - almeno sulla carta - sono ancora obbligatorie in numerosi luoghi pubblici ma che, in pratica, non sono quasi più utilizzate.

Rimane lo sconcerto nel vedere che, malgrado l'elevato tasso di mortalità associato alla pandemia, ci sia ancora una grande parte della popolazione russa che non ha fatto il vaccino. 

Speriamo che il lockdown selettivo per anziani serva almeno a convincere una parte di loro a farsi vaccinare.

mercoledì 20 ottobre 2021

Fine della tregua nelle RSA del Trentino?

Le vaccinazioni fatte nel gennaio scorso avevano messo rapidamente in sicurezza le RSA del Trentino, portando ad un veloce azzeramento dei contagi. Mentre il resto della popolazione trentina si trovava a fronteggiare la terza ondata pandemica legata alla diffusione della variante Alpha, gli ospiti delle RSA trentine erano stati colpiti solo marginalmente. Anche la quarta ondata legata all'arrivo della variante Delta sembrava aver avuto - almeno fino a qualche giorno fa - un impatto tutto sommato trascurabile.

Purtroppo nel corso degli ultimi giorni, dalle RSA trentine stanno arrivando notizie piuttosto preoccupanti con un numero crescente di focolai che stanno emergendo in diverse realtà. Il grafico seguente riporta l'andamento dei contagi tra gli ospiti delle RSA trentine:

Andamento dei contagi nelle RSA trentine. Sorgente dati: covid19trentino.fbk.eu/data/stato_clinico_td.csv

Oggi tra i 4.500 ospiti delle RSA trentine c'è oltre il 7% del numero complessivo di persone positive presenti in Trentino. Fortunatamente sembra che la maggior parte dei contagi trovati nelle RSA sia di lieve entità. Nulla di drammatico per il momento, ma certamente un segnale d'allarme che ci fa capire quanto sia importante somministrare sollecitamente la terza dose a chi è stato vaccinato più di 6 mesi fa, soprattutto se si tratta di persone fragili.



Un nuovo tipo di vaccino in arrivo?

La società biotecnologica francese Valneva ha annunciato l'esito positivo della sua sperimentazione di fase 3 su un nuovo candidato vaccino denominato VAL2021. Il prodotto è basato su un approccio molto "tradizionale" ovvero utilizza un virus attenuato (non più in grado di riprodursi) associato a due adiuvanti che massimizzano la risposta immunitaria. In linea di principio, si tratta della stessa tecnica utilizzata da alcuni vaccini di produzione cinese. 

La sperimentazione di fase 3 del candidato vaccino Valneva è stata fatta per confronto rispetto al vaccino AstraZeneca: i risultati sembrano dimostrare una migliore efficacia di Valneva rispetto ad AstraZeneca, una forte risposta immunitaria anche a livello cellulare ed una minore frequenza dei cosiddetti eventi avversi.

Andando ad analizzare più in dettaglio i contenuti del comunicato stampa di Valneva, si nota che la sperimentazione di fase 3 è stata fatta su un campione di dimensioni piuttosto limitate (circa 4.000 volontari), abbastanza per valutare l'efficacia del candidato vaccino (il confronto veniva fatto rispetto ad un vaccino noto invece che ad un placebo), ma troppo pochi per poter evidenziare la presenza di eventuali effetti avversi rari.

Il candidato vaccino Valneva ha un funzionamento strutturalmente diverso rispetto ai vaccini ad mRNA o a vettore virale fin qui autorizzati in Europa. I vaccini attualmente in uso producono solo la proteina spike del virus SARS-CoV-2 e quindi la loro efficacia può cambiare in maniera significativa quando le mutazioni del virus modificano la struttura di tale proteina. I vaccini come Valneva, che usano un virus attenuato, inducono una risposta immunitaria che riconosce anche le altre proteine virali e - in linea di principio - potrebbero essere meno sensibili rispetto alle mutazioni del virus.

Un vaccino di questo tipo potrebbe essere utile sia per effettuare richiami di tipo eterologo sia per la somministrazione alle persone più giovani (la sperimentazione di una versione pediatrica del vaccino è già iniziata). 

Senza contare quella fascia di no-vax che hanno paura dei "vaccini sperimentali" e che forse sarebbero disposti a farsi iniettare un vaccino "tradizionale".

martedì 19 ottobre 2021

In Inghilterra sta circolando una nuova variante virale ancora più contagiosa della variante Delta?

Tra le tante ipotesi messe in campo per spiegare il preoccupante andamento della pandemia in Gran Bretagna, c'è anche quella della diffusione di una nuova variante virale, più contagiosa rispetto al ceppo virale Delta. La nuova variante, denominata A.Y.4.2 (o alternativamente B.1.617.2.4.2) è stata identificata per la prima volta in Inghilterra nel mese di luglio 2021, ma - in realtà - più che una variante completamente nuova è soltanto una evoluzione (tecnicamente, un sottolignaggio) del ceppo virale Delta (che fin dalla sua prima comparsa era già differenziato in 3 famiglie di virus con caratteristiche molto simili tra di loro). 

Attualmente il 6% dei contagi evidenziati in Inghilterra sarebbero attribuibili al ceppo virale A.Y.4.2. La frequenza di questo ceppo virale sta crescendo, sia pure abbastanza lentamente: niente a che vedere con quanto accadde con l'arrivo della variante Delta originale che spodestò nel giro di poche settimane tutte le precedenti varianti allora in circolazione. Un caso attribuito allo stesso ceppo è stato recentemente diagnosticato in Israele: si trattava di un ragazzo proveniente dalla Moldavia. Anche in Italia sono stati individuati - fino ad oggi - una decina di casi, almeno stando a quanto risulta dalla banca dati Gisaid sul sequenziamento virale. Ormai la nuova variante ha iniziato a circolare anche fuori dalla Gran Bretagna, anche se la grande maggioranza dei casi fin qui segnalati è stata individuata Oltremanica.

La domanda che tutti si pongono è: "Il ceppo A.Y.4.2 è davvero molto più contagioso rispetto al ceppo Delta originale?".

Per capire meglio cosa succede quando appare un nuovo ceppo virale molto più contagioso rispetto a quelli precedenti, può essere utile ricordare quello che è successo durante la scorsa estate negli Stati Uniti, in coincidenza con l'arrivo della variante Delta:

Diffusione dei diversi ceppi virali negli Stati Uniti nel corso dell'ultimo semestre. Figura tratta da The Washington Post

La figura è tratta da un interessante articolo apparso su The Washington Post dove viene discusso il tema della nascita e della diffusione delle nuove varianti virali. Sempre dallo stesso articolo è tratta una figura che ci aiuta a capire perché la comparsa di un nuovo ceppo virale, più contagioso rispetto ai ceppi virali precedenti, porti rapidamente alla sostituzione dei vecchi ceppi virali:

Questa figura ci mostra il meccanismo grazie al quale una nuova variante virale (evidenziata in colore arancio), molto più contagiosa rispetto al ceppo virale precedente (evidenziato in colore blu) diventa rapidamente dominante, sostituendo il ceppo virale originale. Figura tratta da The Washington Post

Se una nuova variante virale è molto più contagiosa rispetto alla variante che circolava in precedenza, oltre a diventare rapidamente la variante virale più diffusa, provoca inevitabilmente un forte aumento del numero dei contagi. 

Quello che stiamo osservando in Gran Bretagna, non sembra - almeno per il momento - seguire esattamente questo schema. La variante A.Y.4.2, scoperta nel luglio scorso, oggi è responsabile di circa il 6% dei contagi: un numero significativo, ma non tale da poter dire che A.Y.4.2 sia diventata la variante dominante, pur essendo passati 3 mesi dalla sua comparsa. Inoltre il livello dei contagi - aldilà degli aumenti fatti registrare nel corso degli ultimi giorni e pur in presenza di forti oscillazioni - è rimasto pressoché stabile dallo scorso mese di luglio fino ad oggi. 

Probabilmente, ciò che sta accadendo in Gran Bretagna è il frutto di vari fattori che includono l'eliminazione di qualsiasi precauzione atta a contenere la diffusione del virus (anche nei locali al chiuso e soprattutto nelle Scuole), la strategia vaccinale sbagliata (eccessivi ritardi nella somministrazione della seconda  dose) con cui la Gran Bretagna ha affrontato, all'inizio dell'estate, l'arrivo della variante Delta, il calo dell'efficacia vaccinale che si sta verificando nel corso degli ultimi mesi per le numerose persone che erano state vaccinate all'inizio del 2021. Senza contare che la Gran Bretagna ha fatto un largo uso del vaccino AstraZeneca che ha un grado di protezione inferiore rispetto ai vaccini ad mRNA, specialmente per la variante Delta.

Tutte queste motivazioni bastano ed avanzano per spiegare ciò che sta accadendo nelle terre d'Oltremanica. Se venisse confermato che il ceppo virale A.Y.4.2 è molto più contagioso rispetto al ceppo Delta che si è diffuso in Gran Bretagna a partire dall'inizio dell'estate, avremmo un altro elemento da prendere in considerazione (anche perché - prima o poi - anche l'Italia si ritroverebbe davanti allo stesso problema), ma al momento non ci sono - a mio avviso - prove sufficienti per attribuire al nuovo ceppo virale la responsabilità di quanto sta accadendo.

Secondo anticipazioni di stampa, la FDA si appresterebbe ad autorizzare la vaccinazione eterologa per chi riceve la terza dose

Il New York Times, citando fonti interne alla FDA e a CDC, anticipa alcuni importanti cambi di impostazione della campagna di somministrazione del richiamo vaccinale (la cosiddetta terza dose) che è stata recentemente avviata negli Stati Uniti. 

Fino ad oggi, la FDA si era limitata a considerare casi di richiamo omologo, ovvero effettuato con un prodotto uguale a quello impiegato per la vaccinazione originale. Di fronte a numerose evidenze sperimentali che riportano di una forte risposta anticorpale indotta in coloro che erano stati originariamente vaccinati con il vaccino "monodose" Johnson & Johnson e avevano successivamente fatto un richiamo con un vaccino ad mRNA, sembra che l'FDA si stia orientando verso l'autorizzazione delle procedure di richiamo eterologhe, ovvero fatte con un vaccino diverso rispetto a quello usato per la vaccinazione originale. Non sembra che FDA rilascerà indicazioni specifiche su quale vaccino utilizzare: la scelta sarà lasciata ai medici vaccinatori.

Sempre secondo le anticipazioni del New York Times, verrà considerevolmente ampliata la platea di coloro che potranno accedere alla terza dose (attualmente in USA la terza dose è riservata agli over-65, ai pazienti immunodepressi ed a coloro che svolgono attività professionali ad alto rischio di contagio).

Se le anticipazioni del New York Times saranno confermate, si verrebbe a colmare il divario in tema di terza dose che attualmente esiste tra gli Stati Uniti e numerosi Paesi europei. Sarebbe un segnale positivo perché l'esistenza di regole diverse potrebbe generare ansie e dubbi in una parte della popolazione, riducendo l'adesione alla somministrazione della terza dose vaccinale.


La Lettonia "paradiso" dei no-vax si avvia verso 4 settimane di rigido lockdown per cercare di contenere il numero dei contagi

La Lettonia ha vaccinato completamente circa la metà dei suoi abitanti (1,9 milioni) mentre il 44% dei suoi cittadini non ha ancora ricevuto neppure una dose vaccinale. Attualmente la Lettonia sta fronteggiando una forte ondata pandemica (oltre 1.200 nuovi contagi settimanali per ogni 100.000 abitanti). 

La rapida diffusione dei contagi ha causato una forte risalita dei ricoveri ospedalieri: il numero di pazienti lettoni ricoverati in terapia intensiva, normalizzato rispetto al numero di abitanti, è maggiore per più di un ordine di grandezza rispetto al corrispondente dato italiano. In Lettonia i ricoveri in terapia intensiva sono aumentati del 50% nel corso dell'ultima settimana ed i posti letto disponibili sono quasi esauriti.

Le mancate vaccinazioni sono dovute ad una forte ostilità nei confronti dei vaccini che accomuna il caso lettone ad altri Paesi che in passato facevano parte o erano sotto il giogo dell'Unione Sovietica. Il caso della Russia è emblematico: solo 1/3 della popolazione è completamente vaccinato, con un numero di decessi giornalieri che ormai supera quota 1.000 (parliamo dei dati ufficiali che potrebbero essere fortemente sottostimati rispetto alla realtà).

Di fronte al progredire dei contagi, le autorità lettoni non hanno potuto fare altro che tornare al vecchio sistema del lockdown, chiudendo le Scuole (a parte le prime 3 classi delle Scuole Elementari) e facendo lavorare a distanza tutti coloro che non sono vincolati alla presenza fisica sul posto di lavoro. Coloro che lavoreranno in presenza dovranno essere muniti di green-pass Verranno chiusi bar, cinema, teatri ed altri locali pubblici, mentre i ristoranti potranno fornire solo pasti da asporto. È stato introdotto anche il coprifuoco, che scatterà dalle ore 20 fino alle 5 del mattino.

La situazione lettone (e quella di molti altri Paesi dell'Est europeo) dovrebbe far riflettere coloro che cianciano di "vaccini inutili". Se le persone non si vaccinano, il virus si diffonde senza freni e - a questo punto - se si vuole impedire che gli ospedali si blocchino per eccesso di pazienti, bisognerà ricorrere ad un rigido lockdown

All'inizio della pandemia non avevamo alternative e abbiamo pagato un duro prezzo economico e sociale per cercare di limitare i danni sanitari. Oggi ci sono i vaccini che non risolvono tutti i problemi al 100%, ma li mitigano considerevolmente, specialmente se tutti i cittadini si vaccineranno, dando il loro contributo per aiutare la collettività ad uscire dall'incubo pandemia.

lunedì 18 ottobre 2021

Ai politici conviene lisciare il pelo a no-vax e no-pass?

Finita la campagna elettorale, i partiti fanno i conti dei voti (e delle astensioni) e, in attesa di avviare la prossima campagna, si domandano quali siano stati i fattori che hanno orientato le scelte degli elettori. Trattandosi di elezioni locali, non è detto che i risultati elettorali siano sempre stati condizionati da tematiche di carattere generale, ma ci sono pochi dubbi sul fatto che gli elettori non abbiano premiato i partiti che hanno sostenuto (e talvolta istigato) le posizioni no-vax e no-pass.

La stragrande maggioranza degli italiani - aldilà dei singoli orientamenti politici - ha riconosciuto nei vaccini uno strumento fondamentale per “convivere con il virus” e sopporta con pazienza i controlli del green-pass grazie ai quali è stato possibile far ripartire tutte le attività economiche e sociali. I numeri della ripresa economica ci confortano e ridanno fiducia a tutti, soprattutto a coloro che – nel corso degli ultimi due anni - hanno pagato i costi economici più pesanti della pandemia.

Ci sono ancora tanti problemi da risolvere e non possiamo neppure illuderci che la pandemia sia stata messa definitivamente alle nostre spalle, ma sappiamo che se gestiremo eventuali future criticità con metodo e tempestività, riusciremo comunque a superare questo difficile momento.

In questo contesto, la posizione antiscientifica dei no-vax appare come un irrazionale tentativo di ridare spazio al virus, mettendo a rischio il futuro del Paese. Sappiamo che quello che viene genericamente definito come “popolo no-vax” (ed il suo complemento no-pass) è una realtà molto complessa. Ci sono tante posizioni diverse che vanno dai complottisti irriducibili fino a coloro che sono semplicemente spaventati e si sono fatti indottrinare da “falsi profeti”.

Ci sono anche tanti tentativi di strumentalizzazione che il più delle volte riguardano movimenti politici o sindacali marginali, che stanno cercando di mettersi alla testa del “popolo no-vax” per acquisire un insperato momento di notorietà. Fin qui, tutto abbastanza scontato.

Le cose diventano molto più preoccupanti quando a lisciare il pelo ai no-vax sono partiti di rilevanza nazionale, i cui leader puntano ad occupare la poltrona che attualmente è di Mario Draghi. Ma, almeno a giudicare dai risultati delle recenti elezioni, non sembra che questa strategia si sia rivelata premiante.