giovedì 8 aprile 2021

Quale è il reale livello di rischio del vaccino AstraZeneca?

Le prese di posizione ritardate e talvolta ambigue dell’EMA a proposito del vaccino AstraZeneca hanno fatto storcere il naso a molti. L’opinione pubblica si sarebbe aspettata indicazioni meno contraddittorie e non sono mancate le critiche all’atteggiamento fin qui seguito dall’EMA e dalle autorità sanitarie di molti Paesi europei.

L’EMA non è certamente l’unica responsabile della situazione caotica che si è venuta a creare in Europa. In questo blog ho già discusso in varie occasioni l’incredibile catena di errori (di metodo e di comunicazione) commessi da AstraZeneca durante lo sviluppo del suo vaccino.

Molti in Italia – di fronte ai tanti dubbi ed alle informazioni contraddittorie – non potendo scegliere il tipo di vaccino da farsi inoculare, preferiranno rinunciare alla vaccinazione o la rimanderanno di mesi. Questo atteggiamento potrebbe definitivamente azzerare le residue speranze di raggiungere una sostanziale immunità di gregge in tempi brevi, acuendo i ben noti problemi di carattere economico e sociale.

In questo post cercherò di analizzare, partendo dai numeri, le poche informazioni fino ad oggi disponibili e di rispondere alla domanda: “Quali sono i rischi aggiuntivi che mi assumo se accetto di essere vaccinato con il vaccino AstraZeneca?”.

La risposta ufficiale secondo cui “i benefici sono molto maggiori dei rischi” è vera nella sostanza, ma sostanzialmente inutile, soprattutto se le dichiarazioni arrivano da alti burocrati già tutti rigorosamente vaccinati con il farmaco Pfizer-BioNTech.

Ciascuno di noi percepisce in modo molto diverso il rischio “certo” (anche se molto piccolo) che assume facendosi somministrare il vaccino AstraZeneca ed il rischio molto più alto, ma “incerto” di contrarre una grave forma di Covid-19. Molti potrebbero illudersi di riuscire comunque a proteggersi dal contagio e tenderebbero a rifiutare la vaccinazione con AstraZeneca, sopravvalutandone i rischi.

Altri tipi di risposte del tipo “se sei obeso e viaggi in aereo hai comunque un rischio di trombosi molto più alto rispetto a quello associabile al vaccino AstraZeneca” possono essere catalogate nella italica categoria del “benaltrismo”. Infatti i problemi segnalati per il vaccino AstraZeneca non si riferiscono ad un generico caso di trombosi che – di per sé - è un evento abbastanza comune (in Italia se ne verificano più di 60.000 all’anno). I casi specificamente collegati alla vaccinazione con AstraZeneca si riferiscono a forme di trombosi ben precise e piuttosto rare. Proprio questa caratteristica ha permesso alle Autorità sanitarie tedesche di individuare il fenomeno e di lanciare l’allarme. Se non fossero state forme molto rare, il segnale si sarebbe confuso nel “rumore di fondo” e l’effetto non sarebbe stato evidenziato.

Nel comunicato emesso ieri l’EMA ha specificato di avere esaminato complessivamente 222 casi di queste rare forme di trombosi accadute dopo la somministrazione del vaccino AstraZeneca su un totale di 34 milioni di persone vaccinate. La maggior parte di questi casi hanno riguardato donne di età inferiore ai 60 anni. 
 
EMA afferma anche che, considerando solo le persone di età superiore ai 60 anni, non è stata riscontrata una differenza statisticamente significativa tra i casi verificati tra le persone vaccinate con AstraZeneca e quelle non vaccinate.
 
EMA segnala inoltre che un effetto collaterale del tutto simile a quello riscontrato con il vaccino AstraZeneca è associato all’utilizzo di eparina, un farmaco di uso abbastanza comune, ma al momento non è chiaro se si tratti di una pura coincidenza o se gli effetti siano legati ad un comune meccanismo biologico. 
 
Per confronto, tra i circa 60 milioni di vaccinati con i vaccini ad mRNA (Pfizer e Moderna) i casi di trombosi rare segnalati sono stati solo 40, in proporzione circa 1/10 dei casi segnalati per AstraZeneca. 
 
Non sono riuscito a trovare informazioni dettagliate che descrivano l'incidenza di tali eventi nella popolazione non vaccinata. Secondo quanto riportato in letteratura, l'incidenza tra gli adulti dell'evento più frequentemente associato alla vaccinazione con AstraZeneca (identificato con l'acronimo CVST - cerebral venous sinus thrombosis - trombosi del seno venoso cerebrale) è pari a 3-4 casi annuali per ogni milione di persone. Circa 3/4 dei casi riguardano donne, ma nell'articolo viene segnalato anche che molti casi potrebbero non essere diagnosticati. Se applichiamo questa stima ai 60 milioni di persone che hanno ricevuto un vaccino ad mRNA e consideriamo un periodo di durata pari ad 1 mese, otteniamo un valore compreso tra 15 e 20 casi, non molto distante dai 40 casi complessivi (che includono anche altre rare forme di trombosi diverse rispetto alla CVST) segnalati tra i vaccinati con prodotti mRNA.

Al momento non sono riuscito a trovare dati disaggregati in base all’età ed al genere dei pazienti. Non ho trovato neppure il numero dei decessi che dovrebbe comunque essere percentualmente abbastanza alto, considerato che sono stati segnalati solo casi di elevata gravità.

Partendo dai dati fin qui discussi, possiamo rispondere alla domanda:  "quale rischio ci assumiamo quando riceviamo il vaccino AstraZeneca?". EMA non fornisce stima quantitative e si limita ad ammettere che il numero di eventi trombotici rari riscontrati nella popolazione non vaccinata è significativamente inferiore rispetto a quelli trovati tra i vaccinati con AstraZeneca. Adottando come riferimento i casi segnalati tra coloro che hanno ricevuto un vaccino ad mRNA, ricaviamo che l’incremento di rischio associato alla vaccinazione con AstraZeneca è pari a circa 0,6 casi per ogni 100.000 vaccinati.

Usando questa stima e supponendo che – nel corso dell’intera campagna vaccinale - in Trentino 150.000 persone ricevano il vaccino AstraZeneca, ci aspettiamo di osservare mediamente 1 caso. Trattandosi di “eventi rari”, dobbiamo tener conto delle fluttuazioni statistiche attese: adottando un intervallo di confidenza pari al 95%, molto grossolanamente potremmo aspettarci tra 0 e 3 casi. Non è detto che tutti questi casi siano letali, ma vale la pena di ricordare che siamo più o meno sul livello dei decessi per Covid-19 che misuriamo giornalmente in Trentino durante questo inizio di primavera 2021.

Riassumendo, la stima dei casi di trombosi rare (non necessariamente mortali) che si potrebbero registrare in Trentino come effetto collaterale della vaccinazione con AstraZeneca è confrontabile con l’attuale livello dei decessi di 1 solo giorno causati dalla Covid-19. Decessi – lo ricordo – che incidono pesantemente sui 70-enni fin qui largamente esclusi dalle vaccinazioni. Questo è – in termini quantitativi – il significato della frase “i benefici sono nettamente maggiori dei rischi.

Nel frattempo siamo in un classico cul de sac. La fascia d’età dei possibili vaccinandi a cui somministrare AstraZeneca si è enormemente ristretta e molte persone over-60 saranno tentate di rifiutare il vaccino anglo-svedese, in attesa di ricevere, magari tra qualche mese, il vaccino Pfizer BioNTech o Moderna.

Il rischio vero è quello di prolungare oltre ogni ragionevole limite la situazione di criticità dei nostri ospedali, acuendo l’assurdo contrasto "giovani" contro "anziani". Fin dall’inizio della pandemia sono stati numerosi i giovani che hanno considerato la Covid-19 “un problema dei vecchi”. Adesso, oltre a dire agli anziani: “se avete paura del contagio, chiudetevi in casa e lasciateci vivere” toglieranno agli anziani l’agognato vaccino Pfizer che non è privo di effetti collaterali, ma ha comunque dimostrato un’efficacia superiore rispetto al vaccino AstraZeneca. 
 
Insomma, al disastro sanitario ed economico, rischiamo di aggiungere un vero e proprio conflitto generazionale.

4 commenti:

  1. Coronavirus e vaccinazioni: ecco le indicazioni della task force
    www.ufficiostampa.provincia.tn.it

    A seguito della circolare del Ministero della Salute pervenuta nelle prime ore del mattino e relativa ad ulteriori indicazioni relative alla somministrazione del vaccino AstraZeneca, è stata convocata D'URGENZA la Task Force provinciale che, in attesa di nuove determinazioni congiunte che scaturiranno dal confronto previsto nelle prossime ore fra Stato e Regioni, ritiene opportuno comunicare quanto segue:

    1. chi ha ricevuto la prima dose con AstraZeneca, indipendentemente dall'età, POTRA' effettuare la seconda dose con il medesimo vaccino;

    2. chi ha più di 60 anni, effettua le vaccinazioni con le modalità già programmate;

    3. si consiglia di attendere le indicazioni che perverranno nei prossimi giorni prima di prenotare ulteriori vaccinazioni con Astra Zenca SOTTO I 60 ANNI (nati nel 1962 e successivi);

    4. le vaccinazioni con Astra Zeneca prenotate per questi giorni a persone sotto i 60 anni dovranno essere RICONVERTITE IN DOSI PFIZER. Ove questo non sia possibile le somministrazioni dovranno essere rinviate.

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  2. Vaccini, nuovi criteri APSS, adesso si rischia il caos:
    i medici di base minacciano di sospendere le somministrazioni
    Patrizia Todesco – ladige.it - 8 aprile 2021

    Sono arrabbiati i medici di famiglia e minacciano di non vaccinare più. Sono frastornanti i pazienti che si sono sentiti ripetere per settimane che il trattamento è lo stesso, se si prenota attraverso il Cup o se ci si rivolge ai medici di famiglia in quanto a tutti, nella fascia di età 70-79, avrebbe dovuto essere somministrato il vaccino AstraZeneca.

    E invece così non è. APSS ha cambiato le carte in tavola. La sorpresa è arrivata ieri quando i pazienti della fascia di età 70-74 anni hanno iniziato a prenotarsi attraverso il Cup on line.

    L'appuntamento della seconda dose veniva fissato dopo 21 giorni. Come è possibile?

    Per AstraZeneca è previsto un lasso di tempo tra la prima e la seconda che va dai 60 ai 70 giorni. Presto spiegato il tutto: il vaccino loro riservato in questa fase è Pfizer.

    In un momento in cui rimbalzano continuamente notizie sulla sicurezza di AstraZeneca e considerato che Pfizer consente di avere la seconda dose in 3 settimane (accorciando dunque i tempi in cui si è protetti) perché i pazienti, potendo scegliere, dovrebbero rivolgersi ai medici di medicina generale per il vaccino AstraZeneca? Nella migliore delle ipotesi, chi ora si rivolge al medico di famiglia vedrà fissata la seconda dose dopo la metà di giugno.

    Nicola Paoli, segretario della Cisl Medici: «Ho chiamato il dottor Ferro per chiedergli spiegazioni e mi ha risposto che
    - AstraZeneca lo danno a noi medici
    - nei punti vaccinali usano Pfizer.

    A questo punto NOI SMETTIAMO DI VACCINARE perché ci sentiamo presi in giro e non vogliamo nemmeno perdere la faccia con i nostri pazienti. Abbiamo sempre detto loro che - rivolgendosi i pazienti a noi o al CUP - il vaccino che avrebbero ricevuto sarebbe stato lo stesso, ossia AstraZeneca e invece ora viene fuori che non è più così. Il sistema fa acqua e siamo caduti nel ridicolo. Ovvio che poi le persone non si fidano, non si può dire una cosa e farne un'altra».

    Oltre a questo cambio di rotta poco trasparente dell'Azienda, Paoli fa notare che non c'è coordinamento nemmeno sulle liste di vaccinazione. «Ho sempre chiesto che ci siano liste comuni, ossia che un paziente non si possa iscrivere da noi e anche al Cup on line, altrimenti c'è confusione, ma niente, nulla è stato fatto per migliorare».

    Paoli fa poi presente che molti medici stanno ricevendo i flaconi di AstraZeneca che erano stati precedentemente sequestrati dai NAS a scopo precauzionale. «A me sono arrivati dosi di una dottoressa che dista 120 chilometri dal mio ambulatorio. Come faccio a sapere che questo vaccino è stato sempre correttamente conservato?».

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  3. DUE VOCI DAL SEN FUGGITE

    Franco Locatelli lo ha detto subito: "Al momento si procederà anche con la seconda dose di AstraZeneca a chi lo ha già ricevuto. Né EUTANASIA né FUNERALE di AstraZeneca: è un vaccino assai utile per proteggere dal rischio di sviluppare una patologia grave".

    La scelta di preferire la somministrazione agli over 60 protegge "da quel minimo di rischio legato a quel che sappiamo oggi alla prima dose una popolazione di soggetti per cui abbiamo comunque delle alternative", ha continuato il presidente del Consiglio Superiore di Sanità.

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    Il direttore generale di AIFA, Nicola Magrini, ha aggiunto: "Molti farmaci in commercio hanno effetti collaterali PIU' FREQUENTI E PIU' GRAVI" del vaccino di AstraZeneca.

    "La seconda dose a 12 settimane va confermata nel progredire delle conoscenze. Non ci sono stati casi di trombosi con la seconda dose" ha continuato Magrini.

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