martedì 22 febbraio 2022

Quarta dose per (quasi) tutti? Gli inglesi incominciano dagli over-75

Dal prossimo 1 marzo l'Italia autorizzerà la somministrazione della quarta dose vaccinale per la categoria dei cosiddetti "immunodepressi". Si tratta di persone che hanno un sistema immunitario particolarmente indebolito e mostrano una risposta limitata ai vaccini. A causa delle patologie preesistenti, queste persone hanno un elevato rischio di sviluppare gravi complicanze in caso di contagio. 

La somministrazione di dosi vaccinali addizionali ad intervalli ravvicinati (circa 4 mesi) non è certamente una strategia ottimale (soprattutto non è detto che funzioni veramente per tutti), ma finché la circolazione virale rimarrà elevata i rischi per queste persone sono talmente alti da non lasciare altra scelta.

Israele è stato il primo Paese al Mondo ad autorizzare la somministrazione della quarta dose vaccinale, sia per gli immunodepressi che per le persone sopra i 60 anni. Fino ad oggi Israele ha somministrato circa 720 mila quarte dosi, coprendo con il richiamo addizionale circa il 16% dei circa 4,5 milioni di cittadini che avevano già ricevuto la terza dose. L'iniziativa israeliana sta andando avanti abbastanza a rilento dopo che le analisi sul campo hanno dimostrato che la quarta dose probabilmente aumenta il livello di protezione contro i contagi più gravi (soprattutto per gli anziani che erano stati vaccinati già a fine 2020 e avevano ricevuto la terza dose nel mese di agosto 2021), ma non aumenta la protezione contro qualsiasi forma di contagio (inclusi i cosiddetti contagi paucisintomatici).

L'Inghilterra ha appena annunciato il completo "ritorno alla normalità" che prevede l'imminente abolizione di tutte le restrizioni, incluso l’obbligo di quarantena  per i contagiati. Contemporaneamente ha autorizzato la somministrazione della quarta dose vaccinale non solo alle persone immunodepresse, ma anche ai cittadini di età superiore ai 75 anni.

Per capire meglio il quadro in cui si inseriscono le recenti decisioni inglesi può essere utile vedere l'andamento dei principali indicatori relativi alla pandemia relativi alla cosiddetta "grande Londra" (circa 9 milioni di abitanti) i cui dati anticipano di circa una settimana quelli dell'intera Inghilterra.

Nuovi ricoveri giornalieri nei reparti Covid degli ospedali della Grande Londra

Nuovi ricoveri settimanali nei reparti Covid della Grande Londra, disaggregati per classi d'età

Numero complessivo delle persone ricoverate nei reparti Covid degli ospedali della Grande Londra


Numero di pazienti ricoverati nei reparti Covid di terapia intensiva (solo pazienti intubati) degli ospedali della Grande Londra

Decessi Covid registrati nella Grande Londra in occasione delle 3 ultime ondate pandemiche. Ricordo che in Inghilterra vengono considerati solo i decessi che intervengono entro 4 settimane dalla data del primo tampone positivo. Questo criterio introduce una seria distorsione statistica perché esclude tutta la "coda" dei decessi che avvengono dopo lunghi ricoveri. L'effetto è particolarmente rilevante durante questo mese di febbraio 2022, caratterizzato dalla presenza della fase calante del picco pandemico associato alla variante Omicron

Come si vede dai grafici, l'occupazione complessiva dei reparti Covid è ancora quasi doppia rispetto al livello che si registrava prima dell'arrivo di Omicron, ma il numero dei nuovi ricoveri giornalieri è ormai tornato al livello pre-Omicron. Si osserva un calo significativo dei pazienti intubati, a conferma di una minore gravità media dei contagi indotti da Omicron.

I decessi legati all'arrivo di Omicron sono stati significativamente elevati, anche se decisamente inferiori rispetto a quelli dovuti alla variante Alpha (allora la campagna vaccinale era appena iniziata). Il grosso dei decessi ha riguardato persone sopra i 70 anni d'età. Anche in Inghilterra c'è stata una incidenza dei decessi decisamente più alta tra le persone non vaccinate. 

Alla luce di questi dati si capisce il ragionamento che sta dietro alla linea adottata dalle Autorità inglesi. Non si attuerà più alcuna forma di limitazione dei contagi, contando sul fatto che l'immunità acquisita tramite le vaccinazioni ed i numerosi contagi indotti da Omicron sia sufficiente per mantenere la circolazione virale entro livelli accettabili. Il vaccino è disponibile per tutti: chi lo fa (inclusa la quarta dose per gli over-75, quelli più a rischio di morte) eviterà almeno i contagi più gravi. Chi si ostina a non vaccinarsi, si assumerà i rischi conseguenti.

Gli altri Paesi europei stanno procedendo in ordine sparso, anche se ormai c'è un consenso diffuso sull’opportunità di somministrare la quarta dose agli immunodepressi.

Fino ad oggi, i risultati della sperimentazione sulla quarta dose fatta in Israele non hanno spinto molti altri Paesi ad adottarla su vasta scala (a parte il caso particolare dei pazienti immunodepressi). L'Inghilterra partirà presto con la somministrazione consigliata a tutti gli ultra 75-enni, indipendentemente dalle loro condizioni di salute. La decisione delle Autorità inglesi è strettamente collegata con l'eliminazione dell'obbligo di isolamento per i positivi. In assenza di qualsiasi forma di limitazione della circolazione virale, la quarta dose verrà somministrata ai più anziani nel tentativo di limitare i danni tra le persone a più elevato livello di rischio. 

La decisione di cancellare l'obbligo di isolamento è stata pubblicamente criticata da un folto gruppo di scienziati che la ritengono avventata. Vedremo quali saranno i risultati pratici di questa decisione. Gli inglesi - loro malgrado - si apprestano a diventare le cavie di un grande esperimento sanitario e sociale.

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