lunedì 14 febbraio 2022

Segnalazione da Nature Medicine: i danni cardiaci a lungo termine legati alla Covid-19

Vi segnalo un articolo apparso recentemente su Nature Medicine dove sono stati studiati i danni cardiaci a lungo termine (per un periodo di 12 mesi a partire da 30 giorni dopo il primo tampone positivo) riscontrati tra un campione di oltre 150 mila pazienti che avevano contratto la Covid-19. Il confronto è stato fatto con un ampio gruppo di persone che non avevano contratto la Covid-19 ed ha messo in evidenza una forte incidenza di diversi tipi di disturbo cardiaco.

La figura seguente, tratta dal lavoro citato, mostra di quanto cresca l'incidenza di alcune patologie cardiache. Il dato non è disaggregato in base alla gravità del contagio. Questo punto è discusso nell'articolo, mostrando come l'incidenza sia decisamente più alta per coloro che vengono ospedalizzati.

 

Nel grafico a sinistra è mostrato il rapporto (HR) tra l'incidenza di alcune patologie cardiache tra persone che abbiano contratto la Covid-19 confrontato con persone che non siano state infettate. La linea verticale tratteggiata corrisponde al valore di HR = 1 ovvero alla situazione in cui non ci sia un aumento dell'incidenza. I dati si riferiscono ad un periodo di 12 mesi a partire da 30 giorni dopo il primo tampone positivo. Nel grafico a destra viene mostrato il valore dell'eccesso di incidenza (casi per 1.000 persone) registrato nelle persone guarite dalla Covid-19.

Che uno degli effetti a medio-lungo termine della Covid-19 fosse legato ad una maggiore incidenza di patologie cardiache era noto da tempo, ma questo studio fornisce una analisi quantitativa che ci permette di dare la giusta dimensione al problema. Si tratta di un dato importante perché - giustamente - c'è stata molta attenzione sui possibili effetti avversi delle vaccinazioni, ma quando si valutano tali effetti dobbiamo considerare anche i rischi associati al contagio che - come si capisce leggendo questo articolo - sono particolarmente significativi, soprattutto per chi contrae le forme più gravi della malattia, tali da richiedere un ricovero ospedaliero.

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