venerdì 19 giugno 2020

Indagine ISS sull’epidemia di Covid-19 nelle RSA italiane

L’Istituto Superiore di Sanità ha rilasciato la versione finale dell’indagine relativa all’impatto dell’epidemia di Covid-19 all’interno delle RSA italiane. L’indagine è stata fatta tramite la compilazione di un questionario. L’ISS ha contattato le RSA (3292 in tutta Italia) per via telefonica e non è stato fatta alcune verifica in-situ relativa alla consistenza delle risposte inserite nei questionari. Solo il 41% delle RSA contattate ha compilato il questionario (questa percentuale scende al 29,4% per il Trentino, in pratica hanno risposto solo 15 RSA – con 1189 ospiti al 1 febbraio 2020 – rispetto alle 51 RSA trentine contattate). Il tasso di risposta delle RSA è stato estremamente variabile andando dallo 0% della Basilicata fino al 90,8% delle Marche. Poiché non sappiamo quali siano le RSA del Trentino che hanno risposto, in presenza di una situazione provinciale molto differenziata, non è possibile dedurre se le (poche) risposte ricevute dal Trentino forniscano comunque una rappresentazione statisticamente significativa dell’intero sistema delle RSA provinciali. Con questa doverosa premessa, vediamo quali sono i dati più significativi che emergono dal rapporto.

Rispetto ai decessi fatti registrare a partire dal 1 febbraio, le RSA trentine che hanno risposto al questionario, hanno segnalato complessivamente 99 decessi, ci cui 33 sicuramente positivi al Covid-19 ed altri 54 con sintomi “simil-influenzali”. In termini percentuali, questo significa un tasso di mortalità verificato tramite tampone come Covid-19 pari al 2,7%, mentre i decessi “simil-influenzali” corrispondono ad un tasso di mortalità pari al 3,7%. Per confronto, in Lombardia i due tassi di mortalità sono rispettivamente 1% e 6,5%. La somma dei due tassi (mortalità Covid e simil-Covid) per il Trentino e la Lombardia sono circa uguali e si tratta decisamente del valore più alto d’Italia (media nazionale 0,7% e 3,1%, per una somma pari al 3,8%). Per confronto, la somma dei due tassi di mortalità è pari al 3.1% dell’Alto-Adige, 4,2% dell’Emilia-Romagna, 1,2% del Veneto e 1,3% del Friuli V.G.

Durante la fase acuta dell’epidemia, ciascuna RSA trentina ha mediamente ospedalizzato 3,5 ospiti, un valore lievemente superiore a quello della Lombardia (2,9). Molto più alto il numero medio di ospiti ospedalizzati in altre regioni del Nord-Est (6,3 Veneto, 6,8 Alto-Adige, 9,0 Friuli V.G.).

A fronte di una media nazionale di contagiati tra il personale delle Rsa pari a circa il 21%, Trento (46,7%) e Bolzano (50,0%) mostrano tassi di contagio del personale sensibilmente più elevati (per confronto il Veneto ha registrato una incidenza pari al 16,6%).

Sempre secondo l’indagine ISS, il Trentino registra uno dei valori più bassi in assoluto rispetto alle azioni di formazione del personale delle RSA dedicate alle nuove esigenze generate dall’epidemia. La domanda specifica era. “È stato eseguito un programma di formazione del personale sanitario e di assistenza anche con esercitazioni pratiche specifico per COVID 19? (Corso FAD dell’ISS, video…)”. Il tasso di formazione risulta essere pari al 35,7% (media nazionale 64,9%).

Alla domanda “Viene misurata la temperatura due volte al giorno ai residenti e al personale della struttura? ” ha risposto positivamente solo il 20% delle Rsa trentine, contro una media nazionale pari al 79%.

Ripeto ancora, si tratta delle risposte ad un questionario e solo poche RSA trentine hanno risposto. Il quadro che ne emerge è comunque abbastanza sconcertante e richiederebbe – a parere mio – un serio approfondimento da parte delle Autorità provinciali.



Nessun commento:

Posta un commento