domenica 17 ottobre 2021

Quale è il livello minimo di vaccinazioni oltre il quale è possibile allentare tutte le restrizioni, incluso il green-pass?

Dopo aver verificato che l'introduzione del green-pass sui luoghi di lavoro non ha prodotto il blocco dell'Italia da molti temuto (e da qualcuno sperato), è iniziata una discussione (a mio avviso un po' "lunare") sul livello minimo di vaccinazioni da raggiungere per poter allentare tutte le restrizioni ancora attive in Italia, partendo proprio dal green-pass. Qui di seguito, cercherò di spiegarvi le motivazioni su cui si fonda il mio giudizio di discussione "lunare", ovvero priva di senso e completamente scollegata dalla realtà.

Prima di iniziare a discutere dei numeri, credo che sia utile ricordare quello che sta attualmente succedendo in Gran Bretagna dove 3 mesi fa il Governo decise di eliminare tutte le misure non medicali per il contenimento della circolazione virale (mascherine, distanziamento, limitazioni all'accesso dei locali al chiuso) contando sul grado di copertura del vaccino (e sul tracciamento dei contagi) come arma per la difesa della Salute pubblica. 

Secondo quanto comunicato dall'Ufficio nazionale di statistica, durante la scorsa settimana oltre 1 milione di britannici erano virologicamente positivi, mentre oltre il 92% della popolazione britannica adulta possedeva anticorpi contro il SARS-CoV-2 (perché era stata vaccinata e/o aveva già contratto l'infezione). 

Il forte livello di diffusione del virus in Gran Bretagna suggerisce che la tattica basata unicamente sulla ricerca dell'immunità di gregge (grazie alla combinazione di vaccini e contagi) da sola non funziona e dovrebbe essere accompagnata da adeguate misure di contenimento della circolazione virale.

Un approccio ingenuo al problema potrebbe partire dall'idea che la Gran Bretagna non abbia ancora fatto abbastanza vaccinazioni (attualmente la percentuale di cittadini britannici con almeno 12 anni di età completamente vaccinati è pari al 79%, contro l'81,2% di italiani). Qualcuno (in Italia) ha provato a sparare una cifra, affermando che, una volta arrivati ad almeno un 90% di cittadini completamente vaccinati, si potrebbero eliminare tutte le misure di contenimento non sanitario della circolazione virale, senza correre troppi rischi. 

In realtà, le cose sono un po' più complicate di così. Per capire meglio questo concetto, partiamo dal più semplice modello che viene usato in epidemiologia per stimare il livello minimo di popolazione vaccinata necessario per raggiungere la cosiddetta immunità di gregge, ovvero la condizione nella quale la circolazione virale cala anche se le persone conducono una esistenza del tutto simile a quella che facevano prima dell'arrivo della pandemia.

Il modello è molto semplice, ma - come vedremo più avanti - anche alquanto grossolano. Supponiamo di conoscere dall'indice di trasferimento iniziale del contagio Ro del virus (da non confondere con Rt) ovvero il numero medio di persone che una persona virologicamente positiva riesce mediamente a contagiare prima di guarire, assumendo che tutte le persone intorno a lui siano sensibili al virus e che nessuno adotti precauzioni per il contenimento della circolazione virale. Questa era la situazione che si verificava all'inizio della pandemia, quando c'erano pochissime persone positive, non c'erano i vaccini e la stragrande maggioranza della popolazione mondiale non era mai stata esposta al virus e ne ignorava l'esistenza. 

Supponiamo di vaccinare una certa frazione percentuale 𝛼 della popolazione e che il vaccino abbia una efficacia 𝜂 nel prevenire il contagio. Si verifica facilmente che la percentuale minima di popolazione 𝛼MIN che deve essere vaccinata per raggiungere l'immunità di gregge è pari a:

𝛼MIN = (1 - 1/Ro) / 𝜂

Per la variante Delta del virus SARS-CoV-2, il valore di Ro è pari a circa 6, anche se alcuni stimano un valore fino ad 8. La stima del valore di Ro è stata fatta tenendo conto che la contagiosità della variante  Delta è pari a circa il doppio della contagiosità del ceppo virale originale identificato a Wuhan, per il quale era stato misurato un valore di Ro pari a circa 3. 

Supponendo che l'efficacia del vaccino sia pari al 90% (ovvero 𝜂 = 0,9), si ricava 𝛼MIN = 0,926, ovvero servirebbe vaccinare almeno il 92,6% della popolazione. Ovviamente, se invece di Ro = 6, assumessimo Ro = 8, la percentuale sarebbe ancora più alta (97,2%).

Tale stima riguarda l'intera popolazione, inclusi i minori di anni 12 che - attualmente - non dispongono di vaccini adatti a loro. Per una Paese "vecchio" come l'Italia risulta quindi più facile raggiungere l'immunità di gregge perché la percentuale di under-12 è particolarmente bassa rispetto al complesso della popolazione. Paesi come Israele o l'Irlanda, che hanno una demografia completamente opposta rispetto all'Italia, si trovano in una situazione svantaggiata perché - ammesso e non concesso di riuscire a vaccinare tutti gli over-12 - si troverebbero comunque con una forte componente di cittadini in età pediatrica non vaccinabili che continuerebbero a costituire un forte bacino in grado di garantire la circolazione del virus.

Le valutazione fin qui fatte soffrono di molte limitazioni. Vediamo le principali:

  1. Il concetto di indice di trasferimento del contagio Ro è molto grossolano e non è adatto per rappresentare adeguatamente i diversi meccanismi che sono alla base del trasferimento del virus da una persona all'altra. Ad esempio, bisognerebbe tenere presente che l'età della persona virologicamente positiva influenza pesantemente la possibilità che tale persona ne contagi altre: ci sono numerose pubblicazioni che suggeriscono che i bambini più piccoli siano molto meno contagiosi rispetto agli adulti. Bisogna inoltre ricordare che, se una persona è vaccinata, anche in caso di contagio, è meno contagiosa rispetto agli altri. Dal punto di vista pratico, dovremmo utilizzare un valore di Ro diverso a secondo della composizione demografica e del tasso di vaccinazione della popolazione.
  2. La formula non tiene conto del fatto che tutte le persone che hanno già contratto la Covid-19 possiedono un certo grado di protezione rispetto al contagio, anche se non sono vaccinate.  
  3. Anche i no-vax, nel loro piccolo, possono contribuire all'immunità di gregge, soprattutto se passano le loro giornate in affollate riunioni dove le mascherine sono bandite e molti urlano, negando l'esistenza del virus: condizione ideale per il trasferimento del contagio.
  4. Sappiamo inoltre che il valore dell'efficacia vaccinale 𝜂 cambia moltissimo a seconda del tipo di vaccino, del tipo di contagio considerato (qualsiasi tipo di contagio, contagio sintomatico oppure tale da generare casi gravi), del tempo passato rispetto alla somministrazione del vaccino e della somministrazione dell'eventuale "terza dose". Usare un unico valore di 𝜂 - costante nel tempo - è una approssimazione molto grossolana, se non addirittura arbitraria.
In conclusione, se volessimo fare una stima del target vaccinale da raggiungere per poter abbandonare qualsiasi misura di prevenzione non sanitaria dei contagi, dovremmo sviluppare un modello molto più complicato rispetto alla formuletta che vi ho mostrato sopra. 
 
In linea di principio, non sarebbe particolarmente difficile sviluppare un modello di questo tipo, ma molti dei parametri necessari per farlo funzionare non sono noti o sono conosciuti con un forte margine di errore. Sospetto fortemente che il problema dell'immunità di gregge potrebbe rientrare a pieno titolo tra quei "sistemi complessi" che hanno valso il recente premio Nobel per la Fisica al prof. Parisi.  
 
C'è il serio rischio che un modello alimentato da parametri di entrata poco affidabili produca risultati inattendibili, su cui non sarebbe opportuno basare decisioni di Sanità pubblica.
 
In assenza di una valutazione accurata, ritengo che bisognerebbe evitare di annunciare obiettivi che non hanno una solida base scientifica
 
Forse sarebbe meglio affidarsi ad una valutazione empirica degli impatti della pandemia. In particolare, si potrebbero fissare degli obiettivi di effettivo svuotamento dei reparti Covid degli ospedali italiani, prolungati nel tempo e tali da garantire che, anche se ci fosse in futuro un qualche "ritorno di fiamma" della pandemia, ci sia comunque il tempo di intervenire prima che la situazione diventi nuovamente critica.

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