domenica 30 maggio 2021

La risposta della variante indiana agli anticorpi neutralizzanti

Un gruppo di ricercatori dell'Istituto Pasteur di Parigi ha pubblicato un lavoro, ancora sotto forma di pre-print, nel quale viene analizzata la risposta del ceppo virale indiano (ed in particolare della variante B.1.617.2, quella che sembra essere la più contagiosa ed attualmente circola in Inghilterra) agli anticorpi neutralizzanti presenti nel siero di persone guarite o vaccinate. Lo studio ha considerato anche la risposta del virus ad alcuni anticorpi monoclonali proposti per la cura precoce della Covid-19, ma in questo post vorrei soffermarmi sul tema dei vaccini.

L'analisi è stata condotta confrontando la risposta a 4 ceppi virali: D614G, il ceppo pre-variante inglese e quelli relativi alle varianti inglese (B.1.1.7), sudafricana (B.1.351) e indiana (B.1.617.2). Questo tipo di studi va letto ricordando che il grado di protezione rispetto al contagio non dipende linearmente dalla capacità neutralizzante degli anticorpi presenti nel siero. Ciò premesso, ci aspettiamo che - almeno in prima approssimazione - un maggiore livello di capacità neutralizzante corrisponda ad un più elevato grado di protezione.

Il risultato evidenziato dai ricercatori francesi è che la capacità neutralizzante per chi ha già contratto la Covid-19 oppure per chi ha ricevuto due dosi del vaccino Pfizer-BioNTech è da 3 a 6 volte minore rispetto a quella che si misura per la variante inglese. La capacità neutralizzante osservata per la variante indiana è comunque più alta rispetto a quella misurata  per la variante sudafricana (B.1.351).

Per quanto riguarda i vaccinati con una sola dose di AstraZeneca, si osserva una capacità  neutralizzante molto limitata. Lo studio non fornisce dati per chi ha ricevuto entrambe le dosi di AstraZeneca, né per chi ha ricevuto una sola dose di Pfizer-BioNTech.

Alcuni dati sperimentali inclusi nello studio fatto presso l'Istituto Pasteur. Sopra (lettera c) a sinistra be al centro la capacità neutralizzante misurata utilizzando il siero estratto da un campione di persone vaccinate con Pfizer-BioNTech, 8 e 16 settimane dopo la seconda dose. A destra, lo stesso risultato 10 settimane dopo la prima dose di AstraZeneca. In basso (lettera d) percentuale del campione (barre azzurre) che ha dimostrato una capacità neutralizzante superiore rispetto ad una certa soglia definita dagli Autori

I risultati di questo lavoro sembrano andare nella stessa direzione di un primo studio osservazionale che è stato sviluppato recentemente in Inghilterra. La minore risposta agli anticorpi neutralizzanti potrebbe spiegare come mai la variante indiana riesca a contagiare anche un numero significativo di persone che hanno già ricevuto almeno una dose vaccinale.


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