martedì 18 maggio 2021

Una singola dose vaccinale produce anticorpi, ma non per tutti

Un nuovo articolo apparso sotto forma di preprint [1], commentato con una nota su British Journal of Medicine [2] ha riportato i risultati di uno studio osservazionale condotto su 8.517 cittadini britannici per misurare lo sviluppo di anticorpi neutralizzanti per la proteina spike del virus SARS-CoV-2 dopo avere ricevuto una dose di vaccino. I dati riguardano sia il vaccino Pfizer-BioNTech che quello AstraZeneca.

I risultati di questo studio non sono sorprendenti perché era abbondantemente noto che una singola dose vaccinale forniva già una protezione elevata e particolarmente alta per le forme più gravi di Covid-19. L'elemento di novità riguarda lo studio sistematico del livello di anticorpi (lo studio non ha misurato la presenza di cellule T, ovvero la cosiddetta risposta cellulare, come è stato fatto in altri studi [3]). 

In particolare, lo studio ha evidenziato che il 96,4% delle persone che avevano ricevuto uno dei due vaccini aveva sviluppato anticorpi da 28 a 34 giorni dopo la prima dose, salendo al 99,1 %  entro 7 - 14 giorni dalla seconda dose. 

I tassi di sieropositività e i livelli di picco degli anticorpi sono aumentati più rapidamente dopo la prima dose del vaccino Pfizer-BioNTech (89,3%) rispetto ad AstraZeneca (66,3%) da 14 a 20 giorni, ma sono diventati equivalenti per entrambi i vaccini entro 4 settimane.

L'articolo riporta un dato molto significativo: dopo la prima dose ci sono forti disparità nel livello di anticorpi trovati nelle persone vaccinate. Il livello di anticorpi è decisamente più basso per le persone più avanti con gli anni. Nei soggetti di età compresa tra 65 e 79 anni che avevano ricevuto una sola dose, sono stati osservati livelli di anticorpi inferiori negli uomini e nelle persone con una condizione di patologia cronica tra cui diabete, malattie cardiovascolari o anamnesi di cancro, in particolare quelli con carcinoma ematologico piuttosto che di organo solido e quelli attualmente in terapia immunosoppressiva. 

Per i pazienti oncologici il nuovo studio conferma quanto già evidenziato da precedenti pubblicazioni [5].

La buona notizia è che le disparità non persistevano dopo una seconda dose, con titoli anticorpali elevati (≥ 250 U/ml) osservati per quasi tutte le persone di tutte le età, dati demografici e gruppi clinici.

In estrema sintesi, questo lavoro conferma che la copertura ottimale si ottiene solo con la seconda dose vaccinale. Questo vale soprattutto per le persone anziane o affette da particolari patologie. A conferma del fatto che il prolungamento del tempo di somministrazione della seconda dose è una strategia che ha un senso solo quando le poche dosi disponibili si suddividono tra categorie di persone che corrono lo stesso livello di rischio. Non a caso un recente lavoro (spesso citato a sproposito da taluni "esperti" italiani) che ha analizzato con un modello matematico l'impatto delle strategie di rinvio della seconda dose vaccinale, suggerisce di applicare il rinvio solo alle persone di età inferiore ai 65 anni ed in buone condizioni generali di salute [4]. 
 
Rimandare la seconda dose vaccinale destinata ad una persona anziana o fragile per darla a una persona giovane in buona salute, servirà solo per emettere un "Green Pass" in più, ma esporrà la persona anziana o fragile ad un rischio che si sarebbe dovuto evitare.

Referenze:

  1. M. Shrotri, et al.,"Spike-antibody responses following first and second doses of ChAdOx1 and BNT162b2 vaccines by age, gender, and clinical factors - a prospective community cohort study (Virus Watch)". MedRxiv preprint (2021) www.medrxiv.org/content/10.1101/2021.05.12.21257102v2.
  2. G. Iacobucci, "Covid-19: Most UK adults had antibodies after one dose of AstraZeneca or Pfizer vaccine, data suggest", BMJ 2021;373:n1274 https://doi.org/10.1136/bmj.n1274
  3. H. Parry, et al. "Extended interval BNT162b2 vaccination enhances peak antibody generation in older people", MedRxiv preprint (2021) https://doi.org/10.1101/2021.05.15.21257017
  4. Santiago Romero-Brufau, et al.,"Public health impact of delaying second dose of BNT162b2 or mRNA-1273 covid-19 vaccine: simulation agent based modeling study", BMJ (2021); 373:n1087 https://doi.org/10.1136/bmj.n1087 
  5. Leticia Monin, et al. "Safety and immunogenicity of one versus two doses of the COVID-19 vaccine BNT162b2 for patients with cancer: interim analysis of a prospective observational study", The Lancet Oncology, April 27, 2021, https://doi.org/10.1016/S1470-2045(21)00213-8

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1 commento:

  1. Linfociti T, una scoperta apre la strada ai nuovi vaccini anti-Covid

    Lo studio pubblicato dalla rivista Science è analizzato oggi dal report infettivologico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore che spiega il “tagliando” contro le varianti


    GIACOMO GALEAZZI - 21 Maggio 2021

    Uno studio pubblicato dalla rivista scientifica “Science” dimostra come la gran parte degli individui guariti dal Covid-19 (93%) abbia «linfociti T diretti contro una regione conservata della proteina Spike, che potrebbe essere modello di ulteriori vaccini».

    I dati forniti dai ricercatori sono analizzati oggi nel report infettivologico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

    https://www.lastampa.it/topnews/primo-piano/2021/05/21/news/linfociti-t-una-scoperta-apre-la-strada-ai-nuovi-vaccini-anti-covid-1.40297733

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