sabato 7 agosto 2021

Draghi, l'andamento dei mercati finanziari e le previsioni di "un celebrato Istituto di ricerca" sulla pandemia

I quotidiani di oggi riportano una sarcastica battuta fatta dal Presidente Draghi a proposito delle previsioni di un possibile aggravamento della pandemia fatte da FBK-IRST durante lo scorso mese di Aprile, quando il Governo decise le prime riaperture. A tamburo battente è arrivata la risposta del responsabile scientifico Dr. Merler che ha ribadito di non aver mai fatto previsioni, ma di essersi limitato a "disegnare possibili scenari".

La discussione mi ricorda un argomento che dovrebbe essere molto familiare al Presidente del Consiglio ovvero le previsioni che si fanno sul futuro andamento dei mercati finanziari. Credo che molti, anche soltanto per curiosità, qualche volta abbiano letto le previsioni sull'andamento di qualche titolo finanziario che si trovano nei siti delle società che si occupano di investimenti. Talvolta i siti riportano una versione "semplificata" delle previsioni, ma se volete ricevere l'informazione completa, dovete pagarla.

C'è una battuta che circola nell'ambiente: "gli unici che riescono a guadagnare con le previsioni finanziarie sono quelli che le producono e le vendono agli altri". Un'altra famosa battuta riguarda la funzione degli economisti (ma si potrebbe adattare anche agli epidemiologi): "domani vi spiegheranno perché oggi non si sono avverate le previsioni che avevano fatto ieri".

Ambedue le battute hanno un solido fondo di verità, soprattutto quando si ha a che fare con previsioni finanziarie basate sulla cosiddetta "analisi tecnica". Se leggete con attenzione le previsioni fatte usando questo tipo di metodologia, spesso alla fine troverete una frase di questo tipo "sulla base della nostra analisi il titolo salirà, ma potrebbe anche scendere" o viceversa. Insomma l'analisi fornisce una possibile indicazione, ma non è mai predittiva. Se poi decidete di fidarvi e di investire i vostri soldi, non lamentatevi se li perderete e soprattutto non prendetevela con chi ha fatto la previsione.

Da un punto di vista matematico, l'analisi tecnica dei mercati finanziari ricorda l'analisi dell'indice di trasferimento del contagio Rt tanto caro agli epidemiologi. In pratica, partendo dai dati del passato, si estrapola l'andamento futuro di una certa funzione utilizzando metodi più o meno sofisticati. In generale, la previsione (o lo scenario come preferisce chiamarlo più correttamente il Dr. Merler) dipende da un consistente numero di assunzioni (alcune esplicite ed altre implicite) che si danno per buone, ma che non sono affatto dimostrate. 

Il problema, come ho ripetuto molte volte in questo blog, è che sia i mercati finanziari sia le pandemie sono, dal punto di vista fisico, un sistema complesso, che, oltre a essere non lineare, è anche fortemente non stazionario. Non è affatto facile analizzare i sistemi complessi e soprattutto bisognerebbe usare un approccio matematico (che oggi può essere supportato efficacemente dall'intelligenza artificiale) molto più sofisticato rispetto alla semplice matematica (vecchia ormai di un secolo) che spesso viene utilizzata per fare "previsioni" sia in finanza che in epidemiologia.

I modelli matematici semplici (inclusi quelli usati per stimare l'indice Rt) servono comunque per farci capire - da un punto di vista qualitativo - il possibile andamento del fenomeno che stiamo studiando, ma non sono utili per fare previsioni, se non a brevissimo termine (pochi secondi per l'andamento di una Borsa, meno di una settimana per una pandemia). 

E quando si disegnano "scenari", ovvero quando si cerca di capire quali siano i limiti estremi entro cui potrebbe evolvere il sistema, bisognerebbe stare molto attenti a come si comunicano i risultati al grande pubblico.

1 commento:

  1. UN'ALTRA POSSIBILE ANALOGIA
    TRA SCENARI EPIDEMICI E SCENARI FINANZIARI

    Un elemento tipico delle bolle speculative è costituito dall'attitudine degli individui a mettere in atto comportamenti imitativi (HERDING behaviour) ispirati all'agire comune e alle prassi maggiormente diffuse tra gli altri investitori.

    Sia nella fase della crescita sia nella fase dello scoppio della bolla, gli operatori di mercato, infatti, tendono a operare scelte di investimento e, rispettivamente, disinvestimento indotte dall'euforia del momento e dalla PAURA diffusa di perdere in pochi istanti l'intero valore dei titoli in portafoglio ("panic selling"), piuttosto che da valutazioni oggettive sulle prospettive di futuri rendimenti.

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