venerdì 20 agosto 2021

Zona bianca, anzi "sbianchettata"

Come ampiamente previsto, i criteri basati sulle ospedalizzazioni che usano, come denominatore, i posti letto "attivabili", sono stati agevolmente aggirati dalle burocrazie sanitarie regionali che hanno "attivato" nuovi posti letto con grande creatività. Posti letto fantasma, ricoveri in terapia intensiva sistematicamente declassificati come ricoveri "ad alta intensità" e velocissime dimissioni dei malati meno gravi, trasferiti in strutture esterne che non sono considerate nelle statistiche ministeriali, hanno permesso di abbassare considerevolmente il valore degli indicatori di rischio, mantenendoli sotto le soglie che avrebbero fatto scattare il passaggio a zona gialla.

Regioni come la Sicilia, che mostrano da giorni situazioni di reale criticità, rimangono magicamente in zona bianca e potranno completare il mese d'agosto senza alcuna di quelle limitazioni che avrebbero potuto turbare il periodo più importante delle vacanze estive. Più che zona "bianca", potremmo dire che sono state classificate come zona "sbianchettata".

A mio avviso, sarebbe stato più serio dichiarare esplicitamente che - per tutto il mese di Agosto - non si sarebbero applicate limitazioni. Si è preferito introdurre questi criteri basati sui ricoveri (che, se fossero stati applicati in modo serio, avrebbero potuto avere molto senso), ma - di fatto - sono diventati solo un incentivo per stimolare le "furbate" della peggiore burocrazia sanitaria. Tutti in zona bianca e pace se gli ospedali non saranno più in grado di garantire la normale funzionalità per la cura di tutte le altre patologie

Questi criteri - così come li stiamo usando - sono solo una presa in giro.

3 commenti:

  1. È più di una presa in giro. È colpa grave. Non si tratta piu di positivi fantasma, si tratta già di ospedalizzazioni quindi situazioni piu critiche e in tempistica piu in ritardo (contagio-ev.sintomi-ev. diagnosi-ev.ospedale), alla prossima ondata seria si rischiano di prendere misure quando è tutto scappato dalla stalla. La sicilia è
    scesa nelle TI per una declassificazione in alta intensita o per la miracolosa attivazione di 194 (!!!) posti in TI che dicevano?. Le regioni hanno voluto inserire queste regole per la classificazione e con i vaccini ci sta. Ma le regole siano rispettate.

    RispondiElimina
  2. "LADDOVE POSSIBILE"...

    Si avvicina il 13 settembre 2021, con il rientro a scuola di 65 mila studenti trentini. 25mila solo quelli delle scuole superiori.

    Rispetto a un anno fa, il 50% dei ragazzi tra 12 e 18 anni ha ricevuto almeno una dose di vaccino.

    Ma ci sono circa 220 classi in meno. Proprio oggi la Provincia autonoma di Trento ha sancito l'innesto di altri 70 insegnanti e di 50 ausiliari amministrativi.

    Cambia, inoltre, la normativa nelle classi. Poche, comunque, quelle con un totale di 24 o 25 alunni: lo chiarisce il direttore del Dipartimento Istruzione provinciale, Roberto Ceccato: "La norma non fa più riferimento alle cosiddette 'rime buccali' (ovvero, la distanza tra le bocche degli studenti, ndr). Dice che VA MANTENUTO il metro di distanza laddove possibile".

    Per Ceccato il problema non è nel maggior numero di studenti per aula: "Se hai una classe numerosa - sottolinea il dirigente - ma hai un'aula da 80 metri quadrati, il problema non si pone".

    (da rainews.it/tgr/trento)

    RispondiElimina
  3. Posti letto A COMPARSA e terapie intensive senza personale: così le Regioni evitano la zona gialla

    Mentre si continua a discutere sull’applicazione del green pass, stiamo assistendo a un giornaliero balletto dei numeri comunicati da alcune regioni in merito ai posti letto in area medica e in terapia intensiva. L’obiettivo è uno e uno solo: trovare un modo PER AGGIRARE LE REGOLE per passare da zona bianca a zona gialla.

    Adriano Biondi – fanpage.it – 19 agosto 2021

    Ci sono pochi dubbi sul fatto che la questione green pass sia stata gestita male fin dall'inizio dalle istituzioni sanitarie e soprattutto dal Governo, che hanno caricato di aspettativa l'introduzione di uno strumento che può funzionare solo come parte di un sistema di gestione e contenimento, non come panacea di ogni male e men che meno come garanzia per il ritorno alla normalità. Il dibattito di questi giorni, oltre ad aver enfatizzato la consistenza del dissenso radicale (i "no-vax duri e puri" sono POCHE DECINE DI MIGLIAIA e la risposta degli italiani alla campagna vaccinale è stata eccellente, come testimoniano anche i dati sull'adesione dei giovanissimi), ha risentito molto di questa impostazione e ha radicalizzato le posizioni su un tema molto delicato, che in realtà riguarda la salute pubblica e lo Stato di diritto, o meglio il modo in cui gli strumenti della democrazia ci consentono di aver cura della comunità senza cedere di un millimetro sul piano delle garanzie costituzionali.

    Il vero problema è che la confusione sul green pass riflette l'impreparazione delle autorità (e dei cittadini) all'arrivo inevitabile di una nuova ondata, anticipato ancora una volta dalle notizie che arrivano da Israele, dagli USA e in parte da Francia e Germania. Possiamo discutere delle modalità di applicazione del green pass sui luoghi di lavoro, in particolare nei settori scuola e trasporti pubblici, ma dobbiamo tenere presente che la dominanza della variante Delta sta aprendo UN NUOVO ORDINE DI PROBLEMI, in grado di sovvertire completamente calcoli e ragionamenti. Il rischio è di arrivare nuovamente impreparati, per giunta con strumenti che hanno già mostrato la loro inadeguatezza (l'incapacità di tracciare e isolare, ad esempio) o che abbiamo svuotato di senso e valore in preda all'euforia estiva, come il sistema a "colori".

    Come noto, infatti, alla fine di luglio con il decreto n.105 il governo ha cambiato i parametri per determinare il “colore” delle Regioni. Per restare in zona bianca è necessario che l’incidenza settimanale si mantenga sotto i 50 casi per 100mila abitanti oppure che si verifichi una soltanto delle seguenti condizioni: o il tasso di occupazione dei posti letto in area medica per pazienti affetti da Covid-19 è uguale o inferiore al 15 per cento, oppure il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva per pazienti affetti da Covid-19 è uguale o inferiore al 10 per cento di quelli comunicati alla Cabina di regia del ministero della Salute.

    In altre parole, l’indicatore principale (anche per i passaggi da arancione a rossa) diventa la resilienza del sistema sanitario regionale. Con una simile modifica le Regioni speravano di evitare chiusure e restrizioni, sottovalutando però la relazione causale fra crescita dei contagi, ricoveri e ingressi in terapia intensiva che resta strettissima, al netto degli effetti della vaccinazione.

    RispondiElimina