martedì 7 aprile 2020

Quando ne usciremo? Ah saperlo!

Oggi vorrei affrontare il tema della cosiddetta Fase 2, ovvero l’uscita sia pur graduale dalla fase emergenziale acuta per tornare ad un ritmo di vita il più possibile normale. Molti degli argomenti che affronterò sono stati già affrontati in post precedenti. Per evitare di appesantire troppo il testo ho inserito specifici rimandi a post precedenti in modo da consentire, a chi lo voglia, di fare i necessari approfondimenti. Vi invito anche a notare le date di questi post che spesso hanno anticipato discussioni che, molti giorni dopo, hanno attirato l’attenzione dell’opinione pubblica. Ve lo faccio notare non per misera vanità personale. Io non mi sono inventato nulla di originale: mi sono semplicemente limitato a leggere la letteratura scientifica, cercando di imparare da chi ne sapeva più di me. Purtroppo, negli stessi giorni, abbiamo sentito troppo spesso persone a cui erano state affidate grandi responsabilità ripeterci concetti sbagliati, con un atteggiamento molto burocratico che di scientifico aveva ben poco.
  
Un autorevole psicologo in questi giorni ha fatto notare come la cacofonia comunicazionale a proposito dei tempi della ripresa generi ansia e possa complicare una situazione sociale già piuttosto compromessa. Giusta osservazione, e proprio per questo io non proverò neppure a darvi specifiche date. Cercherò invece di convincervi che quello che succederà nei prossimi mesi dipenderà strettamente dai comportamenti di ciascuno di noi e dalle azioni dei nostri decisori politici. Insomma la partita è tutta da giocare. Io spero solo di aiutarvi a capire quali siano le regole del gioco.

Il tema della gestione della fase calante dell’epidemia era stato già discusso lo scorso 23 marzo, più o meno quando, col senno di poi, abbiamo localizzato il massimo dei nuovi contagi giornalieri. Tutta la partita si gioca sull'effettiva capacità di portare la probabilità di trasmissione del contagio, il famoso R0, a valori non solo minori di uno, ma il più possibile vicini a zero. Paradossalmente, se R0 si mantenesse prossimo ad uno, invece di una discesa vedremmo una sorta di plateau dei nuovi contagi e, nel caso peggiore, un nuovo incremento. Ovviamente bisogna guardare le cose su una prospettiva temporale abbastanza lunga. Dopo quasi due mesi di epidemia mi tocca ancora leggere  titoli del tipo “Oggi i contagi si sono dimezzati rispetto a ieri!” che sono una colossale sciocchezza. Comunque se vogliamo che l’epidemia proceda sollecitamente verso l’estinzione abbiamo a disposizione alcuni strumenti che tutti abbiamo imparato a conoscere. In particolare servono:

  1. L’individuazione rapida e puntuale, tramite test, dei contagiati anche asintomatici, a cominciare dalle persone che svolgono funzioni critiche (sanità, RSA) o sono a stretto contatto con il pubblico.
  2. Il cosiddetto “distanziamento sociale” che altro non è che una terribile espressione dei burocrati per dirci di stare a casa il più possibile (almeno per chi può permetterselo) e, se proprio dobbiamo uscire, mantenere le distanze di sicurezza.
  3. L’uso di presidi di protezione individuale che vanno dalle semplici mascherine chirurgiche per i cittadini che escono a far la spesa, fino alle dotazioni più sofisticate per chi è a stretto contatti con i malati.

A questi strumenti dobbiamo aggiungere:

  1. Un vasto programma di indagini sierologiche per individuare le persone che sono già stati contagiate (magari inconsapevolmente perché asintomatiche) e che hanno acquisito una immunità al virus (ancora non sappiamo se di lungo periodo).
  2. Un efficace sistema di tracciamento dei movimenti di tutti noi che si sarà essenziale per evitare ulteriori ondate dell’epidemia.
Come dicevo prima, queste non sono mie personalissime opinioni: ci sono ampi riscontri nella letteratura scientifica che ha analizzato le precedenti esperienze della Cina e, soprattutto, della Corea del Sud. Ci sono anche in rete numerosi interessanti analisi dedicate al confronto tra le scelte adottate in questi due Paesi e nelle Nazioni occidentali. Sono confronti molto istruttivi anche se, a quanto pare, è sempre difficile avere l’umiltà di imparare da chi ha fatto meglio di noi.

Durante questi giorni sentiamo spesso le Autorità politiche ripetere continuamente a noi cittadini (sudditi) di non uscire di casa e di usare sempre le mascherine (che ancora non ci sono). Nei miei post io ho sempre sostenuto fortemente queste pratiche e non vorrei generare equivoci. Semplicemente vorrei ricordare a taluni politici che ci minacciano con multe ed altre terribili rappresaglie che il loro (giusto) invito sarebbe più credibile se, tanto per cominciare, ci avessero chiesto scusa per i loro errori, l’impreparazione, le omissioni e le cialtronerie che sono state la causa principale della terribile sequenza di fatti a cui abbiamo fin qui assistito. Stare in casa e indossare le mascherine oggi è importantissimo, ma serve solo a non aggiungere ulteriori danni a quelli che stiamo già patendo.

Supponiamo che d’ora in avanti tutto proceda per il meglio, gli errori del passato non si ripetano e con l’aiuto di tutti si riesca finalmente ad arrivare a R0 = 0. Tutto finito? Purtroppo mi spiace deludervi, ma non è così. Tanto per cominciare, prima di cantar vittoria, bisognerà aspettare che non si verifichino nuovi contagi per un tempo che sia almeno doppio rispetto al tempo di incubazione. Nel caso del Covid-19 ci vorrà almeno un mese senza nuovi casi per poter parlare di estinzione dell’epidemia iniziale. Inoltre, man mano che ci avvicineremo a R0 = 0 diventeranno sempre più rilevanti i cosiddetti “contagi di ritorno”. Non possiamo pensare di riprendere una vita “normale” con ciascuno di noi asserragliato nel suo paesello. L’aumento della mobilità delle persone ci esporrà fatalmente al rischio che persone contagiate, magari asintomatiche, possano riportare il virus in Italia tornando da Paesi dove la Pandemia non è stata ancora debellata. La Cina ha esportato il virus nel Mondo e adesso è alto rischio perché il Mondo glielo sta restituendo. Si rischia dunque di generare una sorta di tragico ping-pong con il Covid-19 che rimbalza da un paese all’altro.

Come si combatte la possibilità del contagio di ritorno? Paradossalmente facendo nei prossimi mesi quello che si sarebbe dovuto fare nello scorso gennaio, quando in Lombardia esplodevano i casi di polmonite virale, ma non erano ancora stati riconosciuti come Covid-19. Servono le quarantene per coloro che vengono da fuori e serve un attento monitoraggio di tutti i casi sospetti. I sistemi di tracciamento delle persone dovranno essere applicati su vasta scala e appena un possibile focolaio venisse individuato bisognerà applicare subito il protocollo “Vò Euganeo” per eradicarlo. Sarà un battaglia lunga, ma col Covid-19 si potrà anche convivere, ammesso che nel frattempo si applichino strategie specifiche per salvaguardare le persone più vulnerabili (a cominciare da ospedali ed RSA). Intanto, sarà importante fare al più presto una vasta campagna di indagini sierologiche per capire cosa sia effettivamente successo e per capire chi sono coloro che, almeno a breve, saranno immuni al Covid-19. Altrettanto importanti saranno le indagini demografiche per avere stime più attendibili dei veri danni causati dall’epidemia.

In altre parole, per un po’ di tempo, dovremo stare molto attenti a ciò che faremo, procedendo con la necessaria gradualità e sperando che l’onnipresente burocrazia italica non si metta di traverso facendo troppi danni.

E nel medio-lungo periodo cosa possiamo dire? Purtroppo oggi gli esperti non sono in grado di dirci se l’immunità acquisita con il contagio sia permanente o dia protezione solo per un certo numero di mesi. Se le politiche di rapida estinzione dei focolai di ritorno dovessero fallire non possiamo escludere la possibilità di una nuova massiccia ondata di Covid-19 durante il prossimo inverno. Solo aspettando, potremo verificare come andranno effettivamente le cose. Nel frattempo speriamo che arrivi velocemente un vaccino efficace a toglierci le castagne dal fuoco.

Per approfondimenti:

1 commento:

  1. grazie per le sue interessanti riflessioni formulate con un linguaggio comprensibile ai più. Peccato non conoscere sufficientemente la lingua inglese per leggere i riferimenti agli articoli che lei cita.
    saluti cristina simoncelli

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