giovedì 26 marzo 2020

Aggiornamento: contiamo veramente tutti i decessi da Coronavirus?

© Cancelli & Foresti, 2020
 
La risposta è "certamente no" e questa affermazione viene confermata da un interessante studio curato da Claudio Cancelli e Luca Foresti che è descritto nella edizione odierna del Corriere della Sera. Gli Autori, entrambi fisici di formazione, hanno effetuato una analisi della mortalità registrata nel Comune di Nembro (BG) in questo primo scorcio d’anno confrontandola con l’andamento degli anni precedenti. Il succo del discorso è riassunto nella figura mostrata sopra. Si vede che l’andamento dei decessi registrato quest’anno (linea rossa) presenta un grande picco che si distacca nettamente rispetto all’andamento degli anni precedenti (linea blu). Ufficialmente, nello stesso periodo, sono state registrate un certo numero di morti da Coronavirus che sono mostrate dalla linea gialla. I valori registrati dalla linea gialla sono sistematicamente inferiori rispetto al picco evidenziato dalla linea rossa. Questo andamento conferma quanto si diceva da alcuni giorni rispetto ad una anomalia del numero di decessi da Coronavirus registrati nella Bergamasca durante il mese di marzo.

La spiegazione più plausibile è che la situazione di emergenza abbia costretto le Autorità sanitarie a limitare fortemente i ricoveri nelle strutture ospedaliere che erano sottodimensionate rispetto alle effettive esigenze. Molti sono morti in casa, senza neppure un tampone post-mortem e sono sfuggiti alle statistiche. Non aver accertato tutti i possibili contagi è stata una scelta voluta per ingannare l'opinione pubblica oppure è stata una scelta obbligata perché si è preferito usare i pochi test disponibili per i vivi? Sinceramente non saprei rispondere. Sarà compito della Magistratura, a tempo debito e con il necessario distacco, valutare se ci siano state responsabilità di rilevanza penale.

Cancelli & Foresti, partendo dall’analisi dei dati del Comune di Nembro, deducono che il numero di morti da Coronavirus sia stato superiore per circa 4 volte rispetto a quello comunicato ufficialmente dalla Regione Lombardia. Facendo analoghe valutazioni per altre realtà territoriali gli Autori ottengono risultati simili, con un massimo pari a circa 10 per il Comune di Bergamo.

I risultati di questo lavoro rappresentano solo l’inizio di uno studio che bisognerà sviluppare nei prossimi mesi per capire quali siano stati i danni effettivi prodotti dall’epidemia. Bisognerà analizzare una grande massa di dati, cercando di disaggregarli sulla base delle diverse cause di morte. Qui mi limito ad elencare alcuni aspetti che dovranno essere considerati. L’eccesso di morti registrati all’anagrafe rispetto ai decessi accertati come casi di Coronavirus potrebbero, in parte, essere dovuti ad un effetto secondario dell’epidemia. Quante persone hanno rinunciato a presentarsi al pronto soccorso per paura del contagio e magari sono morte per un infarto che, preso per tempo, avrebbe avuto una prognosi non infausta? Quante persone, pur essendosi presentate negli ospedali sono state rimandate a casa senza ricevere la necessaria attenzione?. Medici e infermieri hanno fatto l’impossibile lavorando in condizioni di gravissima emergenza, ma non è sicuro cha abbiano potuto garantire la necessaria qualità delle cure mediche. Una seconda considerazione deriva dal fatto che la riduzione della mobilità personale, avrebbe potuto salvaguardare vite umane, indipendentemente dai problemi legati al contagio. Ad esempio, se estendiamo la valutazione ad un periodo di tempo abbastanza lungo, ci potrebbe essere stata una riduzione dei decessi legati al traffico e all'inquinamento atmosferico. In altre parole, la base da cui misurare il picco potrebbe essere più bassa rispetto alla media degli anni precedenti. Riassumendo, l’ordine di grandezza che ci aspettiamo di trovare è quello indicato nello studio di Cancelli & Foresti, ma questo è solo l’inizio di un lungo e complicato lavoro di analisi dei dati che dovrà essere fatto per molte realtà territoriali del Nord Italia (e speriamo sinceramente di non doverlo estendere ad altre parti del Paese).

Un commento finale sul possibie utilizzo dei dati relativi ai decessi per Coronavirus come una sorta di proxy (sia pure ritardato) per la curva dei contagi reali. Il problema di contare tutti i decessi di persone che siano positive al Coronavirus è stato già discusso in post precedenti. Un piccolo passo per cercare di capire qualcosa di più sarebbe quello di disaggregare il dato dei decessi separando quelli avvenuti presso le strutture ospedaliere, rispetto a quelli avvenuti altrove (abitazioni private, comunità, RSA, ecc.). Quando si disaggregano i dati i valori assoluti si riducono e la distribuzione di Poisson “pesta” sempre di più. Non è detto che i dati disaggregati mostrino un sufficiente rapporto segnale/rumore, ma vale la pena comunque di tentare una analisi più approfondita.

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