mercoledì 31 marzo 2021

Una analisi dei decessi del Trentino

In attesa che la campagna vaccinale riesca finalmente a fornire una adeguata protezione ad anziani e persone fragili, il Trentino conta - fino ad  oggi - circa 1350 decessi causati dalla Covid-19. Sappiamo che questo numero sottostima il dato reale a causa di un numero significativo di decessi che non sono stati inseriti nelle statistiche ufficiali. Durante la prima ondata solo una parte del picco anomalo dei decessi avvenuti nelle RSA trentine era stato effettivamente conteggiato. I dati ISTAT relativi all'intero 2020 mostrano per il Trentino un eccesso di mortalità rispetto alla media dei 5 anni precedenti largamente superiore rispetto ai dati ufficiali dei decessi Covid.

Ciò premesso, osservando i dati dei decessi ufficiali, si possono comunque cogliere alcuni elementi di un certo interesse. La figura seguente mostra che la curva dei decessi (linea rossa) può essere grossolanamente approssimata con 4 segmenti di retta rappresentati dalle linee tratteggiate di colore nero, identificate con le lettere A, B, C e D:

Andamento dei decessi per Covid-19 in Trentino secondo i dati comunicati dalla Provincia Autonoma di Trento (linea rossa). La curva può essere grossolanamente approssimata con 4 linee nere tratteggiate (indicate con le lettere A, B, C e D)
 

Si distinguono 4 diversi andamenti:

  1. Prima ondata (linea A). La linea tratteggiata mostrata in figura ha una pendenza pari a circa 85 decessi settimanali. I decessi hanno iniziato a crescere a ritmo sostenuto nella seconda metà di marzo, ma già a fine aprile si osserva che la curva rossa si allontana dalla linea tratteggiata Sono gli effetti del rigido lockdown introdotto a metà marzo 2020 che, in circa due mesi, ha sostanzialmente azzerato i decessi provocati dalla prima ondata pandemica.
  2. Pausa estiva (linea B). Durante la scorsa estate (quando qualcuno si illudeva che il virus fosse clinicamente morto) il livello dei nuovi decessi è rimasto vicino a 0, producendo un lungo plateau nella curva dei decessi complessivi.
  3. Con l'arrivo della seconda ondata (linea C) il livello dei decessi ha ripreso a salire molto velocemente. Il Trentino, da novembre in poi, è riuscito incredibilmente a rimanere zona gialla (malgrado un livello di contagi che si avvicinava a 1.000 nuovi contagi settimanali per ogni 100.000 abitanti), ma tra la fine di ottobre 2020 e la fine di gennaio 2021 ha contato nuovi lutti causati dalla Covid-19 con un ritmo pressoché costante, pari a circa 60 casi settimanali. 
  4. A fine gennaio, si nota un forte cambio di pendenza (passaggio dalla zona C alla zona D). Molto probabilmente è l'effetto delle vaccinazioni fatte agli ospiti delle RSA che ha ridotto sensibilmente i decessi tra i grandi anziani spesso affetti da una o più co-morbilità. Durante gli ultimi due mesi i decessi sono progrediti con un ritmo pari a circa 16 decessi settimanali, ma - almeno fino ad oggi - non c'è stato l'ulteriore calo dei decessi che sarebbe stato auspicabile. Segno che la vaccinazione delle categorie più a rischio (anziani e giovani fragili) non è progredita con la necessaria velocità, sia per la limitata disponibilità dei vaccini, sia per taluni discutibili criteri che sono stati adottati per la scelta delle persone da vaccinare. Inoltre bisogna tener conto del fatto che la maggiore circolazione della variante inglese potrebbe aver prodotto casi mediamente più gravi, neutralizzando l'effetto della parziale vaccinazione dei trentini di età superiore ai 75 anni che è attualmente in corso.

Complessivamente, da ottobre in poi, i decessi causati dalla pandemia sono stati più del doppio rispetto a quelli registrati durante la prima ondata pandemica. Questo fatto è dovuto alla estensione temporale della seconda ondata pandemica, iniziata ad ottobre e, almeno fino ad oggi, non ancora esaurita (potremmo discutere a lungo se attualmente si debba parlare di "seconda" o "terza" ondata, ma la sostanza delle cose è che i reparti Covid degli ospedali hanno iniziato a riempirsi 6 mesi fa e sono ancora pieni). Il tardivo passaggio in zona rossa avvenuto a marzo (quando i contagi, sia pure molto elevati, erano solo un terzo di quelli di novembre) è una classica "chiusura della stalla a buoi scappati". 

Il ritmo ancora alto delle nuove entrate nei reparti Covid di terapia intensiva dimostra che le criticità del sistema sanitario trentino non sono state ancora risolte. Solo quando il numero delle nuove entrate in terapia intensiva si sarà azzerato e quando, con qualche settimana di ritardo, vedremo un analogo crollo dei decessi, potremo dirci veramente fuori da questa lunghissima ondata pandemica.



 




2 commenti:

  1. Una prevalenza al 100% della variante inglese sui 16 campioni sequenziati. È questo il quadro trentino della studio sulle mutazioni del virus Sars-CoV-2 effettuato da ISS, in una situazione complessiva che a livello nazionale registra l'86,7% di prevalenza della variante britannica.

    In una situazione epidemiologica in miglioramento, ma ancora critica, l'ISS illustra una situazione che alla metà del mese di marzo vede la variante inglese ampiamente imposta a livello nazionale.

    E se da una parte i casi paiono calare, anche se lentamente, il merito è della campagna vaccinale, che gradualmente sta portando all'immunizzazione le fasce più deboli. Nondimeno, nell'analisi sulla prevalenza delle mutazioni, la maggiore trasmissibilità della variante è stimata attorno al 37%.

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  2. IN ATTESA DEI TEST SALIVARI IN TRENTINO...

    L’esperimento della scuola di Bollate (Milano) per restare in presenza
    “Test salivari fai da te a tutti gli studenti. Così proviamo ad anticipare il virus”.

    Simone Bauducco | Il Fatto Quotidiano | 12 aprile 2021

    “L’unico modo per tenere le scuole aperte è prevenire e andare a cercare il virus, questo test potrebbe cambiare la prospettiva del nostro lavoro”. Stefania Giacalone è la dirigente scolastica dell’Istituto di Bollate.

    Da lunedì 12 aprile partirà il piano di sorveglianza attiva promosso dal sindaco Francesco Vassallo e dall’Università degli Studi di Milano. Oltre 2mila kit con un tampone molecolare-salivare. Basta tenere il dispositivo in bocca per 60 secondi “come un lecca lecca” e poi riporlo nella provetta che verrà analizzata nell’arco di 24-36 ore (ENTRO 1.5 GIORNI) dal Laboratorio di Microbiologia dell’Università degli Studi di Milano.

    Un test che in Italia non è ancora stato validato dal Ministero della Salute, ma che è già stato autorizzato in altri Paesi come la Svizzera o al Francia. “L’attendibilità è la stessa del tampone molecolare naso faringeo, ma quello salivare presenta 2 vantaggi significativi – spiega Elisa Borghi dell’Università di Milano – il primo vantaggio è la minor invasività: chiunque può farlo da solo, anche un bambino”. E poi è perfetto per identificare gli asintomatici e i pre-sintomatici: “Cioè quelle persone che hanno già l’infezione, ma che con il tampone naso faringeo non riusciremmo a identificarli perché in saliva l’infezione ARRIVA tra 1 e 3 giorni prima”.

    Il progetto potrà coinvolgere una platea di oltre 2500 tra studenti e docenti e l’adesione è stata molto alta. “In questo momento i minorenni non possono essere vaccinati, dunque l’unica arma che abbiamo è quella di anticipare il virus andando a cercarlo con strumenti come questo” spiega il sindaco Francesco Vassallo che ha promosso l’iniziativa nelle scuole del suo comune.

    L’adesione in diverse scuole è stata del 100% e da lunedì le ricercatrici del laboratorio di microbiologia lavoreranno senza sosta per analizzare in 36 ore oltre duemila campioni. “Abbiamo investito tanto in questo progetto e non ci siamo ancora arrese perché sappiamo che funziona – conclude Valentina Massa, professoressa dell’Università degli Studi di Milano –; in Italia stiamo perdendo tempo, ci serve una risposta perché questo test è stato sdoganato in molti Paesi, quali Francia, Svizzera, Norvegia, Giappone. Eravamo in vantaggio sugli altri Paesi, ma adesso non solo abbiamo perso il vantaggio, ma è incredibile che non possiamo farlo”.

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