giovedì 11 marzo 2021

Se finalmente mandiamo in soffitta l'indice Rt

Oggi è in programma una riunione Stato-Regioni nella quale si dovrebbe discutere del cambio dei parametri adottati per la classificazione del rischio pandemico delle Regioni/PPAA. La proposta era già stata messa sul tavolo subito dopo le feste di fine anno, ma poi era stata cassata a causa della fiera opposizione di molti presidenti di Regione/PA. 

Vedremo se oggi sarà la volta buona e se - finalmente - l'Italia adotterà come soglia per il livello di rischio massimo un parametro analogo a quello utilizzato da ECDC ovvero 250 nuovi contagi settimanali per ogni 100.000 abitanti.

Il Trentino è stato sopra questa soglia quasi ininterrottamente da fine ottobre fino ad oggi ed i risultati, in termini di ricoveri in condizioni critiche e decessi, li conosciamo bene. Attualmente, oltre ad essere ben sopra soglia, abbiamo una tendenza al peggioramento della situazione che non sembra preoccupare più di tanto i nostri decisori politici e sanitari. 

Lo struzzo con la testa nella sabbia, simbolo dell'approccio trentino alla pandemia

I dati sono chiarissimi, ma come ci fa sapere un alto dirigente provinciale "una persona saggia diceva che i dati opportunamente torturati ci possono dire qualsiasi cosa". Verissimo, soprattutto se la tortura consiste nel non fare tutti i tamponi molecolari ed i sequenziamenti  che sarebbero necessari, nell'inventarsi spiegazioni false del tipo "in Trentino i reparti Covid degli ospedali sono pieni perché la popolazione trentina è tra le più anziane d'Italia" o se, come succedeva nel novembre scorso, la gran parte dei contagi sparisce dalle statistiche ufficiali grazie ad una interpretazione "autonoma" delle norme nazionali sull'utilizzo dei tamponi.

4 commenti:

  1. Speriamo davvero che venga adottato il parametro di ECDC: sarebbe già un passo avanti notevole. Ma mi chiedo: in Trentino abbiamo avuto 733 contagi ogni 100.000 abitanti nelle ultime due settimane mentre in Alto Adige 685 casi nello stesso periodo. Però con una grande differenza: i nostri vicini sudtirolesi fanno mediamente 4 o 5 volte più tamponi di noi. Meno tamponi faccio, meno contagi trovo! Questo "dettaglio" viene considerato nei parametri?

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    1. Non ho elementi per rispondere. La tentazione di fare itamponi solo ai sintomatici, oppure di farli senza "mirare" ai contagi (ad esempio, qualche migliaio di tamponi fatti per verificare lo stato virologico dei pompieri volontari) potrebbe essere alta e indurre molte Regioni/PPAA a cercare nuove vie per "abbellire" i dati.

      Ci sono comunque delle verifiche che si possono fare, non solo sul numero assoluto (e sul tipo) di tamponi fatti, ma anche sulle categorie di persone che sono state sottoposte a tampone.

      La soluzione "manettara" sarebbe quella di sbattere in galera chi trucca i dati della pandemia, ma credo che neppure Draghi avrà il coraggio di attuarla.

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    2. Dal 4 al 10 marzo, come ricavo dai dati della Protezione Civile Nazionale, le "persone testate", cioè le non "attualmente infette" sottoposte a tampone sono state, nel Trentino, 3769, delle quali 1935 trovate infette, pari al 51%.
      In Alto Adige, 2209, con 1271 infetti, pari al 58%.
      Nel Veneto, 30436, 9686, 32%.
      In Lombardia, 95832, 31216, 33%.
      In Emilia Romagna, 49441, 19506, 39%
      In Sardegna, 13121, 617, 5%
      Le interpretazioni, però, possono essere varie, anche che a Bolzano vanno a cercare gli infetti con una certa sicurezza, ma non è poi che ne testino moltissimi; a Trento ne cercano di più e con un successo di poco inferiore.
      Nel Trentino, però, restiamo ai vertici per terapie intensive, il doppio della media nazionale rispetto agli attualmente infetti, anche se stranamente siamo da quasi tre settimane ai minimi nazionali per letalità settimanale.

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    3. Attualmente in Italia circa 1/3 dei cittadini ha già fatto almeno un tampone. La percentuale del Trentino è allineata con la media nazionale, mentre per l'Alto Adige sale a circa il 38% (escludendo i cittadini che hanno partecipato allo screening di massa di novembre).

      Il dato della Protezione Civile sulle persone "testate" esclude - a priori - tutti questi cittadini.

      Essendo passato più di un anno dall'inizio della pandemia, sono abbastanza frequenti i casi di persone che abbiano fatto due tamponi - magari a distanza di mesi - a causa di diversi episodi di sospetto contagio. Queste persone sfuggono al conteggio delle persone testate. Se aggiungiamo che c'è una crescente frazione di persone vaccinate che presumibilmente non faranno tamponi nei prossimi mesi, la platea di coloro che - facendo il tampone - possono essere conteggiate come persone "testate" si sta progressivamente restringendo.

      Il parametro delle persone "testate" era stato introdotto dalla Protezione Civile Nazionale durante la scorsa primavera per distinguere i tamponi diagnostici rispetto a quelli fatti per verificare lo stato virologico dei contagiati. Oggi - a mio avviso - questo parametro andrebbe ridefinito (ad esempio, considerando come persone "testate" coloro che non avevano già fatto un tampone nei due mesi precedenti).

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