martedì 3 novembre 2020

Aggiornamento sui ricoveri

In queste ore le Autorità politiche nazionali e regionali stanno discutendo se attivare - finalmente aggiungo io - misure più severe per cercare di contenere la circolazione del virus in analogia a quanto è stato fatto in molti altri Paesi europei. Stato e Regioni/PPAA sono impegnati in una affannosa gara del cerino acceso. Vedo un tentativo un po' grottesco di scaricare su altri le proprie responsabilità e, in ultima istanza, di affidare ai tecnici la responsabilità finale delle decisioni politiche. 

Tremo all'idea che verrà fatta dei numeri forniti dall'Istituto Superiore di Sanità relativi all'indice di propagazione dei contagi mentre uno che se ne intende ha già fatto notare come molte Regioni/PPAA potrebbero essere indotte a "migliorare" i dati per sfuggire ai vincoli che saranno imposti dal nuovo DPCM. Come diceva uno che conosceva bene gli italiani "a pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso ci si indovina".

Alla luce delle discussioni in corso, il dato sui ricoveri ospedalieri assume un particolare rilievo poiché dovrebbe entrare a far parte dell'algoritmo utilizzato per individuare i territori da sottoporre a norme più rigide. Ricordo che il numero dei ricoveri non è - di per sé - un indicatore univoco. A parità di livello di ricoveri bisogna tener conto della effettiva disponibilità di posti letto (e di personale in grado di farli funzionare). Sappiamo che durante l'estate si sono fatte molte chiacchiere, ma la sostanza - soprattutto per quanto riguarda il personale - non è molto diversa rispetto a quella della scorsa primavera. Ci troviamo quindi in una situazione che potrebbe diventare nell'arco di due settimane molto più critica di quanto non sia già adesso.

Per vedere un dato aggiornato sulla percentaule di posti letto occupati a livello delle singole Regioni/PPAA consiglio di consultare il sito dell'Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali. Qui sotto mostro un esempio dei dati relativo alla occupazione delle terapie intensive a livello nazionale ed in Lombardia.

Tratto dal sito dell'Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali

Partiamo dai dati complessivi relativi ad attualmente positivi (punti verdi), totale dei ricoveri Covid (punti blu) e ricoveri in terapia intensiva (punti rossi):




Siamo ormai oltre a 400.000 attualmente positivi e questo vuol dire che quasi il 30% dei tamponi che vengono fatti settimanalmente in Italia servono per garantire almeno un tampone ogni 7 giorni per verificare lo stato virologico di queste persone. Questo ci fa capire che le risorse utilizzate per verificare le condizioni di chi è attualmente positivo assorbono una parte consistente delle nostre capacità diagnostiche. Alla luce di questo fatto è difficile capire se la minore accelerazione registrata rispetto ai nuovi contagi (che si incomincia a vedere in modo molto soft anche sulla crescita degli attualmente positivi) sia reale, o sia dovuta semplicemente alla progressiva riduzione della capacità di individuarli. 

Per quanto riguarda i ricoveri complessivi e quelli in terapia intensiva in particolare (circa il 10% del totale), non vedo tendenze in atto che possano indurci ad una visione più ottimista. Il dato odierno dei ricoveri in terapia intensiva mostra un balzo particolarmente significativo, ma si tratta di un dato giornaliero che potrebbe avere uno scarso significato.

Qui di seguito vi mostro il dato sui ricoveri complessivi suddiviso su base regionale:

Il punto rosso corrisponde al Trentino. La linea tratteggiata corrisponde al valore medio - calcolato su base nazionale - nel rapporto tra persone ricoverate (tutti i reparti Covid, incluse le terapie intensive) ed il numero delle persone attualmente positive. La media nazionale di questo rapporto è pari al 5,6% più o meno costante nell'arco delle ultime settimane. Notiamo però che ci sono quattro Regioni/PPAA che si collocano nettamente sopra la linea tratteggiata: Liguria (12,3%), Trentino (9,4%), Piemonte (9,3%) e Valle D'Aosta (8,9%).

Questa netta differenza può dipendere da due fattori: a) una maggiore presenza di persone anziane all'interno del complesso delle persone attualmente positive (motivazione certamente significativa per la Liguria) oppure una sostanziale sottostima delle persone attualmente positive. Una possibile concausa di tale sottostima potrebbe essere dovuta ad un eccessivo ritardo tra il momento in cui i pazienti risultano positivi al test antigenico rapido e quello in cui viene loro fatto il tampone molecolare di conferma. Soprattutto per i pazienti relativamente giovani e con sintomi modesti basta aspettare almeno una settimana per aumentare significativamente la probabilità che il paziente torni virologicamente negativo. Ed ecco che, in un sol colpo, si risparmia un tampone e si abbelliscono i dati epidemiologici ufficiali. 

NOTA: ringrazio il lettore "Unknown" che quasi ogni giorno mi segnala i (numerosi) refusi contenuti nei miei post

 

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