venerdì 13 novembre 2020

Tempo di esposizione, circolazione del virus e probabilità di contagio

Ieri sera il dr. Ranieri Guerra nel corso di una trasmissione televisiva dedicata alla pandemia ha dichiarato: "c’è un rischio aggiuntivo in quanto è stato scoperto da pochi giorni che il famoso quarto d’ora di contatto con un positivo è da intendersi cumulativo nell’arco di una giornata".

Un lettore mi chiede se ho informazioni specifiche rispetto a questo tema. La notizia proviene dagli Stati Uniti ed, in particolare, fa riferimento ad uno studio dell'agenzia governativa CDC (Centers for Disease Control and Prevention). Ulteriori commenti li potete trovare qui. Il caso descritto nel rapporto è curioso perché si riferisce ad un contagio avvenuto in ambiente carcerario dove è stato possibile ricostruire con precisione i tempi medi di contatto tra un agente penitenziario ed alcuni detenuti positivi. Da un punto di vista statistico faccio notare che l'evento descritto nel rapporto CDC rientra tra quelli che statisticamente vengono definiti "aneddotici" ovvero interessanti, ma non necessariamente generalizzabili.

Possiamo comunque dire che il caso riportato nel rapporto CDC non è sorprendente e casi analoghi sono stati purtroppo verificati frequentemente negli ambienti dove siano presenti numerose persone virologicamente positive (tipicamente i reparti Covid degli ospedali o delle RSA). Se la stessa persona (ad esempio un infermiere o un medico) è esposta durante l'arco della giornata ad un numero rilevante di persone potenzialmente contagiose, quello che conta non è la quantità di virus che riceve dalla singola persona (proporzionale grosso modo al tempo di contatto), ma la quantità di virus complessiva che riceve da tutte le persone positive con cui è stato in contatto. Per evitare il contagio, il sistema immunitario del ricevente dovrà neutralizzare tutti i virus ricevuti, indipendentemente dalla loro origine. Da ciò segue che il tempo di riferimento di 15 minuti considerato come tempo "tipico" necessario per ricevere una quantità di virus abbastanza grande da generare l'infezione non vada calcolata sul singolo contatto, ma sulla somma dei contatti avvenuti nell'arco della giornata.

Per quanto riguarda i cittadini comuni che non frequentano i reparti Covid il problema può diventare rilevante solo quando si muovono all'interno di comunità dove il virus stia circolando con grande intensità (tipicamente le "zone rosse"). Si tratta di un classico fenomeno non-lineare che avevo discusso in un post precedente. Se ci sono in giro poche persone virologicamente positive e se noi riduciamo al minimo il tempo di interazione con gli altri (inclusi amici e familiari non conviventi) la probabilità di contagio è praticamente nulla (ovviamente dipende da anche da altri fattori come l'uso delle mascherine ed il lavaggio delle mani). Tuttavia, quando la densità delle persone virologicamente positive cresce, la possibilità di cumulare nell'arco della giornata i fatidici 15 minuti di esposizione complessiva (o meglio la probabilità di ricevere da più fonti la quantità di virus necessaria per essere contagiati)  diventa molto elevata.

Questo è uno dei motivi per i quali quando si verificano situazioni di forte circolazione del virus le misure in stile "pannicello caldo" servono a poco (solo a salvare la faccia dei decisori politici), ma servono invece lockdown veri.


4 commenti:

  1. Questo significa che la app IMMUNI, se ricordo bene, rilevando solo i contatti diretti tra due persone superiori al quarto d’ora e al di sotto della distanza di sicurezza, non segnala la casistica di esposizioni a rischio di tempo inferiore ma che sommate nelle 24 ore superano il quarto d’ora. Per la individuazione di questi casi sarebbe probabilmente necessaria in ambito IMMUNI una elaborazione centralizzata di molte piú informazioni dovendo il singolo smartphone registrare anche i contatti brevi, diciamo quelli superiori al minuto. Non so onestamente se questo sia possibile sotto il profilo tecnico e fattibile relativamente ai costi.

    Forse la soluzione migliore, in situazione di emergenza, è quella di accettare la geolocalizzazione dei singoli smartphone. In fondo a Google e compagni lasciamo le nostre tracce senza porci particolari problemi. A maggior ragione dovremo lasciarle temporaneamente a disposizione di una Autoritá statale ( con garanzie di rispetto assoluto della privacy) al fine di favorire il bene comune.

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  2. Lo studio dei flussi basato sui dati di Google & Co. permette di studiare i comportamenti di massa che sono fondamentali per capire l'efficacia (ed il rispetto) delle regole che limitano la circolazione delle persone. Questi dati (se sono analizzati nel modo giusto) sono molto più affidabili di certe foto di assembramenti viste sui mezzi di informazione che, in realtà, dicono veramente poco (ad esempio, non sappiamo quale era il livello di affollamento negli stessi posti e nelle identiche condizioni prima dell'introduzione delle misure di parziale limitazione delle attività). L'unico elemento di confronto che abbiamo è il lockdown totale, ovvero deserto ovunque.
    Quanto a IMMUNI, vorrei ricordare che quello dei contagi da sorgenti diverse in un arco di tempo limitato è un caso abbastaza raro (a meno di non muoversi all'interno di una zona rossa dove le persone siano libere di circolare). Più che quello legato ai brevi contatti multipli non conteggiati, il vero problema di IMMUNI è che non l'hanno installata abbastanza utenti e che sovente le Autorità sanitarie regionali buttano i dati di IMMUNI nel cestino.

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  3. Io pensavo al caso in cui una persona entra in un bar e parla con 3 o 4 persone per 5 minuti a persona. Ad un tavolino all'interno di un bar, questa situazione (con persone senza mascherine) è abbastanza normale.

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  4. Nel caso di IMMUNI il problema è che i dati dei contatti sono conservati sul cellulare dei singoli utenti. Se si riducesse il tempo minimo di esposizione necessario per acquisire il dato di un contatto aumenterebbe esponenzialmente il numero dei dati da conservare, specialmente per chi ha una vita molto movimentata (frequenza dei bar inclusa). Anche il successivo incrocio dei dati diventerebbe molto più impegnativo. Non ho numeri precisi, ma temo che si rischierebbe di rendere IMMUNI troppo pesante per molti dei cellulari in circolazione. Questo è un limite che si potrebbe risolvere scaricando i dati dei contatti su grossi server centrali, ma allora addio privacy.

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