mercoledì 27 gennaio 2021

I costi della prima e della seconda ondata in Trentino

La seconda ondata pandemica non si è ancora esaurita, ma possiamo incominciare a fare una prima analisi dei danni provocati sia in termini di ricoveri che di decessi. Ho considerato, in particolare, il numero complessivo dei giorni di degenza nei diversi reparti Covid del Trentino e quello dei decessi. 

Per la prima ondata ho considerato i dati che coprono il periodo 1 marzo - 15 giugno 2020, mentre per il dato - parziale - della seconda ondata ho considerato il periodo 1 ottobre 2020 fino ad oggi. Attualmente l'occupazione dei reparti ospedalieri ha finalmente iniziato a calare, ma solo tra qualche settimana potremo fare un bilancio completo di quanto accaduto durante la seconda ondata.

Data iniziale Data finale Decessi Giorni ricovero in terapia intensiva Giorni ricovero in alta intensità Giorni ricovero nei reparti ordinari Somma dei giorni di ricovero
01/03/20 15/06/20 469 2656 1552 13507 17.715
01/10/20 27/01/21 732 3590 4339 27060 34.989
Aumento % +56% +35% +180% +100% +98%

I numeri sono tratti dal file distribuito da APSS Trento.  Anche se gli ospedali hanno potuto affrontare la seconda ondata potendo disporre di una migliore organizzazione e con protocolli di cura meglio definiti, il Trentino ha pagato un duro prezzo in termini di ricoveri e di decessi, molto più severo rispetto ai livelli della prima ondata. 

Confronto dei ricoveri in terapia intensiva in Trentino ed in Italia (media nazionale) durante la seconda ondata. Si noti la rapida crescita avvenuta in Trentino a partire da fine ottobre, proprio quando i dati ufficiali dei contagi hanno iniziato a perdere di significato a causa delle procedure utilizzate in Trentino per il conteggio dei positivi asintomatici. Nello stesso periodo la maggior parte delle Regioni/PPAA italiane sono state interessate da restrizioni (zona arancio/rossa) mai attuate in Trentino (salvo misure specifiche introdotte a livello di alcuni piccoli comuni che hanno interessato solo poche migliaia di persone)

 
Confronto dei decessi Covid in Trentino ed in Italia (media nazionale) durante la seconda ondata. La risalita osservata durante l'ultima settimana in Trentino è legata al conteggio di una trentina di lutti avvenuti in due RSA durante i mesi di novembre e dicembre, non conteggiati nelle settimane precedenti

I dati, ancora parziali, mostrano un sostanziale raddoppio dei ricoveri sia per quanto riguarda i reparti Covid ordinari, sia per la somma dei ricoveri in terapia intensiva e ad alta intensità. Tra la prima e la seconda ondata si è spostato l'equilibrio tra terapia intensiva ed alta intensità, probabilmente grazie ad un miglioramento delle capacità di cura. 

La differenza tra il numero dei ricoveri è dovuta sostanzialmente ad un raddoppio della durata del picco pandemico passato da circa 30 - 40 giorni (larghezza a metà altezza) della prima ondata a circa 80 giorni nel corso della seconda ondata. Questa maggiore durata dello stato di emergenza sanitaria ha avuto un forte impatto sulla possibilità di curare tutte le altre patologie, costringendo gli ospedali trentini ad un severo rallentamento delle attività ordinarie. Il danno in termini di salute pubblica va quindi oltre ai numeri legati alla pandemia.  

Andamento dei ricoveri nei reparti Covid ordinari (grafico superiore) e somma dei ricoveri nei reparti di terapia intensiva e di alta intensità (grafico inferiore). Il dato della prima ondata è mostrato in rosso, mentre quello della seconda ondata (ancora in corso) è mostrato in blu. Le linee tratteggiate mostrano la larghezza a metà altezza delle diverse distribuzioni. Nel grafico inferiore il valore della larghezza a metà altezza della seconda ondata è ancora indicativo. I due grafici sono stati sovrapposti per migliorare la possibilità di fare un confronto. La scelta della scala orizzontale è arbitraria: il giorno "0" corrisponde al 1 marzo 2020 per la prima ondata e al giorno 8 ottobre per la seconda ondata. In generale, possiamo osservare che la prima ondata è stata caratterizzata da una partenza molto più rapida. A marzo mancavano le mascherine e le persone non erano abituate ad utilizzare le più elementari misure di prevenzione. La seconda ondata, pur partendo in modo assai meno ripido, è stata caratterizzata da una durata circa doppia rispetto alla prima ondata
 

Il numero dei decessi è aumentato, stazionando stabilmente sopra la media nazionale (come si vede nel grafico mostrato sopra). Il fatto che la prima ondata abbia portato via molte persone particolarmente fragili non sembra aver portato ad una particolare riduzione dei decessi durante la seconda ondata, come ci saremmo potuti aspettare sulla base del cosiddetto effetto harvesting (il fatto che l'epidemia inizialmente “miete” molte persone molto fragili, che purtroppo sarebbero comunque morte a breve. Il “raccolto” è più alto quando ci sono in circolazione molte persone fragili, con un sistema immunitario indebolito; una volta "raccolte" queste persone, l'epidemia si calma per un po' fino a che, a causa del naturale processo di invecchiamento, si rende disponibile una nuova “messe” di persone fragili)

Questi numeri ci hanno fatto capire l'inconsistenza delle statistiche ufficiali relative ai contagi e sono anche il frutto della mancata applicazione delle misure restrittive che si sarebbero dovute applicare fin dallo scorso mese di novembre per limitare la circolazione del virus.



2 commenti:

  1. Coronavirus, mezza Italia vede la zona “gialla”, solo 5 Regioni/PPAA in zona “arancio”
    Michele Bocci – repubblica.it - 27 gennaio 2021

    L'Italia da domenica prossima (31 gennaio, san Giovanni Bosco) potrebbe trovarsi con 16 Regioni e Province Autonome in zona “gialla”, cioè 10 in più rispetto a quelle di oggi, altre 4 realtà locali sarebbero in zona “arancio”, e con il dubbio che una sola possa restare “rossa”. La circolazione dell'epidemia si è ridotta, probabilmente grazie alle misure del periodo tra Natale e l’Epifania.
    Nella settimana che verrà presa in considerazione venerdì dalla Cabina di regia, quella dal 18 al 24 gennaio, si osserva un calo nazionale dei casi del 18%. Visto che i dati sono in miglioramento un po' ovunque, come già dimostrato la settimana scorsa quando in base al monitoraggio della Cabina di regia soltanto 3 Regioni e la Provincia di Bolzano avevano dati potenzialmente da zona “arancio”, potrebbe essere imminente una generalizzata diminuzione delle misure.
    Questa “decolorazione” riguarderebbe anche la Lombardia, che per giorni è stata al centro di una polemica con l'ISS e il Ministero alla Salute riguardo ai dati che l'hanno portata in zona rossa il 15 di gennaio (quando aveva un Rt di 1,4) e che la settimana successiva la Regione fatto rettificare, inserendo nuovi dati nel database di ISS.

    La regola sui colori, via via ribadita nei vari Dpcm, prevede che si debba restare 2 settimane in una zona prima di passare a quella con meno restrizioni, sempre che i dati siano per 2 monitoraggi consecutivi compatibili con la nuova classificazione. E così l'Emilia-Romagna, la Calabria e il Veneto, che sono arancioni da venerdì 8 gennaio, diventeranno zone “gialle” se venerdì avranno un Rt inferiore a 1 e un rischio o “basso” o “moderato” (se fosse “alto”, esse non potrebbero essere “decolorate”).

    Ma il 15 gennaio sono diventate “arancio” anche Lazio, Piemonte, Valle d'Aosta, Liguria, Marche, Friuli Venezia Giulia e Abruzzo. Queste Regioni alla fine della settimana saranno rimaste per 14 giorni in quella zona e nel monitoraggio di venerdì scorso già avevano dati da zona “gialla”. Ancora una volta, se i numeri saranno confermati venerdì, potranno tornare nella classificazione con meno restrizioni.

    La Lombardia appare nella stessa situazione: è infatti in zona “arancio” solo da venerdì scorso ma è stata ri-classificata in quel colore anche per la settimana precedente, in base alla rettifica. E quindi se i suoi dati saranno buoni, la Lombardia passerà in zona “gialla”, assieme a Toscana, Molise, Basilicata, Campania e Provincia Autonoma di Trento.

    Poi ci sono Puglia, Umbria e Sardegna, che invece resteranno in zona “arancio” perché l'altra settimana avevano dati compatibili con quella zona. Se anche domani andassero bene, sarebbero solo alla prima settimana con numeri da giallo e dovranno aspettare una seconda settimana.

    Infine, la Provincia di Bolzano e la Sicilia, che al momento si trovano in zona “rossa”. L'altra settimana l’Alto Adige aveva dati da zona “arancio” e la Sicilia aveva dati da zona “gialla”. In base alle regole dettate dal Governo (che non prevedono il passaggio diretto da “rosso” a “giallo”), potrebbero finire entrambe in zona “arancio”. Restano però ancora dubbi su Bolzano, perché ha registrato ancora un incremento significativo dei nuovi positivi che potrebbe mantenerla nella zona “rossa” con i provvedimenti più restrittivi.

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  2. Tra le cose che non capisco di questa pandemia c'è anche la totale assenza di informazioni da parte di tutte le regioni sulle persone non positive che sono poste in quarantena, principalmente per possibili contatti con positivi. Dato che questo dato ha comunque degli effetti sull'economia non sarebbe male venisse periodicamente fornito almeno sotto forma di stima di massima. Capisco che non è un dato richiesto da ISS ma avrebbe comunque un senso capire quante persone sono bloccate in casa in aggiunta ai positivi ufficialmente riconosciuti.

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